“Per me la violenza è un soggetto del tutto estetico. Dire che non ti piace la violenza sul grande schermo è come dire che al cinema non ti piacciono le scene di ballo”

Regista che non ha bisogno di presentazioni, Quentin Tarantino deflagra su Hollywood nel 1994, anno in cui esce Pulp Fiction, che vince la Palma d’Oro al Festival di Cannes e  l’Oscar per la miglior sceneggiatura. Il suo esordio registico risale però a due anni prima, con Le Iene, film corale al maschile, con alcuni degli attori che lo accompagneranno in tutta la sua carriera (Michael Madsen, Tim Roth, Harvey Keitel) fatta di pellicole personali, immagini violente, sceneggiature crude e a volte sconcertanti, con abbondanza di sangue, esibito con disinvoltura e palesemente finto. Definirlo solo un regista è riduttivo, perchè nel ruolo di sceneggiatore è persino più bravo, in quello di produttore avveduto e intuitivo, se è vero che ha lanciato Robert Rodriguez (Dal Tramonto all’ Alba, 1995) e Frank Miller (Sin City, Trecento). Di seguito troverete una recensione del suo primo film, cui se vi piacerà, seguiranno le altre. In attesa del suo prossimo lavoro, atteso per il 2019: Once upoun a time in Hollywood, ripercorriamo la sua carriera. Silenzio in sala.

Le Iene (1992)

Los Angeles: il mafioso Joe Cabot, insieme  col figlio Eddie “il bello”, raduna sei rapinatori professionisti per un colpo ai danni di un grossista di diamanti. Il gruppo è composto in parte da vecchie conoscenze di Cabot, in parte da esperti criminali. Regola principale della banda è di non parlare mai di se stessi e di mantenere il reciproco anonimato, usando come nome quello di un colore. La rapina è una strage: i poliziotti arrivano troppo in fretta, qualcuno ha fatto la spia. I sopravvissuti si danno appuntamento in una casa sicura, chi sarà l’infiltrato?

Da sinistra in piedi: Tim Roth (Mr. Orange), Steve Buscemi (Mr. Pink) e Edward Bunker (Mr. Blue). Seduti: Harvey Keitel (Mr. White), Quentin Tarantino (Mr. Brown), Lawrence Tierney (Joe Cabot), Michael Madsen (Mr. Blonde) e Chris Penn (Eddie il Bello).

Il Film introduce molti temi caratteristici del regista: la violenza, i dialoghi sfrontati e barocchi, infarciti di turpiloquio, lo humour nero e la cronologia frammentata. Memorabile la scena iniziale nel bar in cui la banda discute sul significato della canzone Like a Virgin di Madonna, che trovate nel video qui sopra.

Le curiosità sulla produzione sono tantissime, a partire dal titolo originale Reservoir Dogs. Tarantino, affetto da dislessia, non riusciva a pronunciare il titolo del film di Louis Malle Arrivederci Ragazzi (Au revoir les enfants), che chiamava “The Reservoir Movie” e decise di unirlo al titolo di un classico di Sam Peckinpah: Straw Dogs. Samuel L. Jackson fece un’audizione per il ruolo di Mr. Orange, non ottenne la parte, ma impressionò a tal punto  tutti per le sue doti recitative, che gli venne riservato uno dei ruoli principali nel successivo film del regista, Pulp Fiction.

L’accoglienza della critica non fu subito positiva: di certo si trattava di un film rivoluzionario, ma forse il pubblico non era ancora pronto. Alla prima proiezione al Sundance Film Festival del 1992 la platea rimase turbata, reagì con fastidio alla violenza di alcuni momenti della pellicola, ritenuta da molti gratuita ed eccessiva. Il regista venne anche accusato di plagio: molte delle scene sono infatti rigirate su quelle di un film cinese City on Fire. Tarantino, grande intenditore di cinema orientale, ammetteva di averlo visto, rispondendo serafico: “I bravi artisti copiano, i grandi rubano”, parafrasando una dichiarazione attribuita al compositore Igor Stravinky.

Il mio giudizio sul film è positivo, la sceneggiatura è un po’ acerba, se confrontata con i suoi lavori successivi e mira a spiazzare lo spettatore, ma c’è grande affiatamento nel cast: le prove attoriali, soprattutto quelle di Harvey Keitel e Tim Roth, colpiscono profondamente. La struttura narrativa è interessante, l’uso di analessi e prolessi funzionale alla storia. Ne consiglio la visione, magari a stomaco vuoto per gli spettatori più sensibili. Voto 7 su 10.

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charlie
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charlie

Grande film! Grazie alla recensione ho scoperto curiosità che non conoscevo! Per affezione gli avrei dato un 8, ma trovo l’analisi molto lucida (probabilmente piùdella mia 😂)

Angelo De Giacomo
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Angelo De Giacomo

Ti ringrazio. Ho dato “solo” 7 al film perchè nelle settimane a venire analizzerò tutti gli altri film di Tarantino. Non perderti le prossime recensioni!

Salvatore
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Salvatore
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Ottima analisi, lucida e puntuale. Pur non essendo un amante del genere, devo ammetterlo, penso correró a vedere almeno un paio di titoli. Continuate così.

Angelo De Giacomo
Ospite
Angelo De Giacomo

Grazie Sa. So che non è il tuo genere, ma alcuni dei film di Tarantino vanno certamente visti. Li ho recensiti tutti nelle scorse settimane, se non li trovi sul sito te li mando. Un abbraccio.