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Il processo ai Chicago 7: la recensione

Il secondo film del premio Oscar Aaron Sorkin è disponibile in streaming su Netflix dal 16 ottobre: lo abbiamo visto per voi

Il processo ai Chicago 7

Aaron Sorkin è uno sceneggiatore di prim’ordine,senza dubbio uno dei migliori in circolazione. Si cimenta con la regia, lasciando questa volta meno spazio alla verve delle sue battute (un paio davvero memorabili) e mostrando molte immagini di repertorio che aiutano lo spettatore a calarsi nel contesto storico della vicenda. In 130 minuti il ritmo della narrazione di rado cala e il risultato è rilevante,anche grazie ad un cast solido (Frank Langella e Sacha Baron Cohen su tutti). Notevole soprattutto se lo caliamo nell’epoca odierna, dove alcuni dei diritti civili per i quali tanto si è lottato sembrano rimessi in discussione, la solidarietà sociale viene derisa, in nome dell’egoismo e della paura,spesso generati dall’ignoranza.

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Il processo ai Chicago 7 (The Trial of the Chicago 7)

Regia: Aaron Sorkin; soggetto e sceneggiatura: Aaron Sorkin; fotografia: Phedon Papamichael; scenografia: Shane Valentino; costumi: Susan Lyall; trucco: Ray Santoleri, Stephen M. Kelley; colonna sonora: Daniel Pemberton; effetti speciali: Eran Dinur; montaggio:Alan Baumgarten; interpreti: Sacha Baron Cohen (Abbie Hoffman), Yahya Abdul-Mateen II (Bobby Seale), Joseph Gordon Levitt (sostituto procuratore Richard Schultz), Eddie Redmayne (Tom Hayden), Mark Rylance (avv. William Kunstler) , Alex Sharp (Rennie Davis), Jeremy Strong (Jerry Rubin), Michael Keaton (Ramsey Clark), Frank Langella (giudice Julius Hoffman) John Carroll Lynch (avv. David Dellinger), Noah Robbins (Lee Weiner) Daniel Flaherty (John Froines), Ben Shenkman (avv. Leonard Weinglass), Kelvin Harrison Jr. (Fred Hampton), Caitlin FitzGerald (Daphne O’Connor), Alice Kremelberg (Bernadine), J. C. MacKenzie (Thomas Foran) John Doman  (John N. Mitchell), Wayne Duvall (Paul DeLuca), Damian Young (Howard Ackerman),  C. J. Wilson (Scott Scibelli); produzione: Mark Platt, Stuart Besser, Matt Jackson,Tyler Thompson per Mark Platt Productions e Dreamworks Pictures; origine: USA – 2020; durata: 130′.

Trama

Il film comincia con un flashback, intervallato da immagini dell’epoca che aiutano a ricostruire l’America del 1968,funestata da omicidi politici, come quello del reverendo Martin Luther King e di Robert Kennedy,probabile candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti, assassinato come il fratello John Fitzgerald Kennedy,mentre in Vietnam infuria un conflitto insensato che continua a mietere vittime tra i giovani americani. I leader di associazioni studentesche, gli alfieri della controcultura, i manifestanti pacifisti si ritrovano tutti a Chicago ma vengono pestati a sangue e brutalizzati dalla polizia. 1969: Richard Nixon è eletto presidente e vuole trovare dei colpevoli per i fatti di sangue dell’anno precedente. Ordina a John Mitchell di fare pressione sull’ufficio del procuratore perchè metta sotto processo otto attivisti politici,tra i quali il leader delle Pantere Nere Bobby Seale (il quale rimase a Chicago solo tre ore per tenere un discorso,senza partecipare alla protesta) di cospirazione a scopo eversivo. L’accusa viene affidata al sostituto procuratore Richard Schultz, il quale accetta suo malgrado il compito. Giudice della controversia è Julius Hoffman, ultraconservatore e razzista, il quale si mostra subito ostile agli imputati. Nel corso del processo arriva a far imbavagliare e incatenare Bobby Seale: la sua condotta è così apertamente razzista da far annullare il procedimento contro il leader delle Pantere Nere. Restano a fronteggiare il processo-farsa i Chicago Seven. Resta da far deporre uno degli imputati, Tom Hayden, ma una registrazione di un suo comizio potrebbe fare danni: al suo posto sale sul banco dei testimoni Abbie Hoffman: è la scelta giusta. Prima della sentenza Tom Hayden legge una dichiarazione, nella quale cita uno per uno i nomi dei caduti in Vietnam nel corso dei 5 mesi del processo. Tutti in sala,compreso l’avvocato dell’accusa, applaudono e si alzano in piedi per onorare i caduti, mentre il giudice Hoffman richiama invano all’ordine i presenti in aula.

Il processo ai Chicago 7

Una lavorazione lunga e travagliata

Ci sono voluti tredici anni perchè il progetto di Steven Spielberg e la sceneggiatura di Aaron Sorkin diventassero un film. Temendo che il suo copione restasse inutilizzato,lo scrittore premio Oscar per The Social Network aveva anche pensato di ricavarne uno spettacolo teatrale. Il risultato delle elezioni presidenziali del 2016 e i successivi sviluppi politici e sociali hanno convinto la Dreamworks che il momento di raccontare questa storia fosse giunto. Con Sorkin regista,oltre che sceneggiatore e un cast composto da grandi star (il cui ingaggio ha richiesto l’impiego di quasi un terzo del budget di 35 milioni di dollari) come Eddie Redmayne per il ruolo di Tom Hayden,leader degli studenti democratici, Sacha Baron Cohen per quello del radicale Abbie Hoffman, Frank Langella nella parte del giudice Hoffman, cominciano le riprese,interrotte più volte per il lievitare dei costi. In seguito all’emergenza coronavirus e alla chiusura obbligata di molte sale, Netflix acquista i diritti distribuzione dalla Paramount Pictures per 56 milioni di dollari: la pellicola uscirà in sala il 25 settembre per poi essere rilasciata sulla piattaforma streaming a partire dal 16 ottobre.

Il Processo ai Chicago 7
Una foto dei veri Chicago Seven coi loro avvocati dopo il proscioglimento.

Il commento del redattore

Che il film uscisse quest’autunno,prima delle elezioni presidenziali, era importante. Nonostante l’ambientazione storica infatti,al suo interno troviamo alcuni degli argomenti che hanno animato il dibattito politico negli Stati Uniti,durante gli ultimi mesi. Nella scena in cui Bobby Seale viene ridotto al  silenzio con la violenza è spontaneo rivedere le terribili immagini della morte di George Floyd per mano della polizia. Il suo asssassinio ha acceso l’indignazione del popolo americano e alimentato la fiamma della lotta al razzismo,a favore dei diritti civili al grido di ‘BLACK LIVES MATTER’ , un argomento spesso ignorato,per non dire avversato, dall’attuale amministrazione repubblicana. Soekin,dimenticati gli eccessi di Molly’s Game ci presenta un film profondamente idealista, come idealisti sono i suoi protagonisti. Senza dimenticare la realtà storica – in questo i flashback delle violenze e l’uso di immagini originali dell’epoca sono funzionali – l’autore riesce a toccare le coscienze del pubblico e a risvegliare quell’istinto di ribellione davanti ai diritti calpestati e alle libertà violate che troppo spesso oggi vediamo sfumare nell’indifferenza per quieto vivere. Il processo ai Chicago 7 sarà un sicuro protagonista dei prossimi premi Oscar, grazie anche alle prove magistrali degli attori (ad un impagabile Michael Keaton basta una breve apparizione per catturare l’attenzione) ma il timore che la mancanza di una distribuzione capillare in sala possa depotenziare il suo messaggio è più che concreto. 

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