“Grindhouse non è stato un passatempo, ma un film coi fiocchi”

Per Kill Bill Volume II, il grande amico e collega di Tarantino Robert Rodriguez accettò di comporre alcune musiche per il simbolico compenso di 1 dollaro. Per la stessa cifra, Tarantino, in qualità di special guest director, restituì il favore girando la sequenza in macchina con Clive Owen e Benicio Del Toro dell’episodio Un’abbuffata di morte in Sin City, con stile a metà fra l’ironico e il grottesco. Il film, diretto da Rodriguez e Frank Miller, fu tratto dalla graphic novel di quest’ultimo con una tecnica innovativa che caratterizzerà varie produzioni di successo da quel momento, grazie a scenografie create in studio e girate completamente in digitale con la tecnica del chroma key (si veda 300, altro grande successo targato Miller del 2007 e diretto da Zack Snyder, questa volta a colori).

Si può dire che Rodriguez sia stato una scoperta di Tarantino, che lo aiutò a produrre il cult Dal Tramonto all’Alba (1997), nel quale accettò anche di recitare. I due, diventati grandi amici, erano soliti organizzare, di tanto in tanto, maratone di film horror a casa dell’uno o dell’altro. Fu proprio durante una di queste lunghe nottate che nacque l’idea di girare insieme un film di genere, che potesse ricordare gli splatter che amavano da ragazzini. Il termine grindhouse deriva appunto da quei cinema nei quali potevi vedere 2 film al prezzo di un solo biglietto, proiettati come doppi spettacoli. In questo caso A prova di morte diretto da Quentin Tarantino sarebbe stato il primo episodio, mentre Planet Terror, diretto da Rodriguez, sarebbe stato il secondo.

Per realizzare l’ operazione furono capaci di scucire ai fratelli Weinstein più di 60 milioni di dollari per un film horror, girato con effetti speciali volutamente grossolani, della durata complessiva di oltre tre ore. Rifacendosi agli standard dei film d’exploitation, Tarantino e Rodriguez pensarono di inserire, prima, durante e dopo i due segmenti anche alcuni cortometraggi girati da essi stessi che riproponessero i trailer proiettati nelle grindhouse. Altri due registi, Eli Roth ed Edgar Wright, furono talmente entusiasti dell’idea da offrirsi di girarne uno a testa. R. Rodriguez a tal proposito dichiarava: “Ci dicemmo…lasciamoli girare: se non riusciamo a girare i nostri, metteremo i loro nel film. Ma se i loro verranno bene, inseriremo i nostri ed i loro! Poi è stata la volta di Rob Zombie..agli Scream Awards, a ottobre lui mi avvicina e mi chiede: Ho il titolo di un trailer. ‘Werewolf Women of SS’, che ne dici? Gli risposi di non aggiungere altro, promettendogli che io e Quentin lo avremmo inserito nel film”.

Grindhouse – A prova di morte (2007)

La DJ Jungle Julia, la ragazza più sensuale di Austin, in Texas, torna tardi ogni notte insieme alle sue due migliori amiche, Shanna ed Arlene. Le tre ragazze, tutte molto carine, si divertono a passare le serate tra due locali di Austin, il “Guero’s” e il “Texas Chili Parlor”, dove attirano gli sguardi indiscreti degli avventori. Tra i tanti camionisti e motociclisti presenti al locale c’è Stuntman Mike (Kurt Russell), un killer misogino psicopatico e schizofrenico, il cui volto è solcato da una strana e spaventosa cicatrice e il cui divertimento consiste nello scegliere le vittime da schiantare con la sua auto: fanciulle giovani e belle. A farne le spese sono proprio le tre ragazze. Quattordici mesi dopo, Stuntman Mike torna in circolazione a bordo di una Dodge Charger truccata, ma questa volta le vittime prescelte si riveleranno ossi troppo duri per lui. A un certo punto la situazione si capovolge e saranno le quattro prede, la stylist Abernathy (Rosario Dawson), le stuntwomen Kim e Zoë, l’attrice Lee a giocare con il gatto, per braccarlo a loro volta…

I sensuali piedi di Jungle Julia

Il punto di partenza per scrivere la sceneggiatura fu il fascino che Tarantino aveva avuto da sempre verso il mondo degli stuntmen, che in film come Punto Zero o Zozza Mary, pazzo Gary possedevano un’auto “a prova di morte”. Egli dunque decise di dirigere uno slasher su uno stuntman ormai in pensione ossessionato dalle belle ragazze che si eccita quando le uccide a bordo dei suoi potenti bolidi. Tarantino ricorda, a proposito che “capii di non poter fare un semplice slasher, perché con l’eccezione degli women in prison, non c’è nessun altro genere più rigido dello slasher. E se cerchi di cambiarne le regole, il film non funziona più. Capii di dover prendere allora la struttura di uno slasher e farci quello che volevo. La mia versione è questa: assomiglia ad uno slasher, ma non lo è!“.

Il regista ha ammesso di aver dedicato il film al mondo delle donne, costruendo dei dialoghi e delle situazioni tipicamente da “amazzoni”, di cui va fiero.Secondo lui, le donne di A prova di morte sono le “sorelline della Sposa di Kill Bill, solo che queste aggrediscono non solo a pugni, ma anche a parole”.

Per quanto concerne lo stile con cui il film è girato esso è volutamente antiquato, teso a ricreare l’atmosfera tipicamente anni ’70 tanto cara al regista. Per questa pellicola Tarantino si è categoricamente rifiutato di ricorrere alla computer grafica (CGI), ritenendola fredda, e punta piuttosto sull’azione “vecchia maniera”, magari ripresa da una sola telecamera invece che da dodici, ma interessante e adrenalinica per il pubblico. Di Grindhouse l’episodio A prova di morte è il più originale e il più riuscito, a differenza di Planet Terror, uno splatter narrante di un’epidemia in cui gli infetti divengono una sorta di mostri-zombie, tutto sommato piuttosto convenzionale.

L’iniziale insuccesso della pellicola è dovuto anche a questo: troppo ironica per piacere agli amanti degli horror e troppo violenta e scurrile per attirare le famiglie. I risultati migliori al botteghino vennero ottenuti separando i due episodi.  Voto 6,5 su 10.

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