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I fratelli Coen tra i registi e gli sceneggiatori più talentuosi, sono capaci di raccontare, dal romanzo di Cormac McCarthy "Non è un Paese per Vecchi", l'umanità, in tutte le sue più oscure manifestazioni

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Un cacciatore scopre alcuni cadaveri, un carico di eroina e di più di due milioni di dollari in contanti vicino al Rio Grande. Appena se ne appropria un sicario si mette sulle sue tracce, anche uno sceriffo lo cerca, per aiutarlo.

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Non è un Paese per Vecchi (No Country for Old Men)

Regia: Joel & Ethan Coen; soggetto: dall’omonimo romanzo di Cormac McCarthy; sceneggiatura: Joel & Ethan Coen; fotografia: Roger Deakins; scenografia: Nancy Haigh; costumi: Mary Zophres; colonna sonora: Carter Burwell; montaggio: Roderick Jaynes; interpreti: Josh Brolin (Llewellyn Moss), Javier Bardem (Anton Chigurh), Tommy Lee Jones (Sceriffo Ed Tom Bell), Woody Harrelson (Carson Wells), Kelly MacDonald (Carla Jean Moss), Garret Dillahunt (Wendell), Tess Harper (Loretta Bell), Barry Corbin (Ellis), Rodger Boyce (Sceriffo di El Paso), Stephen Root (committente di Carson Wells), Beth Grant (signora Moss); produzione: Scott Rudin, Joel ed Ethan Coen per Paramount Vantage, Miramax Films, Scott Rudin Productions, Mike Zoss Productions; origine: USA – 2007; durata: 122′.

Trama

Texas, 1980.  Il saldatore texano Llewellyn Moss (Brolin) si imbatte, mentre è a caccia, in un vero massacro: due bande di trafficanti di droga si sono eliminate a vicenda, a colpi d’arma da fuoco. Sul posto l’uomo trova una valigetta, contenente due milioni di dollari e non resiste alla tentazione, se ne impadronisce con l’intento di fuggire in Messico e rifarsi una vita insieme con sua moglie, Carla Jean. Llewelyn commette troppi errori e soprattutto non si accorge che nella valigia c’è un congegno elettronico che lo farà ben presto trovare da un killer spietato quanto assurdo, Anton Chigurh (Javier Bardem). Il ladro scappa, dirigendosi verso il vicino Messico, il killer lo insegue, seminando cadaveri sul suo cammino e il disilluso sceriffo (Tommy Lee Jones) – che racconta la vicenda – cerca di mettersi sulle loro tracce, sperando di trovare per primo Moss, in modo da aiutarlo a sfuggire ai criminali . Alla fine, mentre sta per incontrarsi con la moglie per fuggire, Moss viene ucciso da una banda di messicani, incapaci però di recuperare il denaro, precedentemente nascosto. Sarà il killer a ritrovarlo, in un condotto dell’aria condizionata. L’assassino si dirige poi verso la roulotte di Carla Jean, probabilmente uccidendola per dare seguito alla minaccia fatta al marito prima che morisse. Mentre si allontana in auto, finisce in un incidente stradale, dal quale riesce, seppur ferito a scappare. Lo sceriffo decide di andare in pensione, riflettendo amaramente di non essere più all’altezza di affrontare la follìa che oramai serpeggia per le strade.

Non è un Paese per Vecchi
Da sinistra Joel ed Ethan Coen, registi e sceneggiatori del film.

I fratelli Coen e il Cinema

Per quanto lontani dal mondo di quei registi e sceneggiatori che si definiscono autori, con un certo sussiego, Joel e Ethan Coen sono attivi fin dagli anni ’80, Hanno esordito con Blood simple, riscuotendo subito un certo successo di critica, inusuale perchè i loro film, di cui scrivono solitamente insieme soggetto e sceneggiatura, sono quanto di più lontano si potrebbe immaginare dall’impegno. Dotati di un certo humour nero, i due si muovono nel cinema di genere, divertendosi però a dissacrarlo con trovate inaspettate, occupandosi anche del montaggio con lo pseudonimo di Roderick Jaymes. Agli Oscar 1997 Fargo (dal quale è stata recentemente tratta ache una serie TV), ambientato nel gelido Minnesota con un’intrepida poliziotta incinta sulle tracce di due assassini prezzolati, vince due Oscar per la sceneggiatura non originale e per l’attrice protagonista Frances McDormand, moglie di Joel Coen, che ha esordito al cinema diretta dal marito. Non è un Paese per Vecchi, presentato a Cannes senza troppo successo, è il primo tratto apertamente da un romanzo di uno scrittore di successo, Cormac McCarthy, che alterna alcuni capitoli oggettivi ad altri visti dalla prospettiva di uno dei protagonisti, lo sceriffo Bell interpretato da Tommy Lee Jones. Al contrario la narrazione del film è sostanzialmente esterna, con la voce fuori campo dello sceriffo Bell, all’inizio e alla fine dell’opera come unica concessione alla soggettività: le riflessioni dello sceriffo presenti nel libro sono quasi sempre trasformate in dialoghi. La tematica dell’irrimediabile perdita di valori di un mondo che non riconosce più il rispetto, la solidarietà e l’onestà che hanno lasciato posto alla violenza, alla sopraffazione e all’avidità si sposano bene col cinema dei Coen, nel quale la violenza non è esibita o ridicolizzata – come ad esempio nei film di Quentin Tarantino – ma accettata e presentata come una manifestazione inevitabile della natura umana. Ai Golden Globe Non è un paese per Vecchi si aggiudica due riconoscimenti su quattro segnalazioni, alla sceneggiatura e all’inquietante e crudele killer dalla (voluta) ridicola pettinatura a tendina Javier Bardem, miglior attore non protagonista. Alla notte delle stelle, celebrata al solito Kodak Theatre di Los Angeles il film dei Coen ha 8 nomination.

Il racconto del redattore

Eliminato dalla contesa Tim Burton che con Sweeney Todd, il diabolico barbiere di Fleet Street non entra nella cinquina dei finalisti, limitandosi a vincere per la scenografia degli italiani Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, il rivale più accreditato di Non è un Paese per Vecchi è lo struggente (vincitore del Golden Globe come miglior film drammatico) Espiazione dell’inglese Joe Wright che,lasciata Jane Austen, adatta un best seller di Ian McEwan dirigendo nuovamente Keira Knightley e Brenda Blethyn, ma si accontenta del premio per la colonna sonora. Completano l’elenco il notevole Il Petroliere di Paul Thomas Anderson che vive della prova di Daniel Day Lewis, miglior attore dell’anno, il solido Michael Clayton di Tony Gilroy, che annovera tra gli interpreti George Clooney e Tilda Swinton che vince l’Oscar da miglior attrice non protagonista superando la favorita Cate Blanchett di Io non sono qui (nel quale la bella attrice australiana veste i panni nientemeno che di Bob Dylan) e l’interessante Juno che rivela il talento della giovane Ellen Page e vince per la sceneggiatura originale. La vie en rose vale l’Oscar alla francese Marion Cotillard, trasformata dal trucco – anch’esso premiato con la pregiata statuetta –  nella cantante Édith Piaf. Elizabeth – The Golden Age vince per i costumi, miglior film d’animazione è Ratatouille della Disney, mentre l’Oscar al film straniero è appannaggio dell’austriaco Il falsario. Il miglior montaggio è quello del terzo, frenetico capitolo della saga di Jason Bourne, The Bourne Ultimatum, mentre lo sfortunato La bussola d’oro prevale per gli effetti speciali (si tratta del primo adattamento del best seller di Philip Pullman dal quale è stata tratta la fortunata serie tv HBO Queste Oscure Materie). Distribuiti così i premi, la scena è tutta per i fratelli Coen, che vincono 4 Oscar per il miglior film, la regia, la sceneggiatura non originale e Javier Bardem, che si conferma miglior attore non protagonista (filmato in alto).

 

 

 

Il nostro voto

In conclusione su

L’adattamento da un romanzo per i fratelli Coen è una sfida che conferisce loro nuovo mordente. La follia omicida che si stempera nell’umorismo nero della sceneggiatura è la caratteristica migliore del film, insieme al paesaggio metaforicamente desertico che evoca la perdita dei valori umani di molti dei protagonisti, rappresentando il canto funebre di un mondo e di un paese che non esistono più. Il fatto che questa tematica venga spiegata da una voce fuori campo, quella dello sceriffo Bell, appesantisce una narrazione che non avrebbe bisogno della morale a tutti i costi. La caratterizzazione dei personaggi è eccellente, con alcuni “ritratti” davvero indimenticabili,

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L’adattamento da un romanzo per i fratelli Coen è una sfida che conferisce loro nuovo mordente. La follia omicida che si stempera nell’umorismo nero della sceneggiatura è la caratteristica migliore del film, insieme al paesaggio metaforicamente desertico che evoca la perdita dei valori umani di molti dei protagonisti, rappresentando il canto funebre di un mondo e di un paese che non esistono più. Il fatto che questa tematica venga spiegata da una voce fuori campo, quella dello sceriffo Bell, appesantisce una narrazione che non avrebbe bisogno della morale a tutti i costi. La caratterizzazione dei personaggi è eccellente, con alcuni “ritratti” davvero indimenticabili,

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