Sabato 25 maggio si è tenuta la serata in ricordo di Andrea Vannini: una vera maratona cinematografica; circa 6 ore di cinema, intermezzate dalla cena. Ecco com’è andata

Per vedere il programma: Cult Movie – Omaggio ad Andrea Vannini: evento da non perdere

La prima cosa che salta agli occhi al Cinema Castello è che le poltrone sono disposte come dovrebbero esserlo tutte le poltrone dei cinema, ossia alternate in modo che davanti agli occhi si ha la testa di quello di due file avanti; in più lo schermo è abbastanza alto, quindi i film si possono vedere in ogni condizione. Sembra un’osservazione superflua, ma non lo è, visto che tutti i cinema che frequento hanno le poltrone disposte in fila indiana e sono anche abbastanza appiccicate: se ti capita davanti il pivot dei Chicago Bulls, puoi scordarti di vedere il film. Va ammesso che le sale raramente sono piene, quindi ti puoi spostare, ma è comunque seccante.

Non entriamo nei particolari di tutte le testimonianze di coloro che hanno ricordato con grande affetto Andrea Vannini perché vorremmo parlare soprattutto dei film e soprattutto di quelli che sono stati proiettati integralmente.

I film

Il primo film che è stato trasmesso per intero, anzi con 5 minuti in più rispetto a quello tradizionale, è I monelli di Laurel e Hardy, gentilmente messo a disposizione dell’Oasi n. 258 “Teste Dure” dei Figli del Deserto di Prato. Sicuramente in molti ricorderanno la comica nella quale si vedono i soli Laurel e Hardy in versione adulta e da bambini.

I 5 minuti in più sono quelli non tradotti, nei quali, fra l’altro, sentiamo Oliver Hardy cantare con la sua vera voce tenorile (attorno ai 18 minuti del video, per chi lo volesse sentire). Le voci dei due attori, doppiate in italiano sono stupende, probabilmente la cosa migliore che abbia mai fatto Alberto Sordi (doppiatore di Hardy) nella sua brillantissima carriera. La voce di Ollio, che è grande e grosso è quella di un basso, Stanlio, magrolino e più basso di una dozzina di centimetri è acuta. In originale è il contrario: Hardy ha una squillante voce da tenore, mentre quella di Laurel è baritonale. In più sono doppiati con un buffo accento inglese. Siccome ho visto molti dei loro film in entrambe le versioni posso assicurare che, per una volta, la versione italiana è decisamente più divertente. A proposito, mi sono sempre chiesta come diavolo parlasse il commissario capo Clouseau nel doppiaggio francese. Sicuramente qualcosa si perde, ma sia Laurel e Hardy che Peter Sellers sono talmente bravi che l’accento ridicolo è solo un di più.

Altro film che è stato riproposto con due scene censurate in più è Vampyr regia di C.T. Dreyer, 1931.

Le scene censurate, lo diciamo subito, sono quella dell’uccisione della vampira col classico paletto, giudicato troppo cruento, come troppo cruenta è stato giudicata la morte per soffocamento del dottore, servo della vampira. Anche in questo caso si riconoscono le scene tagliate perché gli attori recitano in tedesco. Durante la proiezione del film si è sentito un sonoro russare, cosa che per me è inconcepibile: raramente si vedono film del terrore che fanno veramente paura come il Vampyr di Dreyer. A parte questo, il film è un autentico capolavoro di fotografia, neanche ci si accorge che è in bianco e nero, e di suspense. Inutile dire che, guardando Vampyr, ci si accorge che fior di registi lo hanno preso come modello. Abbastanza intuitivo è che Roman Polanski abbia voluto rendergli omaggio in Per favore non mordermi sul collo, visto che il dottore del villaggio, che poi è una specie di Igor della vampira, è identico al professor Abronsius del film di Polanski.

Ma questo è quasi normale. La cosa più curiosa è che in Witness, i cattivi vengano soffocati dal grano

come il dottore nella scena finale di Vampyr. Comunque sia; guardati il film perché si tratta di uno dei più autentici capolavori del cinema. Guardare per credere.

Per la sezione “erotismo al cinema” erano in programma due film francesi. Il primo, dal film Aria, il segmento di Godard Armide, su musica di Jean-Baptiste Lully.

Girato in una palestra di culturismo, dove due ragazze cercano, inutilmente, di provocare le reazioni dei culturisti. Un piccolo capolavoro visionario, proprio degno del grande nome di Godard, che mi ha ricordato, forse per la musica barocca, forse per l’assoluto surrealismo delle riprese, alcune scene di Greenaway.

Infine Il ginocchio di Claire, di Eric Rohmer. Quando viene fuori il nome di Rohmer, mio padre comincia a bestemmiare un vasto pantheon che va da Gilgamesh alle ultimissime divinità new age; tutti salvo Manitù che, per lui, è l’unica persona seria fra tutto quel ciarpame. Effettivamente Rohmer è particolare. Nel senso che non succede mai nulla e l’unico motivo per non addormentarti è che ti vengono i nervi e vorresti picchiare qualcuno. Nonostante questo Rohmer è sicuramente un maestro. Se ci riesci, prova a sciropparti Il ginocchio di Claire e confrontalo con Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino. Ebbene, Guadagnino segue, passo passo, il film di Rohmer. Con risultati immensamente superiori, secondo me, ma se Guadagnino aveva in mente il film di Rohmer (e non è possibile che non ce lo avesse in mente) un motivo ci sarà pure.

Per fortuna la serata è finita con un documentario su Vasco Pratolini, dello stesso Andrea Vannini, che ha tolto l’amaro in bocca lasciato dal film letale del maestro francese.

Comunque, Rohmer a parte, o forse Rohmer incluso, grande serata che, speriamo, venga ripetuta a ogni anniversario (questo era il primo) della morte di Andra Vannini, che si merita questo e altro. Un unico suggerimento: visto che si tratta di una giornata dedicata tutta, ma proprio tutta al cinema, perché non sostituire la cena con un mega bidone di pop corn?

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Irene PepeMarco Frittelli Autori dei commenti recenti
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Ottimo,. Sei molto brava e …acuta !
Un abbraccio.

Marco