“Solo: a Star Wars Story”, lo spin-off diretto da Ron Howard

Ancora un viaggio nell’universo “Star Wars”. O no?

Finalmente Han e Qi’ra hanno trovato il modo di abbandonare il pianeta Corellia e la schiavitù a cui sono sottoposti, costretti a compiere furti per la potente e malvagia Lady Proxima. Poco prima di trovarsi in salvo, i due giovani innamorati sono costretti a dividersi e Qi’ra viene catturata, mentre Han ha come unica alternativa quella di arruolarsi nell’esercito imperiale, così da diventare un pilota e tornare a salvare la sua amata. Dopo tre anni Han incontra il comandante Tobias Beckett, in realtà un furfante al lavoro per il potente sindacato Alba Cremisi, che diventerà una sorta di mentore e con il quale organizzerà un audace colpo dall’esito disastroso. Non solo, durante la sua permanenza sotto l’esercito Han conoscerà quello che diventerà il suo fidato amico e co-pilota Chewbecca, grazie anche alla sua ottima conoscenza della lingua Wookiee. Per ripagare il debito derivato dal colpo fallito al capo di Alba Cremisi Dryden Vos, Han e Chewye si uniscono a Beckett nel tentare di rubare un prezioso carico di coassio, un carburante alla base dell’economia galattica, ma non potranno farcela da soli. Per compiere questa impresa infatti, dovranno chiedere aiuto al famoso contrabbandiere Lando Calrissian e al suo veloce Millennium Falcon, ma verranno accompagnati anche da Qi’ra, notevolmente trasformata, ora diventata braccio destro del potente Dryden Vos.

Diretto da Ron Howard, nel cast troviamo: Alden Ehrenreich, Joonas Suotamo, Woody Harrelson, Emilia Clarke, Donald Glover, Thandie Newton, Phoebe Waller-Bridge e Paul Bettany.

Come vi ho già confidato sono una fan sfegatata di “Star Wars” e non perdo l’occasione di dare un’occhiata a tutto quello che è legato all’universo della saga, a partire dai cartoni animati fino ad arrivare agli spin-off cinematografici, ma ad essere sincera “Solo: a Star Wars story” mi ha molto delusa. Né le scenografie né i personaggi sono riusciti a trascinarmi nell’universo “Star Wars” anzi, l’ho trovato come un film a sé, non molto unito alla serie principale se non per Han Solo, Chewbecca, il malvagio Impero e alcuni richiami a oggetti familiari ai fans della saga. Se nel primo spin-off “Rogue One” si raccontava come la ribellione era venuta in possesso dei piani della temibile e potente Morte Nera quindi una pellicola ben legata alla storia principale, “Solo: a Star Wars story” è un lungo racconto d’amore condito da un’avventura mai del tutto accattivante, con il personaggio principale non ben interpretato; a parte la loquacità e la spregiudicatezza di Han Solo, non c’è stata nessun’altra caratteristica nella recitazione di Alden Ehrenreich che mi ha ricordato l’amato Han di Harrison Ford. Non molto convincente anche l’interpretazione di Emilia Clarke, forse ancora troppo legata al suo ruolo di Daenerys Targaryen de “Il Trono di Spade”, mentre al contrario Woody Harrelson appare palesemente a suo agio nel ruolo del truffatore Beckett regalandoci una bella interpretazione, come del resto il giovane Suotamo che ha riprodotto degnamente i movimenti del peloso Chewye. Ho apprezzato il film nei momenti in cui mi ha mostrato alcuni episodi della vita di Han Solo da lui narrati nel corso della saga principale, tra cui aver percorso la rotta di Kessel in dodici parsec, l’aver vinto il Millennium Falcon a Calrissian e l’origine del suo nome, come i parecchi momenti comici che riescono a strappare più di qualche risata.

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