Devo farvi una confessione

Sono di quella generazione in cui alcuni dei grandi film poi diventati icone io me li sono visti nel loro formato originale. “Star Wars. Il ritorno dello Jedy”, ad esempio, è da sempre uno dei miei amori cinematografici, ma la versione rimasterizzata mi ha lasciato l’amaro in bocca. Per non parlare di alcuni grandi film i cui sequel sono stati degli enormi flop. Il primo che mi viene alla mente è “Star Trek Beyond”, ma anche “Alice attraverso lo specchio” o “Tron Legacy”, e il film di cui mi appresto a parlarvi, “Blade Runner 2049“. Non molto apprezzato al botteghino, con perdite di circa 80 milioni di dollari, sequel del più celeberrimo “Blade Runner” del 1982 con protagonista Harrison Ford, è ispirato al romanzo “Il cacciatore di androidi” di Philip K. Dick. A suo favore c’e da dire, però, che si è candidato a 5 premi Oscar 2018, vincendone due, uno per miglior fotografia e uno per i migliori effetti speciali.

Come si arriva a Blade Runner 2049?

Ma per capire la trama di questa pellicola di Denis Villeneuve (“Arrival”, “Sicario” e presto del remake di un altro film icona del 1984 “Dune”) dobbiamo tornare un attimo indietro e rinfrescarci la memoria. Nel futuro, in una Los Angeles sovrappopolata e caotica, Deckard/ Harrison Ford, agente della Blade Runner, è richiamato in servizio poiché quattro replicanti, esseri fabbricati per il lavoro nelle colonie spaziali dalle industrie Tyrell, del tutto simili agli umani ma incapaci di provare sentimenti, sono arrivati sulla terra con l’intenzione di raggiungere il loro creatore, prima che la loro batteria si esaurisca. Durante la sua indagine, Deckard incontra Rachel/ Sean Young, una replicante di ultima generazione che lo aiuterà, finendo poi per andarsene con lui. Bellissimo film, a mio parere, per le scene cupe, piovose, le quali mostrano un’umanità che ha ormai poco di umano,  per il discorso che il replicante Roy/ Rutger Hauer fa prima che la sua energia si spenga e, se volete permettermi, per la presenza di Harrison Ford, uno dei miei primi amori adolescenziali.

Nel sequel, “Blade Runner 2049”, ci ritroviamo trent’anni dopo gli eventi del primo film, i replicanti dell’industrie Tyrell sono ancora illegali, ma c’è un nuovo produttore ora, Niander Wallace/ Jared Leto che ha conquistato il mondo vendendo replicanti ancora più perfetti e, soprattutto, sottomessi, continuamente alla ricerca di un modo per costruire un essere artificiale in grado di riprodursi. K./ Ryan Gosling è un agente Blade Runner chiamato ad indagare sul ritrovamento di una carcassa di un vecchio modello di replicante risalente a 30 anni prima, il quale porta su di sé i segni di un taglio cesareo, ma ciò non è possibile, se fosse vero, quel bambino potrebbe rappresentare l’inizio di una rivoluzione per alcuni, e di una catastrofe per altri. Non solo l’agente K. riuscirà a fare luce sull’enigma, ma scoprirà molte cose su se stesso, che diventeranno ancora più chiare dopo l’incontro con Deckard, nascosto in una Las Vegas sabbiosa e desolata.

Perché vedere Blade Runner 2049

Non voglio entrare nel dettaglio, perché alcuni di voi sicuramente non avranno ancora visto il film, e non voglio assolutamente rovinarvi la sorpresa di scoprire quante rivelazioni fa questa pellicola, e di come sia saldamente ancorata alla storia della prima, infatti è consigliabile vederlo prima di affrontare “Blade Runner 2049” altrimenti non capireste granchè.

All’inizio non mi piaceva, trovavo la lentezza di alcune scene estremamente esasperante, niente a che fare con le eleganti e lunghe scene del primo che acuivano il senso di comprensione della storia, e la narrazione piuttosto scontata e prevedibile. Ma poi, dopo l’apparizione di Deckard, tutto acquista un senso, e allora si capisce che quella lentezza era necessaria per far si che lo spettatore arrivasse a provare quel misto di delusione e orgoglio che J. prova alla fine del film, e che quello che avevi preso per scontato fino ad allora si rivelasse nella sua semplice verità.

Vi consiglio di vederlo armati di pazienza, ne sarete ricompensati.

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