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Spike Jonze

Spike Jonze e i suoi 2 spot onirici

Il vulcanico regista Spike Jonze, autore di film iconici come 'Essere John Malkovich', 'Il ladro di orchidee' e 'Her' non ha rinunciato alla pubblicità, girando spot dallo stile inconfondibile

Spike Jonze è qualcosa più di un regista: dotato un una personalità poliedrica, ha iniziato girando video che ritraevano le acrobazie degli skaters per poi passare dietro la macchina da presa per dirigere videoclip storici, come quello realizzato per  Weapon of Choice di Fatboy Slim (2001), che gli ha fruttato un MTV Video Music Award alla regia. Come cineasta ha girato, insieme al suo sceneggiatore prediletto Charlie Kaufman, film divenuti imprescindibili per gli appassionati, come la surreale commedia nera Essere John Malkovich (1999) e Il ladro di orchidee (2002), atipico film biografico su due sceneggiatori gemelli alle prese proprio con l’adattamento di un romanzo.

Dopo esperienze nei più svariati settori, come quello dell’editoria e delle televisione, a partire dal 2009 egli si è cimentato con la scrittura, con risultati notevoli come il copione del fantastico Nel paese delle creature selvagge (2009) e soprattutto del futuristico Her (2013) nel quale un uomo – lo straordinario Joaquin Phoenix – s’innamora di un’intelligenza artificiale incorporea, dalla voce seducente di Scarlett Johansson. Per quest’ultimo ha vinto il premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale.

Dal 2016 Spike Jonze è tornato alla televisione come regista di video pubblicitari mai banali, sempre basati su musica coinvolgente e distorsione degli spazi, così dissacranti da divenire virali sul web. Il riferimento è allo spot per la casa di moda Kenzo (qui sopra), intitolato Kenzo World nel quale la ventiduenne Margaret Qualley (figlia d’arte: sua madre è Andie MacDowell) lascia una cena di gala noiosa in lacrime per scatenarsi in un ballo scomposto e vibrante sulle note di un brano dance firmato da Sam Spiegel, fratello del regista Spike Jonze: la canzone si intitola Mutant Brain ed è stata prodotta in collaborazione con i discografici e dj  Ape Drums e Assassin. Mentre per la coreografia è stato chiamato Ryan Heffington, lo stesso del videoclip Chandelier di Sia. Il risultato finale è strepitoso e originale: la clip sconclusionata è un fenomeno in grado di catalizzare l’attenzione del pubblico.

Sulla scia dello strepitoso successo del video, che su Youtube supera le 3 milioni di visualizzazioni, Spike Jonze viene contattato dalla Apple, desiderosa di vedere come il regista avrebbe promosso il suo Smart speaker HomePod, la risposta dell’Azienda di Cupertino ai già noti Amazon Alexa e Google Home. Il video (qui sopra puoi ammirarlo) è un vero cortometraggio d’autore, della durata di circa quattro minuti.

Inizia con la protagonista, interpretata dalla ballerina britannica FKA Twigs, che rientra in casa dopo una lunga e faticosa giornata di lavoro. Entrando nell’appartamento, arredato con stampe grafiche ed elementi geometrici, la ragazza chiede a Siri di suonare qualcosa che le possa piacere (il richiamo a Her è evidente). Subito dopo parte Til it’s over, l’ultima canzone pubblicata dal rapper e produttore statunitense Anderson Paak. A un tratto, i cubetti di ghiaccio nel bicchiere della ragazza accennano a un movimento vorticoso, e in pochi secondi la sorprendente protagonista comincia a ballare freneticamente, con movimenti che danno inizio a una danza trascinante capace di deformare oggetti e superfici.

Lo stile da videoclip (personalmente mi ha ricordato anche Don’t let me get me di Pink, nel momento in cui la ragazza si confronta con un clone di se stessa) si basa quasi totalmente sulla Glitch Art, una nuova visione artistica che concepisce l’estetica dell’errore: i glitch, infatti, sono errori di sistema e comportamenti anomali dei software. Gli appassionati d’arte contemporanea riconosceranno allusioni ad artisti noti, come Jim Lambie, Sol Lewitt o Gerhard Richter.

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