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- La recensione

Il Milionario innamorato e venuto dalla strada di Danny Boyle alla conquista di Hollywood: agli Oscar s'impone 'The Millionaire'

The Millionaire
E’ il momento della verità negli studi dello show televisivo in India ‘Chi vuol esser milionario?’. Davanti ad un pubblico sbalordito, e sotto le abbaglianti luci dello studio, il giovane Jamal Malik, che viene dagli slum di Mumbai (Bombay), affronta l’ultima domanda, quella che potrebbe fargli vincere l’esorbitante somma di 20 milioni di rupie. Dopo la vittoria viene arrestato e interrogato. Come ha fatto a rispondere?
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The Millionaire (Slumdog Millionaire)

Regia: Danny Boyle (e Loveleen Tandaan); soggetto: dal romanzo Le dodici domande di Vikas Swarup; sceneggiatura: Simon Beaufoy; fotografia: Anthony Dod Mantle; scenografia: Mark Digby; costumi: Suttirat Anne Larlarb; colonna sonora: A.R. Rahman; montaggio: Chris Dickens; interpreti: Dev Patel (Jamal Malik), Tanay Hemant Chheda (Jamal ragazzo), Ayush Mahesh Khedekar (Jamal bambino), Madhur Mittal (Salim Malik), Ashutosh Lobo Gajiwala (Salim ragazzo), Azharuddin Mohammed Ismail (Salim bambino), Freida Pinto (Latika), Tanvi Ganesh Lonka (Latika ragazza), Rubiana Ali (Latika bambina), Anil Kapoor (Prem Kumar), Irrfan Khan (Ispettore di polizia), Saurabh Shukla (sergente Srinivas), Mahesh Manjrekar (Javed), Ankur Vikal (Maman), Rajendranath Zutshi (regista), Jeneva Talwar (operatore del mixer); produzione: Christian Colson per Celador Films, Film4, Fox Searchlight; origine: Regno Unito – 2008; durata: 120′.

Trama

Una domanda e venti milioni di rupie separano il diciottenne Jamal Malik (Patel) da Latika (Pinto), il suo Primo Amore sin dall’infanzia, mai dimenticato. Dopo averla incontrata, persa, ritrovata e perduta di nuovo Jamal partecipa all’edizione indiana del quiz televisivo ‘Chi vuol essere milionario?’ , che la fanciulla guarda tutte le sere, sognando di evadere dalla sua prigione dorata. L’obiettivo del ragazzo, cresciuto nelle baracche tra i rifiuti,alla periferia di Mumbai (che ha visto morire con i propri occhi la madre, uccisa dai fondamentalisti indù perchè musulmana) è riscattare con la vincita la sua amata, finita sotto la protezione di un potente criminale. La popolarità acquisita da Jamal, l’ascesa vertiginosa e trionfale verso il traguardo, suscitano l’invidia del vanesio conduttore che lo prende in antipatia e decide di boicottarlo; dapprima gli suggerisce la risposta sbagliata, della quale però il ragazzo diffida riuscendo a scegliere quella giusta, poi lo fa arrestare dalla polizia, sospettandolo di truffa: come può un pezzente, privo di istruzione e cultura, conoscere tutte le risposte? Sospettato e torturato inutilmente, Jamal rivela al commissario di polizia la verità: conosce le risposte, perchè esse gli sono state rivelate nel corso della sua incredibile vita, trascorsa col fratello Salim sempre in fuga e sempre alla ricerca di Latika. Il commissario gli crede e lo lascia andare, giusto in tempo per recarsi in trasmissione e rispondere all’ultima domanda. L’argomento è la letteratura, in particolare il nome del terzo moschettiere del celebre romanzo di Alexandre Dumas, che Jamal non conosce. Durante l’infanzia ha sempre visto lui, suo fratello Salim e Latika come i tre moschettieri. Ha ancora un aiuto, la chiamata a casa e lo usa componendo l’unico numero che conosce a memoria, quello del cellulare di suo fratello. Gli risponde Latika, che intanto è riuscita a fuggire dalla residenza del malavitoso proprio grazie a Salim, a causa del quale era stata catturata. Neanche lei conosce il nome del terzo moschettiere, ma ormai è libera e Jamal può dare la risposta a cuor leggero, sapendola in salvo. È quella giusta, Jamal diventa milionario. Apprende dell’eroica morte di Salim e raggiunge Latika nel luogo convenuto: i due si giurano amore eterno, scambiandosi un bacio appassionato. Compare una schermata, come quella del quiz televisivo, con una domanda sul destino di ognuno: si illumina l’opzione che esso sia già scritto. 

Il primo film globale?

Prodotto nel Regno Unito e girato in quella che si appresta a diventare la nuova patria del cinema: l’India. Il cast è quasi interamente composto da attori di questa nazionalità, alcuni non professionisti e la troupe messa a disposizione del regista Danny Boyle (Trainspotting, 28 giorni dopo) si avvale di collaboratori indiani, a partire dall’aiuto regista. La parola Slumdog si riferisce a un ragazzo dei bassifondi ed è un sinonimo di pezzente, poveraccio, in antitesi con la seconda parola del titolo originale Millionaire. Al centro della storia ci sono due canali principali e statici: lo studio televisivo, nel quale si svolge il rituale del quiz, così familiare proprio perchè è un format pressochè identico in ogni parte del mondo e quindi facilmente riconoscibile e il commissariato di polizia, nel quale le domande vengono proposte con lo scopo di conoscere la verità. Da questi due luoghi si dipartono i flashback che ci consentono di conoscere Jamal e la sua vita frenetica: l’infanzia difficile, nella quale dopo la morte della madre i due fratelli Salim e Jamal finiscono in mano al racket dell’elemosina, gestito da uomini senza scrupoli; la fuga, seguita da una vita di espedienti e inganni con i quali derubano gli ingenui turisti, abbagliati dal fascino esotico della penisola indiana e del suo monumento più famoso, il Taj Mahal; il ritorno a Bombay, ribattezzata intanto Mumbai, e la disperata ricerca di Latika. Ritrovare la fanciulla segna irrimediabilmente il destino dei due fratelli: ambizioso e duro il maggiore Salim e onesto fino all’ingenuità il minore Jamal (un novello Candide lo definirebbe Voltaire un Forrest Gump dell’era della globalizzazione, volendo restare nel mondo del Cinema). Il primo si ravvede ma finisce male, mentre il secondo, sempre assistito da una fortuna sfacciata, riesce a realizzare il proprio sogno d’Amore e di riscatto sociale. C’è una morale in tutto ciò? Nel finale veniamo spiazzati ancora una volta: il destino di ognuno di noi è già scritto, una chiosa che sembra contraddire tutto ciò che abbiamo visto.

The Millionaire

 

Il film funziona, proprio perchè la storia è semplice, al contrario della struttura che potrebbe apparire contorta. La macchina da presa segue incessantemente le corse dei protagonisti tra le strade della tentacolare Mumbai, scandite dalla martellante colonna sonora, opera del musicista indiano A.R. Rahman, soffermandosi solo quando la narrazione torna al presente. Ogni rischio appare calcolato alla perfezione, ogni presa di posizione che potrebbe scontentare il pubblico è evitata con maestria: i cattivi sono chiaramente identificabili, così come i buoni e l’unica evoluzione è concessa a Salim, che si dimostra alla fine un alleato dei due innamorati. Negli USA The Millionaire incassa 141 milioni di dollari (facendo la fortuna della Fox Searchlight, che ne acquisisce i diritti di distribuzione dalla Warner Bros) e vince 4 Golden Globe per il film drammatico, la regia, la sceneggiatura e la colonna sonora. Il 22 febbraio 2009, al Kodak Theatre di Los Angeles il film di Boyle arriva con 10 nomination, tre in meno del grande favorito Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher.

Il racconto del redattore

Per la prima volta presenta Hugh Jackman e la cinquina dei finalisti offre, oltre ai due favoriti citati nel paragrafo precedente, film tutti più o meno impegnati. Frost/Nixon il duello di Ron Howard racconta la storica intervista che segnò il definitivo tramonto delle ambizioni politiche dell’ex presidente degli Stati Uniti, ma si deve accontentare di 5 nomination infruttuose; Milk di Gus Van Sant, biografia del primo politico gay dichiarato ad essere eletto negli USA, nel quale Sean Penn fornisce nuovamente prova del suo straordinario talento, intascando il secondo Oscar della sua carriera (premiata è anche la sceneggiatura originale dell’attivista LGBT Dustin Lance Black, mentre altre 6 segnalazioni vanno a vuoto) e The Reader che vede premiata la bravissima Kate Winslet, inconsapevole strumento del male nella Germania nazista. Anche al di fuori dei 5 film finalisti per la statuetta più ambita le opere memorabili non mancano: tralasciando il Woody Allen di Vicky Cristina Barcelona (Oscar da non protagonista per Penelope Cruz), lo struggente Changeling di Clint Eastwood con la coraggiosa madre Angelina Jolie, la cui interpretazione strappa più di un applauso o Rachel sta per sposarsi che consacra il talento della ventiseienne ex Pretty Princess Anne Hathaway, l’omissione più clamorosa riguarda The Wrestler, che candida solo i redivivi Mickey Rourke (vincitore del Golden Globe come attore protagonista in un film drammatico) e Marisa Tomei, mentre ignorata è la toccante canzone di Bruce Spingsteen dal titolo omonimo (comunque vincitrice del Golden Globe). Raccoglie meno di quanto avrebbe meritato l’imponente capolavoro che è Il cavaliere oscuro di Cristopher Nolan che vince solo per il montaggio sonoro e l’impagabile Joker del compianto Heath Ledger, morto prima della cerimonia di premiazione e postumo miglior attore non protagonista dell’anno (in alto il filmato originale della vittoria). La sfida tra il fantasioso e inquietante Il curioso caso di Benjamin Button e The Millionaire vede prevalere il secondo con 8 Oscar (miglior film, regia, sceneggiatura non originale, fotografia, montaggio, sonoro, colonna sonora e canzone) a 3 (miglior trucco, scenografia ed effetti speciali).

 

Il nostro voto

In conclusione su

Danny Boyle sceglie una storia dall’impianto quanto mai classico, dirigendola con mano sicura e usando il suo talento per coinvolgere lo spettatore nella vicenda. I suoi sforzi vengono premiati, forse anche oltre misura, ma The Millionaire ha l’indubbio merito di aprire una panoramica sull’India, che si sta in quel momento avviando a superare la California per la produzione cinematografica, ricordandoci che, pur con le contraddizioni e i dubbi che questo comporta, il centro del mondo si è spostato ad oriente. Decisamente consigliato.

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Danny Boyle sceglie una storia dall’impianto quanto mai classico, dirigendola con mano sicura e usando il suo talento per coinvolgere lo spettatore nella vicenda. I suoi sforzi vengono premiati, forse anche oltre misura, ma The Millionaire ha l’indubbio merito di aprire una panoramica sull’India, che si sta in quel momento avviando a superare la California per la produzione cinematografica, ricordandoci che, pur con le contraddizioni e i dubbi che questo comporta, il centro del mondo si è spostato ad oriente. Decisamente consigliato.

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