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Saltburn, la recensione del nuovo film di Emerald Fennell

Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2023, Saltburn è il nuovo film del premio Oscar Emerald Fennell, che esplora stavolta il conflitto di classe. Disponibile su Prime Video dal 22 dicembre.

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Saltburn (Id.)

Regia: Emerald Fennell; soggetto e sceneggiatura: Emerald Fennell; fotografia: Linus Sandgren; scenografia: Suzie Davies; costumi: Sophie Canale; trucco: Siân Miller, Natalie Fox; colonna sonora: Anthony Willis; montaggio: Victoria Boydell; interpreti: Barry Keoghan (Oliver Quick), Jacob Elordi (Felix Catton), Rosamund Pike (Lady Elsbeth Catton), Alison Oliver (Venetia Catton),
Archie Madekwe (Farleigh Start), Carey Mulligan (Pamela), Paul Rhys (Duncan), Ewan Mitchell (Michael Gavey), Sadie Soverall (Annabel), Millie Kent (India), Reece Shearsmith (prof. Ware), Dorothy Atkinson (Paula Quick), Shaun Dooley (Jeff Quick), Lolly Adefope (Lady Daphne), Joshua McGuire (Henry); produzione: Emerald Fennell, Tom Ackerley, Josey McNamara, Margot Robbie per LuckyChap Entertainment, MRC Film; distribuzione: Amazon Prime Video; origine: USA/Regno Unito – 2023; durata: 131′.

Trama

Università di Oxford, 2006. Oliver Quick (Keoghan) viene ammesso al prestigioso Webbe college di Oxford grazie ad una borsa di studio, ma fatica ad integrarsi a causa delle sue umili origini. La sua vita cambia quando conosce Felix Catton , bellissimo e ricco rampollo di una famiglia aristocratica. Quest’ultimo introduce Oliver nel suo mondo, ma l’amicizia sembra di breve durata in quanto Felix è uno che si disinteressa spesso dei sentimenti altrui, almeno fino a quando Oliver rivela la recente morte del padre e di essere figlio di una famiglia di tossicodipendenti. Ciò desta nuovamente l’interesse di Felix, al punto da invitarlo a trascorrere le vacanze nella tenuta di famiglia di Saltburn.

All’arrivo il ragazzo appare intimidito: più che una villa Saltburn è un castello con tanto di rigido maggiordomo inglese che tratta Oliver con malcelato disprezzo, per la sua estrazione sociale. Felix presenta all’amico gli altri membri della famiglia composta dal padre Sir James (Grant), sua moglie Lady Elspeth (Pike) la sorella Veneti  e un cugino, che Oliver aveva già conosciuto ad Oxford. Insieme con loro conosce anche una lontana parente, ospite in quel momento dei Catton. Per i nobili il giovane Quick è una nuova distrazione dalla loro annoiata vita privilegiata, viene trattato con gentilezza ma dileggiato alle proprie spalle, ma la situazione gli sta bene, potendo godere degli agi riservati agli aristocratici.

Una mattina Felix decide di accompagnare Oliver a casa in modo che egli possa vedere la madre, rimasta sola dopo la morte del marito. Giunti nel quartiere la sorpresa: il padre di Quick è vivo e vegeto e la famiglia appartiene alla media borghesia. Nessuna traccia delle terribili condizioni descritte in precedenza. Tornati a Saltburn, Felix, furioso per le bugìe, impone a Oliver di andar via subito dopo la festa che i Catton avevano già organizzato per il compleanno del loro ospite. Durante il party i due vengono nuovamente a confronto ma Felix è irremovibile.

La mattina successiva, Oliver viene svegliato dalle grida dei familiari, in cerca di Felix. Lo trovano all’interno del labirinto del giardino, morto per overdose di stupefacenti. La tragedia scuote le coscienze, ma non impedisce ai Catton di consumare un lauto pasto, durante il quale Quick svia l’ attenzione sul cugino Farleigh, che al party aveva portato della cocaina e che viene cacciato in malo modo da Sir James.. Oliver partecipa al funerale di Felix per poi masturbarsi sulla sua tomba.

Quella sera, mentre fa il bagno, Venetia accusa Oliver di essere un parassita. Il giorno dopo trovano anche lei, morta suicida nella vasca. Il nuovo lutto aumenta l’attaccamento che Lady Elspeth prova per Oliver, ma Sir James offre un’ingente somma di denaro al ragazzo perchè torni a Oxford.

Anni dopo Elspeth incontra un Oliver ormai adulto in un caffè. Sir James è morto per cause naturali e la vedova lo invita a tornare a Saltburn. Nei mesi successivi la salute della donna si deteriora e Oliver diventa per lei indispensabile, tanto che ella cambia il testamento in suo favore. Alla fine, mentre giace intubata, Quick le racconta come è riuscito a provocare la morte dei suoi cari. Le stacca il respiratore, uccidendola. Saltburn è finalmente sua e balla nudo nel castello.

La lotta di classe genera un Mostro

Il premio Oscar vinto per la sceneggiatura di Una donna promettente (qui la nostra recensione) è stata la consacrazione definitiva per la poliedrica Fennell, attrice, sceneggiatrice e regista che aveva già mostrato un talento fuori del comune (ha scritto la seconda stagione di Killing Eve, nella quale ha raccolto l’eredità di un’altra donna dal multiforme ingegno come Phoebe Waller-Bridge), soprattutto affrontando il tema della violenza di genere senza mezzi termini.

Saltburn
La famiglia Catton con, al centro, Oliver Quick.

Questa volta lascia parzialmente la sua comfort-zone per raccontarci l’evoluzione del tema tipicamente inglese della lotta di classe. Il 5% della popolazione mondiale detiene il 95% della ricchezza, ma curiosamente Saltburn non è la rivolta degli ultimi, quanto la storia dell’ambizione di un esponente della classe media, come potrebbe essere chiunque di noi. L’anti-eroe è l’attore Barry Keoghan, già apprezzato ne Il sacrificio del cervo sacro (2017) di Yorgos Lanthimos, un Oliver Quick affascinato e roso d’invidia per la vita privilegiata di Felix Catton, nobile, ricco e di bell’aspetto, cui nessun traguardo sembra precluso semplicemente per via della sua prestigiosa famiglia di origine.

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Nella foto Jacob Elordi (Felix Catton) e Barry Keoghan (Oliver Quick).

Per il mondo dei Catton e in particolare per l’amico Felix, Oliver Quick prova un insieme di attrazione (forse anche fisica), che si trasforma in odio quando il castello di bugie da lui abilmente creato per destare l’interesse del ragazzo, crolla. Oliver diventa il ‘mostro’, tanto più inquietante quanto egli sembra un ragazzo tranquillo, dimesso e anche un po’ sfigato, il tipo di persona che non si nota, anche se gli passi accanto per strada.

Il film è ben congegnato, fotografia e scenografia sono di prim’ordine, grazie all’atmosfera dello splendido maniero barocco – si trova in Inghilterra, nel Northamptonshire – così come i personaggi di contorno, i quali replicano lo stereotipo dell’annoiata nobiltà britannica malata di egocentrismo, per la quale nulla e nessuno conta a meno che non faccia parte della loro cerchia ristretta. Davanti alla morte di una ragazza che avevano cacciato Lady Elspeth (una Rosamund Pike in stato di grazia)  si limita a mormorare: “terribile” sovrappensiero, per poi concentrarsi sulle conseguenze che la tragedia potrebbe avere sulla reputazione di famiglia. I dialoghi, al solito brillanti, aiutano a mantenere alta l’attenzione dello spettatore.

Il film si divide in due parti ben distinte, anche dal punto di vista stilistico: al love-drama universitario fatto di inquadrature piacione da videoclip, succede il clima di tensione da black comedy, attraversata da un sottile sarcasmo. Negli USA ha incassato 11,4 milioni di dollari nelle prime settimane di programmazione e dall’uscita su Prime Video staziona stabilmente nella Top10 dei film più visti. Saltburn ha inoltre ottenuto due infruttuose candidature ai Golden Globes 2024 per il miglior attore in un film drammatico (Keoghan) e la miglior attrice non protagonista (Pike).

Le citazioni illustri

La lotta di classe è una tematica affrontata spesso in passato.  Molti critici hanno visto richiami a Teorema (1968) di Pier Paolo Pasolini o al più recente Il talento di mister Ripley (1999) di Anthony Minghella. Al primo somiglia per il gioco di seduzione che l’ospite inatteso provoca al suo arrivo, ma se ne discosta in quanto è la partenza di quest’ultimo a causare il crollo dell’equilibrio piccolo-borghese della famiglia, mentre nel caso di Saltburn è la presenza insistente e perfino sconveniente dell’ospite ad innescare gli eventi. 

La somiglianza col secondo film è per la morbosa attrazione queer che Mr. Ripley (Matt Damon) prova per il suo amico ricco e bello (Jude Law): la successione degli eventi inizia con un incidente, che diventa furia omicida consapevole solo in un secondo momento. Il sanguinario progetto di Oliver Quick appare invece messo in atto con cura, in modo più razionale.

Emerald Fennell mostra l’evoluzione del suo cinema: il protagonista è ancora una volta un personaggio che, nato vittima – stavolta del sistema sociale di classe – diventa carnefice. Non per vendetta (o giustizia) come nel caso di Una donna promettente , ma per mera bramosia personale. Qualche difetto appare nella struttura: nell’ansia di spiegare i vari passaggi che hanno condotto al finale, il film si sofferma su una ricostruzione che lo spettatore non avrebbe mai potuto indovinare, ma solo sospettare, in quanto volutamente taciuta nei particolari. Barry Keoghan si conferma un interprete perfetto, al punto da rischiare nel rimanere confinato in ruoli di questo tipo

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