Tutti i bastardi meritano di essere impiccati, ma i grandi bastardi sono quelli che impiccano (John Ruth)

Quentin Tarantino è un uomo un tantino permaloso, si sa. Quando nel gennaio 2014 si appresta a girare il suo ottavo film, una fuga di notizie fa trapelare in rete la sceneggiatura. Nessun problema: il regista impone alla Miramax di rimandare l’uscita del film di un anno, per consentirgli di riscrivere il copione e cambiarne il finale. Le riprese iniziano quindi nel dicembre dello stesso anno, sulle innevate montagne del Colorado e il film arriverà nelle sale degli Stati Uniti in tempo per la notte di Natale del 2015, in un’edizione speciale, girata nello splendore dei 70mm, formato inutilizzato dagli anni 60, per poi uscire in edizione digitale un mese dopo, nel gennaio 2016. Tra i protagonisti ritroviamo l’immancabile Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Michael Madsen, Bruce Dern e Jennifer Jason Leigh. La nostra lunga cavalcata nella filmografia del regista volge al termine, in attesa di un nuovo capitolo, che si preannuncia più controverso che mai: Once upon a time in Hollywood, che uscirà alla fine di quest’anno.

The Hateful Eight (2015)

Come in tutti i suoi film, la trama è divisa in capitoli. Il cacciatore di taglie John Ruth (Russell) viaggia verso la città di Red Rock con la donna che deve consegnare alla giustizia, Daisy Domergue (Jennifer Jason Leigh) per riscuotere un premio di 10.000 $. Durante una tempesta di neve accetta di dare un passaggio sulla propria diligenza a un altro bounty killer (Samuel L. Jackson) e a un sedicente sceriffo (Walton Goggins) ma poi è costretto a cercare riparo dalla la tormenta nell’emporio di Minnie, oasi di ristoro fra le montagne del Wyoming, dove lo attendono quattro persone — un ex generale sudista (Bruce Dern), un messicano (Demian Bichir), un boia (Tim Roth) e un misterioso cowboy (Michael Madsen). Uno di loro però non è chi dice di essere e vuole salvare la prigioniera dalla forca…

Il lunare paesaggio dell’ immaginario Wyoming – in realtà il Colorado- di Tarantino.

Versione tarantiniana dei “10 piccoli indiani” di Agatha Christie, l’ottavo film del vulcanico cineasta ha nuovamente un’ambientazione western, se così si può dire. Ci troviamo infatti pochi anni dopo la fine della guerra civile, la più sanguinosa e cruenta che gli Stati Uniti abbiano mai visto nella loro storia. Abraham Lincoln sta per abolire la schiavitù e ci troviamo davanti ad una crisi di valori e significato che ben si adatta all’epoca moderna e che sembra preoccupare lo stesso Tarantino. Il western non è quell’avventura che siamo abituati a credere, la guerra ha cambiato tutto ed è in questo contesto che è ambientato il film. La scelta nostalgica dell’Ultra Panavision in 70 millimetri (il formato in cui è stato girato e proiettato Ben Hur, per intenderci), che esaspera la larghezza dell’immagine dandole profondità è di per sé contraddittoria per una storia girata prevalentemente in interni (la diligenza e l’emporio) ma consente allo spettatore più attento di cogliere i dettagli e gli indizi che il regista lascia in abbondanza. La durata (quasi tre ore) questa volta un po’ si fa sentire e l’affastellarsi di dialoghi, non sempre brillanti, dà l’impressione che i personaggi, una volta finito il fiato si sparino addosso e si uccidano tra loro esasperati dallo spazio chiuso e paranoico in cui sono costretti dalla tormenta e dal regista. Il tema dell’ infiltrato, viene qui riproposto, a differenza che in Le Iene, all’interno di un’atmosfera greve nella quale l’obiettivo dell’ autore sembra quello di dissacrare ogni possibile mitologia, che sia western o nordamericana, ma senza un vero motivo. È possibile che la riscrittura non abbia giovato alla pellicola, che risulta comunque notevole e sproporzionata, introdotta e cullata dalla colonna sonora del maestro Ennio Morricone, che qui conquista un Golden Globe e un Oscar, giusti riconoscimenti al suo genio e alla sua incredibile carriera. Voto 7 su 10.

Tarantino, i lettori l’avranno capito nel corso del cammino che abbiamo percorso insieme in questa serie di articoli sui suoi film, è un cineasta cinefilo innamorato di se stesso oltre che del Cinema. Si odia o si ama e il dubbio che “gli odiosi 8” siano proprio i film da lui girati, con l’ennesima ironica strizzatina d’occhio agli spettatori è più che fondato, voi che ne dite?

Lascia un commento!

avatar
  Iscriviti  
Notificami