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Pino

Pino di Walter Fasano

Il documentario sull'artista Pino Pascali, presentato al Bif&Fest il 2 ottobre

PINO

Regia di Walter Fasano. Un film Da vedere 2020 con Suzanne Vega, Alma JodorowskiMonica GuerritoreMichele Riondino. Genere Documentario – Italia, 2020, durata 60 minuti.

Sinossi di Pino

Roma, estate 1968. Pino Pascali, all’apice di un fulminante percorso artistico, muore giovanissimo in un incidente in motocicletta. Con lui scompare uno dei protagonisti di una straordinaria stagione creativa dell’arte italiana e internazionale.

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Cinquant’anni dopo il Museo Pascali di Polignano a Mare, terra d’origine di Pino, compra ed espone la sua opera Cinque Bachi da Setola e un Bozzolo. Il racconto del ritorno nei luoghi delle proprie origini è l’occasione per una riflessione su Pascali in una dimensione narrativa in cui spazio e tempo si piegano e si cancellano. Il film è accompagnato dalle voci di Suzanne Vega, Alma Jodorowsky, Monica Guerritore, Michele Riondino.

Pino – il documentario

Nel 1968 in una galleria di Piazza di Spagna, venne esposta un’istallazione di Pino Pascali, nient’altro che 5 serie di oggetti di uso comune.

Le origini dell’artista sono chiare sin da subito, nato a Bari, Pascali trascorreva l’estate e Polignano, dove i genitori erano nati.

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“sono nato dove c’è il mare, il mediterraneo, la luce bianca, accecante. Il sole caldo, la terra profumata. La luce del sole, il vento, gli scogli, l’acqua di mare… in costante inafferrabile movimento”.

La voce narrante  ci descrive Pino come un ragazzino vivace e incredibilmente creativo,  capace di trasformare qualsiasi oggetto nelle sue mani, in qualcosa di unico e inimitabile.

Come tutti gli animi irrequieti, era distratto e quindi carente nello studio, con scarsi risultati scolastici; solo nell’arte eccelleva e questo lo portò lontano da casa… finalmente, a Napoli per completare gli studi.

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Voci antiche si rincorrono, spot pubblicitari, annunci di treni in partenza, tutto ha poco senso, ma improvvisamente l’illuminazione… questo è il futuro: Jasper Johns, Jim Dine, Andy Warhol, siamo a  Venezia 1964 quando Robert Rauschenberg vince la 32ma Biennale d’Arte; “la biennale degli americani” la chiamano, uno scandalo assoluto, criticato in ogni ambito, soprattutto quello artistico.

Rauschenberg, lo ricordiamo, è stato un fotografo e pittore statunitense, che fu vicino alla pop art senza però mai aderirvi realmente, innescando invece una inedita corrispondenza con l’espressionismo astratto.

E’ la nascita della Pop Art, un genere artistico destinato a stravolgere il futuro dell’arte e non solo, una ventata di estro, innovazione e fantasia.

Pino, con il suo animo profondamente inquieto e aperto ad ogni genere di novità, da subito accoglie la Pop art come una manna dal cielo, ed è pronto e in grado di rielaborarne i temi in chiave personale.

In solo quattro anni invade letteralmente le gallerie d’arte con le sue opere, una mostra dopo l’altra, in preda ad una sorta di furia creativa, come Orlando.

Il suo lato selvaggio trovava finalmente espressione, come il mare che si infrange sugli scogli.

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Pino è come un uomo imprigionato nella sabbia, che finalmente si libera.

1955, Pino si trasferisce a Roma per studiare all’Accademia delle Belle Arti, ha 20 anni dove scopre l’importanza della materia, soprattutto grazie alle lezioni di Toti Scialoja, pittore e poeta dallo spirito iconoclasta, che appassiona i suoi studenti con la possibilità di creare con materiali inconsueti; ecco quindi che la bottega di un artista, si trasforma in un’officina, dove tele e pennelli sono sostituiti da pinze, martelli, cacciaviti e fiamme ossidriche.

Stava per avere luogo una vera e propria rivoluzione, quella dell’era elettrica, dove importantissima diventano la comunicazione urbana, i messaggi pubblicitari ed i mezzi per crearli e farli arrivare al pubblico.

Pino stava per testare un altro mondo, quello pubblicitario composto da varie altre figure: copiwriter, grafico, arredatore, fotografo, attore.

Pino amava il Jazz e condivide con gli amici i suoi spazi, accumulando ogni genere di oggetti che raccoglie per strada. Va a ballare al Piper, famoso locale romano degli anni sessanta, balla e legge avidamente ogni genere di libro gli venga consigliato, ama il cinema, ama la vita.

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 Non smette mai di correre, anche dopo le numerose cadute in moto e nel 1964 distrugge gran parte delle sue creazioni di cui restano solo delle foto, perché le ritiene superate.

L’11 gennaio 1965 si inaugura la prima mostra di Pno Pascali presso la galleria La Tartaruga di Roma: la mostra fu un successo l’eliminazione di qualsiasi avanzo informale inserivano le sue opere ben oltre la Pop art, si sbarazza del provincialismo, cambiando radicalmente l’arte sia nei modi sia fisicamente.

“appena l’hai fatta, una cosa, è finita. L’arte è un sistema per cambiare”

Un’altra passione di Pino erano le armi; lui prende materiali inerti e li trasforma in oggetti, nuovi oggetti, con una diversa funzione, gli da una seconda possibilità di esistere, li rigenera.

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Pino trasportò da Roma a Torino le armi dell’esposizione di Gian Enzo Sperone, con un furgone a noleggio, che folle!

“niente è vero, tutto è permesso”

 

Grazie all’amica Anna scopre la sua passione anche per le arti performative.

Pino perse la vita in un incidente in motocicletta, lasciando un vuoto enorme; le circostanze avverse, probabilmente, non si possono evitare.

Le nostre impressioni su Pino

Quello che stupisce e che colpisce guardando il film, è senz’altro la scelta del bianco e nero che ha una forza rievocativa fantastica.

Le immagini che scorrono ci ricordano quello che è stato, che abbiamo perso, ma anche ciò che abbiamo guadagnato, il ricordo, la memoria e l’esempio di un’artista unico.

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Pino sapeva fare tutto: incollare, segare, saldare con rapidità e precisione e quando lavorava era come in estasi, anche quando si feriva, perchè capitava.

La scelta in particolare di alcune immagini, mescolate ai suoni e alle colonne sonore, rilasciano l’idea di una pellicola senza tempo, persa nello spazio; solo le voci narranti, a tratti, ci riportano a ricordare la cronologia degli eventi, ma subito dopo si viene nuovamente rapiti da quell’alone di mistero.

Dichiara il regista:

“Nella mia primissima idea, c’era una sola voce narrante», continua Fasano, «ed era la voce di una donna. Ero indeciso se farla parlare in inglese o in francese. Alla fine, ho scelto un inglese un po’ istituzionale. Perché volevo dare al racconto un tono particolare. E mentre lavoravo sul testo del film, che è stata l’operazione più difficile, ho capito di volere più voci femminili”

La scelta delle voci narranti è stata senz’altro vincente, un pò meno, forse, quella di optare per lingue straniere, visto che è di un artista italiano che si parla, profondamente legato alle sue origini pugliesi e alla sua terra.

Il successo di Pino

Il film documentario è stato presentato il 2 ottobre alle 18,30 al Teatro Petruzzelli di Bari nell’ambito del Bif&st, come evento di chiusura del festival. Dal 3 ottobre il film è in distribuzione solo su MUBI (www.mubi.com). PINO è una produzione Passo Uno per Regione Puglia, Fondazione Pino Pascali (www.museopinopascali.it) e Apulia Film Commission.

Il progetto è nato nel 2018, nell’ambito del progetto #Pascali2018, nel 50. anniversario dalla scomparsa dell’artista in occasione dell’acquisizione da parte del Museo di Polignano a Mare dell’opera “Cinque bachi da setola e un bozzolo” (1968). Il film è stato premiato come Miglior Film nella sezione Italiana doc al Torino Film Festival 2020.

Il regista Walter Fasano, in occasione della sua partecipazione al Bif&st ha dichiarato:

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“Finalmente il 2 ottobre presentiamo, ospiti del Bif&st, il nostro “Pino” alla città di Bari. Qui il progetto è nato tre anni fa, nel nome della straordinaria arte e personalità di Pino Pascali e di un’occasione speciale, il ritorno dei suoi Bachi da Setola in Terra di Puglia. Sono certo che l’emozione e l’orgoglio che provo siano condivisi non solo da chi questo film lo ha voluto e pazientemente atteso (il Museo Pino Pascali, la Regione Puglia e l’Apulia Film Commission) ma anche da tutti coloro che con slancio appassionato hanno contribuito alla realizzazione di questi densi sessanta minuti.”

Il Teatro Petruzzelli, meravigliosa e potente astronave, aprirà le sue porte per condurre gli spettatori in un viaggio libero e misterioso nella vita e nelle opere di Pascali. Dal 3 ottobre il film sarà su MUBI, prestigiosa piattaforma di streaming online dove potrà essere visto ovunque, speriamo il più possibile, permettendo ad una platea globale di conoscere il rapporto fra la profonda bellezza della nostra terra e l’animo di una delle sue menti più belle.”

Pino è un buon prodotto, frutto senz’altro di un grande lavoro di ricerca e montaggio di immagini e suoni.

Ottima la scelta delle voci narranti femminili, tuttavia questa viene offuscata da quella dell’inglese e del francese come lingue comunicative. L’attenzione dello spettatore viene infatti attirata dalle parole, a scapito delle immagini.

Davvero un peccato.

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