“Io mi chiamo Shosanna Dreyfus e questo è il volto della vendetta ebrea.” (Shosanna Dreyfus)

Per il suo sesto film Tarantino lavorò moltissimo alla sceneggiatura, che tenne nel cassetto per diversi anni, preferendo dedicarsi ad altri progetti (se non ve lo ricordate andate a rileggere Kill Bill Vol I). La causa fu la difficoltà incontrata nel ricondurre ad unità un copione imponente, pieno di digressioni e trame secondarie. I tempi reali della realizzazione non corrisposero comunque a quelle che erano le aspettative: l’uscita nelle sale, infatti, era stata inizialmente annunciata addirittura per la fine del 2007, ma Tarantino decise di accantonare nuovamente il progetto per dedicarsi ad altre idee; il regista si concentrò sulla lavorazione dello splatter/slasher Grindhouse – A prova di morte, co-diretto con Robert Rodriguez. In Europa le prime proiezioni sono state scaglionate fra il mese di agosto (in Francia il 19 agosto, in Germania il 20) e quello di ottobre 2009 (in Italia il film è stato distribuito il 2 ottobre, in Spagna il 13). Il titolo è un omaggio al cult-movie del 1977 diretto dal regista italiano Enzo Girolami Castellari, Quel maledetto treno blindato, che negli USA venne proiettato proprio col titolo Inglorious Bastards, storpiato da Quentin in Inglorious Basterds (nella traduzione italiana questo volontario refuso si perde).

Bastardi senza gloria (2009)

Nella Francia occupata dai nazisti, Shosanna Dreyfus (Mélanie Laurent) assiste all’uccisione di tutta la sua famiglia per mano del colonnello nazista Hans Landa (Christoph Waltz). Shosanna riesce a sfuggire miracolosamente alla morte e si rifugia a Parigi, dove assume una nuova identità e diviene proprietaria di una sala cinematografica. Altrove in Europa, il tenente Aldo Raine (Brad Pitt) mette assieme una squadra speciale di soldati ebrei: noti come “The Basterds”, i soldati vengono incaricati dai loro superiori di agire come cani sciolti sul territorio uccidendo ogni soldato tedesco che incontrano e prendendogli lo scalpo. La squadra di Raine di troverà a collaborare con l’attrice tedesca Bridget Von Hammersmark (Diane Kruger), una spia degli Alleati, in una missione che mira ad eliminare i leader del Terzo Reich. Il loro incarico li porterà nei pressi del cinema parigino dove Shosanna sta tramando un piano: intende far saltare in aria la sala con tutto lo stato maggiore nazista all’interno, vendicando così la propria famiglia e ponendo fine in un colpo solo alla Seconda Guerra Mondiale.

Una delle scene cruciali del film

Hans Landa così come gli altri personaggi e le vicende narrate nel film sono frutto della fantasia dell’autore. Sebbene gli eventi della pellicola si integrino parzialmente nel contesto storico dell’occupazione della Francia da parte dei nazisti e della caccia degli ebrei, si possono notare quelle che possono sembrare forti incongruenze storiche, ma che in realtà fanno parte di una ucronìa tarantiniana,creata ad arte: Adolf Hitler e Joseph Göbbels nella realtà non muoiono per mano degli ebrei o degli americani, ma si suicidano rispettivamente il 30 aprile ed il 1º maggio del 1945, pochi giorni prima della resa della Germania nazista avvenuta l’8 maggio. Hermann Göring, processato a Norimberga e condannato a morte per crimini di guerra, si suicida prima dell’esecuzione della sentenza il 15 ottobre del 1946.

Come il cuore, anche il Cinema (quello con la C maiuscola), conosce ragioni che la ragione non conosce. L’unica spiegazione plausibile che ho trovato per commentare questo film del geniale regista americano è questa. La prima inquadratura di un campo, sottolineata da The Green Leaves of Summer di Dimitri Tiomkin e tratta da La Battaglia di Alamo di John Wayne sembra aprire un classico western. Ma ci troviamo nel 1941, nella Francia occupata dai nazisti e già i generi si mescolano. Sul film si erge la figura, odiosa e crudele del colonnello Hans Landa, interpretato dal fino ad allora misconosciuto Cristoph Waltz, giustamente premiato con l’ Oscar: un tipico personaggio tarantiniano, beffardo e sprezzante, il quale, dotato di un’intelligenza intuitiva che gli vale il sinistro soprannome di «cacciatore di ebrei»,si permette perfino di fumare una pipa Meer­schaum Mohagany Ca­labasch, la stessa resa celebre da Sherlock Holmes.

Cristoph Waltz è il temibile colonnello Hans Landa.

“Con una libertà d’invenzione che meraviglia e fa sorridere insieme, Tarantino mescola film di guerra e western, melodramma, commedia e gangster movie (senza dimentica­re il documentario, che ogni tanto spezza la continuità narrativa con inserti alla maniera dei cinegiornali per «spiegare» allo spettatore que­sto o quel fatto particolare). E intan­to squaderna una serie di citazio­ni coerenti con l’impianto gene­rale dell’opera, dove si passa da Ford a Hawks , da Pabst a Fassbinder, da Clouzot a Leni Riefenstahl, da Marlene Dietrich a Danielle Darrieux, da Hildegard Knef a Ilona Massey, senza dimenti­care naturalmente il suo amatissi­mo cinema di serie B… Per non parlare della musica che sottolinea ogni variazio­ne di stile con altrettante citazioni, passando dai western (all’italiana e non) al tema della Battaglia di Alge­ri alla tarantella che chiude Allon­sanfan dei Taviani.” (Paolo Mereghetti). A uscire vincitore da quest’ immaginifico tourbillon è ancora una volta il Cinema, puro e sfrontato, libero dai clichès che lo imbrigliano oggigiorno nella prevedibilità. Fu uno dei maggiori successi commerciali di Tarantino, incassando oltre 330 milioni di dollari in tutto il mondo e vedendolo se ne capisce il motivo. Voto 8 su 10

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