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- La recensione

Ron Howard trova la sua consacrazione col film biografico A Beautiful Mind, sul matematico John Nash, interpretato da un Russell Crowe in stato di grazia

A Beautiful Mind
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Brillante laureato in matematica, John Nash (Crowe) entra a Princeton nel 1947 e riesce a definire un modello matematico per i rapporti strategici tra attori sociali (la teoria dei giochi), che gli apre le porte dell’insegnamento al prestigioso Wheeler Institute. Sposa la sua studentessa Alicia (Connelly), collabora col Pentagono per decifrare i codici segreti usati dall’URSS, ma la schizofrenia minala sua mente e gli rovina la vita. Almeno fino al 1994, anno in cui riceve il premio Nobel per l’economia, grazie ai suoi iniziali studi a Princeton.

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A Beautiful Mind (Id.)

Regia: Ron Howard; soggetto: Sylvia Nasar; sceneggiatura: Akiva Goldsman; fotografia (Colore)Roger Deakins; scenografia: Leslie E. Rollins, Wynn Thomas; costumi: Rita Ryack; trucco: Greg Cannom e Colleen Callaghan; colonna sonora: James Horner; montaggio: Mike Hill; interpreti: Russell Crowe (John Nash), Jennifer Connelly (Alicia Larde Nash), Ed Harris (William Parcher). Paul Bettany (Charles Herman), Vivien Cardone (Marcee Herman), Christopher Plummer (dottor Rosen), Adam Goldberg (Richard Sol), Josh Lucas (Martin Hansen), Anthony Rapp (Bender), Jason Gray-Stanford (Nielsen Ainsley), Judd Hirsch (professor Helinger), Austin Pendleton (Thomas King); produzione: Universal Pictures, Dreamworks SKG, Imagine Entertainment; origine: USA – 2001; durata: 135′

Trama

Princeton, 1947. Il diciannovenne John Nash entra nella prestigiosa università, grazie ad una borsa di studio. Il ragazzo ha sporadiche interazioni social, se si esclude il suo compagno di stanza Charles, è infatti ossessionato dal trovare un’idea originale per la sua tesi di dottorato, per distinguersi dalla massa. Riesce nel suo intento, osservando proprio quelli interazioni sociali per lui così rare: da quest’intuizione nasce la tesi che, in sole 27 pagine, mette in discussione la teoria economica di Adam Smith, padre del liberismo sul quale la società americana è fondata, sviluppando la cosiddetta “teoria dei giochi”. Le sue idee gli procurano un posto di ricercatore al MIT di Boston, dove si conferma insigne matematico. Dal 1953, grazie allo spiccato talento di decodificatore, viene assunto dall’esercito americano, affinchè decifri i codici usati dall’Unione Sovietica, per aiutare gli USAa prevalere in epoca di “guerra fredda”. In questo periodo entra in contatto con William Parcher, “eminenza grigia” dell’intelligence che lo assolda per una missione segreta. Contemporaneamente conosce Alicia, studentessa di fisica, che sarà l’amore della sua vita: nonostante le sue ossessioni diventino sempre più assillanti la sposa e i due mettono al mondo un figlio. La vita di Nash viene sconvolta da una terribile scoperta: Charles, Parcher e la nipotina Marsie sono allucinazioni, provocate da una grave forma di schizofrenia. Da quel momento trascorre la vita fra manicomi e ospedali psichiatrici, imbottito di farmaci, con l’unica consolazione della moglie Alicia che decide di restargli accanto. Grazie alla sua forza mentale e ai farmaci riesce a tenere sotto controllo le allucinazioni, tornando perfino ad insegnare all’università di Princeton, che gli offre una cattedra. nel 1994 riceve il premio Nobel per l’economia, proprio grazie a quella tesi giovanile, che intanto ha rivoluzionato il mondo. Dal palco ringrazia Alicia, ma la sua malattia non lo abbandonerà mai. Dovrà conviverci: dalla platea lo applaudono le sue tre allucinazioni.

La follia e l’Amore

Russell Crowe arriva sul set del film pochi giorni dopo aver vinto l’Oscar come miglior attore protagonista per Il Gladiatore. La sfida è notevole: non potrebbe impersonare un uomo più diverso dal virile Massimo: John Nash è un secchione, che vive quasi isolato dal mondo, pieno di complessi e con scarse abilità comunicative e sociali.

Il nostro voto

In conclusione su

Solida e e avvincente biografia, che glissa su alcuni aspetti controversi del matematico premio Nobel (come la sua presunta omosessualità e le dichiarazioni antisemite) per puntare tutto sulle straordinarie capacità mimetiche del protagonista Russell Crowe, credibile in un ruolo che porta avanti dai 19 ai 66 anni del finale. Viene sostenuto nell’impresa da una meravigliosa Jennifer Connelly e dal solito impagabile Ed Harris. Trascinante l’adattamento di Akiva Goldsman, persino capace, grazie al ruolo dell’amico Charles, di rendere intellegibile la schizofrenia da cui Nash era affetto. Basato sul testo biografico di Sylvia Nasar, Il genio dei numeri.

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Solida e e avvincente biografia, che glissa su alcuni aspetti controversi del matematico premio Nobel (come la sua presunta omosessualità e le dichiarazioni antisemite) per puntare tutto sulle straordinarie capacità mimetiche del protagonista Russell Crowe, credibile in un ruolo che porta avanti dai 19 ai 66 anni del finale. Viene sostenuto nell’impresa da una meravigliosa Jennifer Connelly e dal solito impagabile Ed Harris. Trascinante l’adattamento di Akiva Goldsman, persino capace, grazie al ruolo dell’amico Charles, di rendere intellegibile la schizofrenia da cui Nash era affetto. Basato sul testo biografico di Sylvia Nasar, Il genio dei numeri.

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