Difficile, scortese, dispotico, amareggiato, depresso, solitario, in perenne stato di agitazione, vessatorio, litigioso, nevrotico, ma faceva morire dal ridere

Completiamo il ritratto di Peter Sellers, dopo aver parlato della sua biografia e dopo aver presentato soprattutto l’uomo. Adesso parliamo del Peter Sellers attore. Non sarà impresa facile perché Sellers era uno di quelli che si porta il lavoro a casa; lui stesso, in più di un’intervista, ha dichiarato candidamente di non sapere bene chi fosse veramente, sempre pronto a essere qualcun altro. La sua personalità era quella del personaggio che impersonava. O forse, proprio per questo, sarà facilissimo, visto che Sellers, Clouseau, il dottor Stranamore, Hrundi V. Bakshi, Sidney Wang erano Peter Sellers.

Peter Sellers aveva un pessimo carattere, pochi erano quelli che riuscivano a sopportarlo a lungo. Fra questi due grandi registi: Stanley Kubrick e Blake Edwards.

Gli inizi e l’incontro con Kubrick

Dopo una serie di film semisconosciuti, molti addirittura non distribuiti in Italia, sulla scia del successo radiofonico del Goon Show, di cui Sellers era l’indiscusso mattatore, ci fu un film importante, La miliardaria, con Sophia Loren, della quale Sellers s’innamorò.

Ebbe un buon successo, ma Peter Sellers diventò Peter Sellers solo nel 1962, quando interpretò Claire Quilty in Lolita di Kubrick. Il protagonista era il bravissimo James Mason, ma Sellers in soli 34 minuti focalizzò su di sé l’interesse di un film che dura più di due ore e mezzo. Fu grazie alle sue improvvisazioni, nelle quali era maestro, a rendere il copione ancor più travolgente. Tanto che si parlò di un Oscar a Sellers come miglior attore protagonista, quando protagonista non lo era affatto.

Ma questo non ci deve far pensare a un attore capace di tenere un film da solo. Al contrario, senza un regista di grande talento i film di Sellers scadevano nella qualità, proprio per colpa del suo terribile carattere. Come notò acutamente Marco Giusti, in un suo articolo del 1981 “Vale raramente per Sellers la legge di Totò che era più grande nei film non diretti, o di Laurel e Hardy registi dei loro registi. Con copioni poco riusciti e registi mediocri, Sellers raramente riesce a risollevare da solo le sorti dei suoi film“.

Il vero successo nei panni dell’Ispettore Clouseau

Fra il 1962 e il 1963 Sellers fece ben 8 film, ma uno solo lo rese un vero e proprio mito: La Pantera Rosa. Anche in questo film il protagonista era un altro, David Niven, ma la performance di Sellers fu tale che il film ebbe successo essenzialmente grazie a lui.

Sellers cattura tutta l’attenzione dello spettatore fin dalla prima gag col mappamondo. Non possiamo disconoscere i meriti di Blake Edwards, regista e soggettista del film (noto soprattutto per essere il marito di Mary Poppins), ma alla fine non rimane che riconoscere che Peter Sellers era un grande clown: Harpo e Groucho Marx assieme.

Il primo è, fra tutti i film della Pantera Rosa, quello che ha la trama più solida, anche se si ride di meno. Clouseau non è ancora l’idiota con più culo che anima dei film successivi, ma solo un goffo imbranato che non riesce a maneggiare un bicchier d’acqua senza rovesciarlo. La Pantera Rosa del titolo è un favoloso brillante, proprietà di una principessa orientale, che è nientemeno che Claudia Cardinale, bellissima, nonostante le acconciature anni ’60. La Primula, ossia David Niven, ladro dal grande fascino, farà di tutto per rubare il preziosissimo brillante, complice addirittura la moglie di Clouseau (Capucine). L’ispettore Clouseau è incaricato di prevenire le gesta della Primula e, in maniera fortunosa, riesce a catturarlo, ma al processo, a causa di un raggiro ordito dalla signora Clouseau e dalla principessa stessa, viene accusato di essere lui la Primula e incarcerato. Il film ha anche il grandissimo merito di far nascere la Pantera Rosa in cartone animato; creata appositamente come logo del film, viene poi promossa a cartone animato per i titoli di testa, poi, con rapidissimi progressi, riesce a vivere di vita propria e vince anche un oscar come miglior film di animazione.

Qui uno dei miei episodi preferiti:

Niven fu un vero signore e accettò il verdetto del pubblico da professionista: l’importante era che il film avesse avuto successo.

Ancora Kubrick ed Edwards, i suoi due grandi registi

L’anno successivo Kubrick volle ancora Sellers, questa volta come triplice protagonista del Dottor Stranamore, dove Peter interpreta Il capitano inglese Lionel Mandrake, il presidente degli Stati Uniti e il Dottor Stranamore, uno scienziato tedesco dal passato poco chiaro. Kubrick fu abilissimo nel lasciare spazio al suo attore per le sue improvvisazioni e, allo stesso tempo, rispettare il copione, cosa che non riusciva a tutti. Sellers, d’altronde aveva una stima immensa del regista inglese: “Kubrick è un dio, per quanto mi riguarda” ebbe a dire. E detto da una persona così egocentrica non era una frase da poco.

Diverso era il rapporto con Edwards: i due litigavano spesso, giuravano di non volere avere più a che fare l’uno con l’altro ma, alla fine, si ricercavano. Forse perché entrambi avevano un genuino intuito per il comico che a Kubrick mancava. Infatti, l’anno successivo fu la volta di Uno sparo nel buio, dove cominciano ad apparire i personaggi che fanno da contorno a Cluoseau: l’ispettore capo Deryfuss, ossia Herbert Loom, e il suo attendente Hercule Lajoy, ossia Graham Stark, entrambi grandi amici di Sellers, e il mitico Kato, ovvero Burt Kwouk, un personaggio talmente incongruo da non poterne fare a meno.

Cominciano da questo film alcuni dei topoi che proseguiranno nei film successivi: i travestimenti di Clouseau, il fido Cato che aggredisce il commissario per tenerlo sempre all’erta, i tic del commissario Dreyfuss. Difficile dire quale sia la parte più divertente del film, visto che si ride ininterrottamente da quando entra in scena Peter Sellers, in ogni caso la scena del campo nudista è da antologia e, a differenza dei film successivi, la comicità rimane sempre entro i limiti del bon ton. Però questo film, per quanto grandissimo, non è perfetto, un difetto ce l’ha: nel cartone animato dei titoli di testa non c’è la Pantera Rosa.

Ora che Sellers è protagonista assoluto si espande come un gas e mostra tutto quello che sa fare. Anche fuori scena, purtroppo. E questa fu la prima volta che Edwards e Sellers giurarono di non girare mai più insieme. Diventato un divo, Sellers ebbe un’infinità di proposte ma, per i motivi che abbiamo già esposto, pochi progetti ebbero successo; quindi ci limiteremo a segnalare solamente i film più importanti.

Un film che avrebbe potuto essere veramente grande e che naufragò sicuramente per colpa di Sellers fu What’s new, Pussycat, del 1965, in Italia Ciao, Pussycat con un cast, come si suol dire, stellare. Sellers protagonista assoluto nel ruolo del dott. Fritz Fassbender, uno psicanalista con la mania del sesso, Peter O’Toole, bellissimo e fresco da Lawrence d’Arabia e Lord Jim, quindi al culmine della sua fama, la deliziosa Romy Schneider, Capucine, Ursula Andress e l’esordiente Woody Allen, del quale Sellers capì subito le immense possibilità.

Peccato che, poi, sul set divenne il solito Peter Sellers e il copione di Allen fu letteralmente massacrato. D’altro canto Allen era alle prime armi e non riuscì a reggere l’impatto di una personalità come quella di Sellers e il regista, Clive Donner, non era certo Stanley Kubrick. In pratica le sole battute che si salvano sono quelle che Allen aveva scritto per sé e alla fine ne è venuto fuori un pasticcio demenziale che si regge solo grazie alla bravura di Peter O’Toole.

Stessa storia per Casino Royale, del 1967, altro cast spettacolare: Sellers protagonista, ancora Ursula Andress, ancora Woody Allen, David Niven, nei panni di un anziano 007, Deborah Kerr, William Olden, Jean-Paul Belmondo e, addirittura, John Houston e il grande Orson Welles. E fu proprio Welles a scatenare la gelosia di Sellers. Addirittura chiese che le scene insieme a lui si girassero in single cut ovvero con inquadrature separate, per non essere mai sul set assieme a lui. Anche questa volta un film con grandi pretese e grandi possibilità che fu molto al di sotto delle aspettative. Sellers restituì il favore a David Niven che risultò un ottimo 007 e, viste le molte scene tagliate che Sellers non volle girare, diventò il protagonista del film e Woody Allen, come in What’s new, si scrisse le sue battute, che sono le più comiche del film.

Quattro anni, tanto riuscirono a stare l’uno senza l’altro Sellers e Edwards, ma nel 1968 crearono insieme un altro capolavoro Hollywood Party. Edwards conosceva bene Sellers e gli preparò un copione di 60 pagine scritte larghe, come si scrivono i temi a scuola, e con pochissime battute; per gli amanti della precisione erano appena 5393 parole. Il film era suo. The Party fu girato negli studi della MGM di Culver City, ossia dove Stanlio e Ollio avevano realizzato le loro comiche prodotte da Hal Roach. La location ebbe un buon effetto; Sellers dimostrò che, non solo era un maestro dell’improvvisazione, ma che aveva tempi e ritmi da comico del muto. La trama è esilissima: l’aspirante attore indiano Hrundi V. Bakshi viene invitato per sbaglio a un party e con la sua goffaggine riesce a distruggere tutto. Sellers aveva a disposizione l’intero set per combinare quello che voleva. Per una volta il set fu sereno e si divertirono tutti. L’unico inconveniente fu che si divertivano troppo e molte scene dovettero essere girate di nuovo per via delle risate che nessuno riusciva a trattenere. Visto che Sellers improvvisava la maggior parte delle gag, nessuno era preparato e l’intero set scoppiava continuamente a ridere.

Nei sei anni successivi Sellers fece 12 film funestati dalle sue bizze. Era tempo di una nuova Pantera Rosa e nel 1974 uscì La Pantera Rosa colpisce ancora. Purtroppo David Niven era impegnato e il suo posto fu preso da Christopher Plummer, niente male, ma Niven è Niven. In questo film troviamo un cameo di Julie Andrews, moglie di Edwards e interprete di Mary Poppins, che fa la cameriera di campagna, con dei pezzi di mela sulle guance per renderla paffuta. Mentre pulisce la stanza si mette a cantare Edelweiss, canzone che aveva cantato in Tutti insieme appassionatamente. A Sellers venne una ridarella inarrestabile e dovette scappare dal set. Purtroppo la pellicola con la scena è stata distrutta.

ll capolavoro, Invito a cena con delitto

Siamo al 1976 ed eccoci a Invito a cena con delitto. Si tratta del film che, in assoluto, ho visto più volte e, se all’inizio mi meravigliavo di ridere a crepapelle ogni volta che sentivo la stessa battuta sentita e risentita, ormai comincio a ridere qualche secondo prima che la battuta venga pronunciata.

Lionel Twain, un miliardario eccentrico, interpretato da Truman Capote, invita nel suo castello i cinque più grandi detective del mondo: Dick Charleston, che sarebbe Nick Charles, interpretato da David Niven, accompagnato dalla moglie, una giovane Maggie Smith; Sidney Wang, ossia Charlie Chan, interpretato da Peter Sellers, accompagnato dal figlio giapponese adottivo numero tre; Milo Perrier (Hercules Poirot), interpretato da James Coco, accompagnato dall’autista; Sam Diamond (Sam Spade), interpretato da un grandissimo Peter Falk, accompagnato dalla segretaria e Jessica Marbles, ovvero Miss Marple, accompagnata dalla sua infermiera, che è una vecchina paralitica. L’intento di Twain è quello di farli assistere a un omicidio del quale non riusciranno a venire a capo, ridicolizzandoli. Il cast è completato da Alec Guinnes, nel ruolo di Bensignore Jamesignora, il maggiordomo cieco e Nancy Walker, la cuoca sordomuta.

Ogni caratteristica degli investigatori è esasperata, per ottenere un effetto comico; particolarmente riuscito il personaggio di Wang; le sue gag con Twain che s’imbestialisce perché il cinese non sa usare gli articoli sono esilaranti e ancor più i suoi aforismi di tipica saggezza orientale, dei quali faccio seguire l’elenco completo: “Conversazione è come televisione durante luna di miele: non necessaria”. “Domande è come carta igienica vetrata: a lungo molto irritante”. “Grande casa è come donna grassa: difficile trovare strada”. “Uomo che litiga con vacca su muro è come treno senza ruote: non può mai arrivare”. Oltre a quello dei funghi primaticci: “Strada pericolosa è come funghi primaticci … “ che Wang non riesce mai a terminare.

Altre due gag da antologia sono quando Jamesignora attacca i francobolli agli inviti ma, poiché è cieco, li appiccica tutti sul tavolino e quando la cuoca trova il cadavere del maggiordomo e grida di spavento ma, siccome è sordomuta, spalanca solo la bocca; ovviamente ce ne sono molte altre, ma sono troppe per poterle elencare tutte; infine, non si approfitta mai della volgarità per far ridere.

Gli attori sono bravissimi, fra tutti spiccano il vecchio Alec Guinnes e Peter Falk mentre, come sempre, Peter Sellers è uno scalino sopra a tutti. Trovare un difetto a questo film non è impresa facile. Anche in questo film Sellers fece i suoi capricci e se la prese in particolare con Peter Falk. Sellers cominciò a essere talmente irragionevole da far saltare i nervi anche a David Niven che nella vita era compassato e flemmatico come appare nei film. Lo steso Sellers ne fu sorpreso e sconvolto al punto di mitigare un po’ i suoi eccessi e il film finì.

Nello stesso anno esce La Pantera Rosa sfida l’ispettore Clouseau. A dire il vero è un film un po’ sgangherato, che si regge tutto sulle straordinarie capacità clownesche di Peter Sellers, ma è una scelta azzeccata. Sellers è irrimediabilmente divertente, quando si traveste, quando inciampa, urta, fa cadere le cose con una naturalezza da comico del muto e, soprattutto, quando lotta col fido Kato, il suo domestico cinese, che ha l’ordine di tenerlo costantemente allerta e perciò lo assale nei momenti più impensati.

Altro pregio del film sono le citazioni cinematografiche, che iniziano dai titoli di testa, con la Pantera Rosa (in cartone animato) nei ruoli di Dracula, King Kong, lo squalo e così via.

Due anni dopo esce il quinto film della Pantera Rosa: La vendetta della Pantera Rosa. Nonostante Blake Edwards abbia ammesso di averlo girato “per pura avidità” (e forse perciò tutti ne parlano male) è uno dei film più divertenti della serie. Le gag si ripetono, sì, ma sono stupende; i travestimenti di Clouseau: da Touluse Lautrec, da lupo di mare tedesco, da cinese e, infine, da padrino, con tanto di ovatta all’interno delle guance, come Marlon Brando, sono i migliori che si siano visti. Anche Kato è in ottima forma, degno dipendente di cotanto principale. Insomma, sono novantanove minuti di risate; peccato sia stata l’ultima Pantera Rosa girato con Peter Sellers vivo. Infatti fu proprio sul set del film che l’attore inglese cominciò ad avvertire i primi sintomi della malattia che lo avrebbe portato alla morte due anni dopo.

Ma la carriera di Sellers non è finita

perché manca all’appello quello che è il suo penultimo film e il più notevole sotto molti punti di vista: Oltre il giardino.

Oltre il giardino è un film che Sellers voleva fare assolutamente, al quale stava dietro da anni. È la storia di un povero di spirito, Chance, buttato fuori di casa dopo la morte del suo datore di lavoro, per il quale faceva il giardiniere. Mai uscito di casa, passava il suo tempo a curare il giardino e a guardare la televisione. Spaesato nel mondo fuori, viene colpito in retromarcia dall’auto di Eve, una stupenda Shirley MacLaine, moglie di un miliardario, consigliere del presidente USA, che lo ospita a casa sua per prestargli le cure del caso. Chance, di un’ingenuità disarmante e che non riesce a distinguere fra realtà e televisione, con le sue sentenze strampalate che vengono prese per sottili metafore, diviene una persona di primo piano e – forse – diventerà presidente degli Stati Uniti.

Se Sellers si era sempre immedesimato nei suoi personaggi, con Chance superò se stesso. È lui stesso a raccontare: “Shirley mi criticava perché mi isolavo sempre in un angolo. Ma dovevo farlo. Non volevo rovinare il mio giardiniere“.

Ormai Peter era diventato mite quanto il suo personaggio e non ci furono problemi sul set, a parte le sue solite manie dovute alla superstizione: dovevano stare ben attenti che nessuno sul set indossasse qualcosa di viola. Con la MacLaine fu dolcissimo; le regalo cinque dozzine di rose rosse per San Valentino, anche se negò sempre di averlo fatto, ma tutti sapevano la verità.

Forse, se fosse stato un attore romantico avrebbe avuto un altro carattere.

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Angelo De Giacomo
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Angelo De Giacomo

Bell’articolo. Pochi sanno che la parte del miliardario morente di Oltre il giardino premiata con l’Oscar, prima di andare a Melvyn Douglas fu offerta a Laurence Olivier, che rifiutò perché lo imbarazzava comparire in un film in cui la sua amica Shirley MacLaine si masturba.

Irene Pepe
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Irene Pepe

Grazie Angelo! Peter Sellers è senza dubbio un gigante del cinema e non potevamo non parlarne. Poi, personalmente, è uno tra i miei attori preferiti e mi faceva piacere scrivere un po’ su di lui e magari far scoprire ai lettori qualcosa in più su Sellers