The Umbrella Accademy è diventata già una delle mie serie tv preferite: viaggi nel tempo, superpoteri e altre sorprese ci attendono su Netflix dal 15 febbraio
Dopo Polar, la piattaforma streaming statunitense attinge nuovamente al materiale
Nel 1989 nascono 43 bambini, nonostante le loro madri non fossero ancora incinte; Sir Reginald Hargreeves, eccentrico miliardario col volto di Colm Feore (Laufey in Thor), cerca di adottarne il più possibile: 7 ragazzi con abilità straordinarie sono presi sotto la sua ala protettiva nell’Umbrella Accademy per diventare una famiglia fuori dal comune, ma soprattutto cresciuti allo scopo di salvare il mondo. Sin da ragazzini sventano i crimini come una squadra di supereroi, tranne Vanya, interpretata da Ellen Page (Juno, Inception, X-Men), considerata ordinaria e costretta ad assistere ai successi dei suoi fratelli adottivi. Col tempo le loro strade si dividono e, se la morte del padre non li ha pienamente riuniti, ci penserà l’arrivo dell’imminente Apocalisse e di due strani assassini che li perseguitano.
Per analizzare meglio l’opera, potrei svelarti alcuni SPOILER, avendo visto The Umbrella Accademy in anteprima. La serie tv si presenta come un
Il Numero Sette, Vanya, non manifesta alcun potere e non apparterrà alla squadra
durante le missioni. Purtroppo non è vero che lei è ordinaria, bensì gli è stato trapiantata questa convinzione per proteggerla, insieme alle pillole che doveva prendere ogni giorno per non sbalzare d’umore: se fosse accaduto, il suo potere sarebbe venuto alla luce in modo devastante. La ragazza è cresciuta sentendosi esclusa dalla sua famiglia, ordinaria tra persone straordinarie, e non ha potuto far altro che raccontarlo in un’autobiografia, in cui non ha mancato nessun dettaglio, trovando l’odio dei suoi cari. Adora suonare il violino e impartisce anche lezioni private; un suo allievo, Leonard Peabody (John Magaro) sarà la prima persona a farla sentire speciale. La sua felicità sarà attenuata dalle preoccupazioni della sorella Allison, che si riveleranno fondate al seguito di accurate ricerche. Leonard si rivelerà Harold Jenkins, detenuto per 12 anni dopo l’omicidio del padre: la dinamica dell’accaduto lo rende un villain netflixiano, alla stregua del Kingpin di Daredevil, finendo l’odiato padre a colpi di martello in testa proprio come quest’ultimo. Credendo nel potenziale di Vanya, cerca invano di farle controllare i propri poteri. La splendida Ellen Page, che già era stata una mutante, Kitty Pryde in X-Men – Conflitto finale e in X-Men – Giorni di un futuro passato, in questo caso assomiglia di più alla Forza Fenice: devastante, incontrollabile e superiore a ogni altro superumano. D’altronde, se nei titoli iniziali è segnata come protagonista, non è solo per la sua fama.
L’interpretazione di Robert Sheehan come Klaus mi ha fatto rabbrividire: un personaggio con tante dipendenze, ma che si fa forza per smettere in modo tale da usare il suo potere al meglio e aiutare gli altri; mettersi in contatto con l’aldilà può sembrare banale, ma può rivelarsi anche una fortuna dal momento in cui può rivedere le persone che ama. Tra Allison e Luther non scorre un semplice legame fraterno, ma qualcosa di più, anche dopo il matrimonio della sorella e la nascita di sua figlia Claire. A differenza dei fumetti, Sir Reginald non è mai presentato come Il Monocolo, un alieno venuto sulla Terra, ma il riferimento è ristretto all’oggetto che indossa. Anche i personaggi minori sono ben delineati e acquistano maggior spessore grazie ai grandi dialoghi della sceneggiatura.
In alcune puntate, l’azione è ridotta a pochi minuti, magari nel finale, ma l’interesse e la curiosità di scoprire come finirà il mondo ci lasciano attaccati allo schermo. La colonna sonora accompagna meravigliosamente le scene di maggior impatto emotivo e sfoggia magnifici brani come Don’t stop me now dei Queen e Dancing in the moonlight dei Toploader.


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