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Dune: Parte 1, la nostra recensione

Oltre la fantascienza, una riflessione sul rapporto tra uomo e natura

Regia: Denis Villeneuve; soggetto: dal romanzo omonimo di Frank Herbert; sceneggiatura: Denis Villeneuve, Eric Roth, Jon Spaihts; fotografia: Greig Fraser; scenografia: Patrice Vermette; costumi: Bob Morgan, Jacqueline West; colonna sonora: Hans Zimmer; montaggio: Joe Walker; interpreti: Timothée Chalamet (Paul Atreides), Rebecca Ferguson (Lady Jessica), Oscar Isaac (duca Leto Atreides), Josh Brolin (Gurney Halleck), Stellan Skarsgård (barone Vladimir Harkonnen), Dave Bautista (Glossu Rabban), Stephen McKinley Henderson (Thufir Hawat), Zendaya (Chani Kynes), Chang Chen (dott. Wellington Yueh), Sharon Duncan-Brewster (dott.ssa Liet-Kynes), Charlotte Rampling (reverenda madre Gaius Helen Mohiam), Jason Momoa (Duncan Idaho), Javier Bardem (Stilgar), David Dastmalchian (Piter De Vries); produzione: Legendary Pictures, Villeneuve Films, Warner Bros.; origine: USA – 2021; durata: 155′

Trama

Dune, un’epica avventura ricca di emozioni, narra la storia di Paul Atreides, un giovane brillante e talentuoso, nato con un grande destino che va ben oltre la sua comprensione, che dovrà viaggiare verso il pianeta più pericoloso dell’universo per assicurare un futuro alla sua famiglia e alla sua gente. Mentre forze maligne si fronteggiano in un conflitto per assicurarsi il controllo esclusivo della più preziosa risorsa esistente sul pianeta – una materia prima capace di sbloccare il più grande potenziale dell’umanità – solo coloro che vinceranno le proprie paure riusciranno a sopravvivere.

“La paura uccide la mente”

Dune, un film impossibile

Era il 1957 quando Frank Herbert, autore del romanzo Dune, noleggiò un piccolo aereo per sorvolare le dune sabbiose della costa dell’Oregon, per scrivere un articolo su un progetto di ricerca del Dipartimento dell’Agricoltura americano (USDA). Lo scrittore avvertì immediatamente una forte attrazione emotiva verso quelle distese sabbiose e, nello scrivere il suo articolo, vide dinanzi a sé costruirsi il grande universo di Dune, quello che sarà poi uno dei più grandi romanzi fantascientifici mai scritti e che oggi è considerato un classico del genere, pubblicato nel 1965.

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Il romanzo di Frank Herbert è dotato di una forte complessità della trama, estremamente densa e ricca di dettagli e descrizioni, quasi come se le parole andassero a costruire fotografie, immagini che vivide si innestano nelle menti dei lettori. Proprio per la portata così visionaria del romanzo furono in molti a tentare di realizzarne un adattamento cinematografico, con scarsi risultati.

Il primo regista che tentò questa titanica impresa fu Alejandro Jodorowski, di cui il progetto, curato nei minimi dettagli per ben due anni di lavori preparatori, era eccessivamente ambizioso, tale da scoraggiare qualsiasi produttore a finanziare un titolo che forse sarebbe stato rivoluzionario. Fu poi la volta di David Lynch, che nel 1984 realizzò ufficialmente il primo adattamento cinematografico del celebre romanzo, creando però ciò che verrà descritto come il suo film peggiore e dalla trama incomprensibile. Di fatto, nonostante sotto il profilo visivo sia certamente invecchiato, ciò che più ha danneggiato il film è stato il pesante intervento dei produttori, tagliando ore di girato e sintetizzando la narrazione in modo eccessivamente semplicistico e superficiale, non consentendo di comprendere appieno il corso degli eventi.

Il tempo è stato un grande nemico per i due registi, che nello scorso secolo non sono riusciti a realizzare un film di Dune perché questo avrebbe avuto una durata eccessiva per il grande pubblico. Oggi le cose però sono cambiate, per nostra fortuna. Denis Villeneuve, regista canadese già noto per altri titoli sci-fi come Arrival e Blade Runner 2049, tenta nuovamente quell’impresa titanica in cui i suoi colleghi hanno precedentemente fallito, rendendo giustizia a questi ultimi. L’adattamento di Villeneuve può dirsi finalmente riuscito: dopo decenni di tentativi, finalmente un regista è stato in grado di dare giustizia al romanzo di Frank Herbert, realizzando quella che si diceva essere un’impresa impossibile e riscattando anche gli altri registi. Ed infatti, se prima la durata del film rappresentava un ostacolo insormontabile, oggi Villeneuve ha aggirato questo grande limite girando un film della durata di due ore e mezza e dividendo il primo romanzo di Dune in due parti.

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Già in occasione del Festival di Cannes del 2016, alla presentazione di Arrival, Denis Villeneuve aveva dichiarato che il sogno della sua vita era quello di adattare Dune e oggi possiamo finalmente dire che il regista è riuscito a realizzarlo. Villeneuve ha scritto la sceneggiatura, affiancato da Eric Roth, celebre soprattutto per lo script di Forrest Gump, per il quale vinse il premio Oscar. Il film è stato scritto partendo da zero, non si tratta infatti di un remake del precedente adattamento da cui anzi Dune non attinge affatto: questa volta la sceneggiatura è quasi completamente fedele al romanzo originale, con solo alcune poche eccezioni in quanto film e libri seguono regole diverse ed è giusto che, per finalità creative, il prodotto originale subisca delle lievi trasformazioni, così da essere, appunto, adattato.

L’incredibile universo di Dune, tra guerre politiche e natura

Denis Villeneuve si prende i suoi tempi, in realtà il tempo necessario per rappresentare una storia densissima e stratificata, che avrebbe sofferto di una durata più breve, tale da sacrificare elementi essenziali alla trama e alle descrizioni così ben rese da Frank Herbert. I ritmi di Dune: Parte 1 sono lenti, rituali, solenni, quasi a mostrare la gravosità degli eventi narrati.

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Dune narra di un universo che in un futuro lontano, nell’anno 10191, vede in corso una guerra politica che intercorre tra le più grandi casate della galassia, ciascuna a capo di singoli pianeti. Tre sono i pianeti principali: Caladan, Giedi Prime e Arrakis, ciascuno dei quali presenta delle specifiche caratteristiche tali da renderli piuttosto esotici, descrivendo un universo fantascientifico innovativo dove la natura e lo spazio si fondono tra loro, dando vita ad un connubio più che affascinante.

Caladan è dominato dalla Casa Atreides e rappresenta un posto sicuro, familiare, dove regnano la prosperità di acqua e vegetazione grazie al Duca Leto. Giedi Prime è invece tutto l’opposto: un pianeta oscuro ed eccessivamente industrializzato, dove ormai non esiste alcun appezzamento di terreno che non sia stato edificato. Il pianeta è vittima dello sfruttamento da parte degli Harkonnen che, bramosi di potere, tentano di acquisire il comando della risorsa più importante e pregiata che si possa trovare nell’universo: la Melange, la Spezia di cui Arrakis è ricco. Proprio Arrakis, detto Dune, è il pianeta più povero e soggetto al tirannico sfruttamento del Barone Harkonnen, a causa del prezioso materiale presente sul suo territorio.

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La Spezia è infatti una risorsa inestimabile, una sostanza allucinogena in grado di ampliare i confini della mente, che fornisce capacità mentali sovrumane e rende possibili i viaggi nello spazio. Il pianeta Arrakis è abitato dai Fremen, una popolazione che vive ormai nascondendosi nel deserto più profondo ed in fuga dalle barbarie del barone, che da anni li perseguita ed uccide: i Fremen desiderano infatti eliminare la Spezia e far tornare l’acqua sul loro pianeta.

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Le dune desertiche sono come onde dell’oceano, che si stagliano immense su un pianeta martire dove domina la natura più selvaggia. Il deserto esprime un senso di isolamento immenso, contrapposto alla vastità degli spazi che quasi generano sgomento nell’animo degli uomini, così piccoli dinanzi alla maestosità e crudeltà della natura. Dune è quasi un film romantico nella rappresentazione del tema del sublime, della contrapposizione tra uomo e natura, tema tutt’oggi estremamente attuale. Proprio la vastità degli spazi non fa che ingigantire le paure degli uomini.

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Ed infatti, nonostante il romanzo sia del ’65, resta incredibilmente attuale nel descrivere problematiche politiche ed ambientali che oggi più che mai sono temi scottanti e sensibili. I costanti tentativi dell’umanità di creare nuovi ambienti e renderli in grado di sostenere la vita non fanno che svelare la fragilità dei pianeti e la costante e contrapposta esigenza di preservarli. Dune è un film incredibilmente riflessivo, che porta l’attenzione dello spettatore su temi reali. Nonostante sia un film fantascientifico, infatti, Denis Villeneuve tenta costantemente di riportarci alla realtà, di rendere il tutto più veritiero e familiare possibile, ricorrendo in particolare alla rappresentazione della natura e del suo rapporto conflittuale con l’uomo. Proprio per questa scelta stilistica a volte si ha la sensazione di non essere davanti ad uno sci-fi ed anzi spesso Dune sembra più un film di guerra, pregno di conflitti politici e battaglie per togliere ed acquisire il potere.

Oltre la fantascienza: un film introspettivo che riflette sulla condizione umana

La scelta stilistica di Villeneuve è abbastanza peculiare per un film del genere, dove un appiglio alla fantascienza resta nelle descrizioni e negli ambienti, ma ciò che più prevale sono i tormenti dei personaggi protagonisti ed i costanti conflitti, non solo esteriori ma anche interiori, che questi sono costretti ad affrontare.

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Dune è un film davvero introspettivo e, nonostante sia venuto meno l’espediente del dialogo interiore che invece è ampiamente utilizzato nel romanzo, riusciamo comunque a cogliere i pensieri del giovane Paul Atreides, vero protagonista della storia. Paul è solo un ragazzo in mano al quale sono però riposte grandi responsabilità e speranze. Un carico troppo importante per un ragazzo che a malapena conosce i problemi che lo circondano, ma che è costretto a salire al potere a causa degli eventi. A tal proposito importante è la scena al cimitero di Caladan del dialogo tra Paul e il Duca Leto, dove riemergono i ricordi del nonno defunto il cui mestiere era quello del torero e che fu ucciso proprio per il suo lavoro da un toro, di cui la testa viene conservata imbalsamata ed appesa ad una parete. Il toro è un elemento ricorrente nel film, a simboleggiare il forte legame con il passato e con la storia, ed al contempo a ricordare il pericolo che discende dal dovere, come se fosse un costante monito che grava su Casa Atreides.

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È curioso il fatto che nel 10191 si parli del mestiere del torero, di origini antiche e che ancora viene preservato nel futuro. L’universo di Dune è davvero particolare, un futuro così lontano continua a far riferimento al passato, dove possiamo osservare una mescolanza tra la più alta tecnologia ed un’estetica quasi medievale. La stessa tecnologia risulta arretrata. Anche se potrebbe apparire normale che vengano usate esclusivamente tecnologie analogiche dato che la storia segue fedelmente il testo di Frak Herbert del ’65, non è da dare così per scontato, in quanto ad oggi Villeneuve avrebbe potuto riadattare le tecnologie del film e renderle ancora più futuristiche di ciò che si potesse immaginare negli anni ‘60. Si è trattato in questo caso di una scelta del regista, che decide di raffigurare un futuro in cui le macchine pensanti sono state bandite in quanto minacce per l’esistenza dell’umanità. Come Villeneuve stesso ha affermato, già oggi i nostri cellulari ed altre tecnologie diventano sempre più intelligenti, mentre l’intelligenza umana progressivamente avvizzisce. Nel futuro di Dune gli uomini hanno compreso la portata corrosiva di questi strumenti e hanno deciso di abbandonarli, hanno ripreso possesso della propria intelligenza e vogliono svilupparla.

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Il ruolo centrale delle donne

L’intero film si basa sullo sviluppo dell’intelligenza, in particolare possiamo notarlo nell’addestramento a cui Paul Atreides è sottoposto dalla madre. Il ruolo delle donne è centrale in Dune, sono loro infatti a possedere il potere più grande: quello della procreazione. Già dalla prima apparizione delle Bene Gesserit notiamo come queste si spostino grazie ad una nave a forma d’uovo, simbolo di fertilità. La sorellanza delle Bene Gesserit sfrutta il potere delle donne per manipolare le linee di discendenza delle case più importanti e acquisirne il potere, un potere che poggia sulle strategie a lungo termine, grazie anche alla diffusione di superstizioni che nel tempo si consolidano come vere e proprie religioni.  L’obiettivo della sorellanza è quello di dare alla luce l’essere perfetto, detto il Kwisatz Haderach, l’Eletto, che potrebbe essere proprio Paul Atreides.

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Dune è un film lento, forse a tratti troppo, i tempi sono estremamente dilatati. Ciò contribuisce a ricreare una sensazione di solennità e ritualità legata ad ogni gesto, come se ogni cosa fosse estremamente importante e tale da incidere irreversibilmente sul corso degli eventi. In un costante alternarsi tra realtà ed i sogni del giovane Paul, siamo catapultati nell’universo di Dune e  cullati dalle onde della sabbia. Si tratta di un titolo quasi onirico ed incredibilmente avvolgente, seppur lento non annoia ed anzi assorbe completamente.

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Questo suo essere avvolgente e solenne è favorito dalla colonna sonora di Hans Zimmer. Il compositore è un grande fan di Dune e non appena ha ricevuto questo lavoro ha rinunciato a molti altri film, tra cui Tenet di Christopher Nolan. Le musiche di Hans Zimmer creano una tensione palpabile per tutta la durata del film, quasi senza sosta, in un crescendo costante senza che però accada un qualcosa da temere. Non sempre almeno. Nonostante ciò, sono calzanti le scelte musicali e sonore, tali da esprimere uno stato di tensione interiore e non solo legato ai meri eventi, quasi come se fossero espressione del tormento dei personaggi.

Dune è solenne, magniloquente, è un vero e proprio colossal che però ha una sola pecca: non è autoconclusivo. All’uscita dalla sala non si resta pienamente soddisfatti della visione in quanto la storia non è completa. Dune: Parte 1 non si regge da solo e necessita assolutamente di una seconda parte affinché si possa comprendere appieno la sua storia. Non si tratta però di un grave difetto, considerando che Denis Villeneuve ha già dichiarato le sue intenzioni al riguardo e certamente vedremo il secondo capitolo di quello che ad oggi sembra essere la base per una nuova saga fantascientifica. Un capitolo introduttivo è anzi fondamentale per la rappresentazione di una storia così grande ed è necessario del tempo per far sì che le nuove conoscenze sull’universo di Dune possano sedimentarsi nelle nostre menti. In fondo non era già successa la stessa cosa per Il Signore degli Anelli?

Denis Villeneuve Dune

Dune è un’esperienza che va vissuta necessariamente in sala, è uno spettacolo per gli occhi e sin da subito sappiamo di trovarci davanti ad un qualcosa di grande, ambizioso e forse anche un po’ pretenzioso. Lo stesso Denis Villeneuve ha dichiarato:

“Francamente, vedere Dune in televisione è come guidare un motoscafo nella vasca da bagno. La trovo una cosa ridicola, è un film fatto come tributo all’esperienza cinematografica”.

Ti invitiamo quindi ad andare a vedere Dune al cinema, già a partire da oggi, 16 settembre!

Dune è un film maestoso, solenne, dove le immense distese desertiche e le grandi strutture fanno sì che l’uomo sia insignificante al loro cospetto e dove le paure più vere tornano a galla davanti alla sensazione di spaesamento ed isolamento del deserto. È un film colossale che gioca sapientemente con alcuni temi davvero attuali come la politica e l’ambiente, quasi come se fosse premonitore di ciò che ci aspetta se non poniamo rimedio a queste problematiche che affliggono la società contemporanea. Dalle scenografie incredibili e con una trama fitta e complessa, Dune rende finalmente giustizia al romanzo di Frank Herbert, prendendosi i suoi tempi con una narrazione lenta e scandita da ritmi di ampio respiro, in quello che ad oggi è soltanto il capitolo introduttivo di ciò che potrebbe diventare una nuova saga cinematografica d’autore.

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