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killing eve

Killing Eve: la recensione della prima stagione

“Non dovresti mai dire ad uno psicopatico che è uno psicopatico. Potrebbe dispiacergli”(Villanelle)

La serie britannica Killing Eve, prodotta dalla BBC America ha da subito conquistato il pubblico mondiale. Lo  scontro tra l’inafferrabile assassina Oksana Ostankova, alias Villanelle (Jodie Comer) e l’agente del servizio segreto britannico Eve Polastri (Sandra Oh), tratto dal romanzo di Luke Jennings Codename Villanelle, avvince lo spettatore: le due si rincorrono, s’incontrano, si scontrano per tutti gli 8 episodi della prima stagione.

Eve Polastri vive a Londra, è un’ agente del MI5 confinata in un lavoro d’ufficio in cui non si sente apprezzata e anche la sua vita privata è tutt’altro che emozionante: sposata, senza figli, con un marito che cerca in ogni modo di compiacerla e accudirla senza riuscire ad accendere in lei il fuoco della passione. Eve conduce un’esistenza tutto sommato tranquilla, fino al momento in cui inizia ad intravedere uno schema nella serie di omicidi che si stanno verificando in Europa, tutti irrisolti, tutti senza testimoni. Ella si convince che l’assassino sia una donna e decide di contravvenire agli ordini e interrogare l’unica che potrebbe sapere chi sia: la giovane amante dell’ultimo uomo assassinato. Incaricata di proteggerla, fallisce: la donna viene massacrata in ospedale, insieme con gli agenti di scorta, mentre Eve si trova in bagno. In quella toilet incontra una strana infermiera, che la squadra da capo a piedi e le consiglia di tenere i capelli sciolti. Eve viene licenziata, salvo essere reclutata, stavolta come agente operativo, in una task force che ha come unico obiettivo di catturare la killer, da cui ormai lei è ossessionata.

Villanelle (Jodie Comer, a sinistra ) e Eve (Sandra Oh, a destra) a confronto.

Oksana Ostankova, alias Villanelle, vive a Parigi, è brillante, senza paura, divertente e, piccolo dettaglio, psicopatica. Nel portare a termine gli incarichi che le vengono assegnati da una misteriosa organizzazione si ferma a contemplare la vita sparire dagli occhi delle sue vittime. È carismatica, con un gusto particolare per i coup de théâtre, senza nessun legame affettivo se non con Konstantin Vasiliev (Kim Bodnia, già nella serie The Bridge) il suo tutor e tramite con l’organizzazione. Sanguinaria e amorale, è anche infantile e usa la sua femminilità e il fascino con consumata astuzia. Ama comprarsi cose di valore e travestirsi, flirta con chiunque quando può esserle utile, usa la tenerezza e la vulnerabilità come strumenti del suo lavoro al pari delle armi. Si capisce che il suo passato in Russia non è stato facile, tanto che parla solo in inglese e rifiuta totalmente la sua lingua natale.

Il confronto tra le due protagoniste, affascinate l’una dall’ altra e coinvolte in un gioco perverso lastricato di sangue è la vera forza di questa serie, abilmente sceneggiata con lo stile tagliente di Phoebe Waller-Bridge, già autrice di Fleabag. Sandra Oh è anche stata premiata col Golden Globe come miglior attrice in una serie drammatica ma la centralità del rapporto tra il cacciatore e la sua preda finisce anche per rappresentare un limite per questa spy story al femminile, atipica ed ironica: Villanelle ed Eve sembrano piacersi quasi per forza, poco importa dell’iter psicologico che porterà entrambe all’ambiguo incontro-scontro del finale di stagione. Col proseguire della storia inoltre la trama si infittisce, diventando sempre più improbabile e molte sono le domande che vengono lasciate senza risposta, soprattutto sul passato di Villanelle e sul coinvolgimento dell’ enigmatico capo di Eve, Carolyn Martens (un’ impagabile Fiona Shaw). Dopo l’esordio folgorante, molto ci si aspetta dalla seconda stagione, prevista in uscita nell’ aprile 2019. In Italia la serie è visibile su Tim Vision. Voto 7 su 10.

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