Il 16 ottobre 2015 Netflix sbarcava in Italia. Facciamo il punto su questi tre anni di attività

Netflix nacque nel 1997 come noleggio di DVD, dopo poco iniziò a inviare i dvd via internet e nel 2008 ha iniziato il servizio di streaming su richiesta. Visto il successo, nel 2010 ha iniziato le proprie produzioni originali. Attualmente Netflix è in tutto il mondo eccetto Cina, Corea del Nord, Siria e Crimea.

Un successo così vasto merita attenzione

Ovviamente ci sono cose buone e meno buone da dire su Netflix; vediamo di vagliare i pregi e i difetti, cercando di essere più obiettivi possibile.

1Difetti

Netflix è l’ennesima incentivazione al solipsismo, come se ce ne fosse bisogno. Questo è il Male della nostra epoca che, probabilmente, ci porterà a una lenta, ma inesorabile, estinzione, che per il pianeta non sarebbe un gran male. Un altro modo per evitare occasioni per incontrarsi, scambiare opinioni, confrontarsi, litigare, fare pace, condividere, dissentire, tutte quelle attività che fanno dell’individuo un essere sociale. Non è un male da poco, forse è “Il Male”, ma Netflix non ne è il responsabile, solo uno dei tanti modi di navigare con la corrente a favore.

Netflix è tradizionalista, è stato costruito appositamente per “rivedere”. In sé non c’è nulla di male; anche le canzoni si riascoltano, i libri si rileggono, i quadri si ritornano a vedere, allo stesso tempo si ha meno voglia di diverso, di novità. Già è stato difficile passare dal figurativo all’astratto o al cubismo senza media che ti proponessero i quadri di Giotto in continuazione. Il timore che Netflix standardizzi i gusti c’è, eccome.

2Incerti

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Per contro, Netflix ha già cominciato le proprie produzioni originali. È prematuro darne giudizi definitivi, ma sarà proprio in questa sede che vedremo se proporrà una politica intelligente o uniformatrice. Mi spiego meglio: Netflix ha sicuramente i mezzi per sapere cosa viene guardato di più e da chi; se le sue produzioni seguiranno l’onda possiamo già aggiungere un altro aspetto negativo della piattaforma, se sceglierà di investire su artisti validi e innovativi siamo già sul versante dei pregi di Netflix. Se pensiamo che Roma di Alfonso Cuarón, che ha recentemente vinto il leone d’oro a Venezia, è stato prodotto proprio da Netflix, io sarei ottimista.

Netflix ha intenzione di comprare una catena di sale cinematografiche negli Stati Uniti. Anche in questo caso, vedremo come gestirà questa nuova attività, ma il cinema ritorna al cinema è comunque un buon segno.

Una cosa che non si sa se sia un pregio o un difetto è che la televisione verrà sicuramente danneggiata pesantemente da Netflix, visto che non ci sono pubblicità (per ora). Perché non si sa se sia un pregio o un difetto? Perché la televisione è un mezzo eccezionale, usato in maniera idiota.

3Pregi

Il pregio più grande di Netflix, che da solo ammortizza molti aspetti negativi, è sicuramente la fruibilità a basso costo, il che significa che un buon film può essere visto da un numero di persone di gran lunga maggiore di quanti lo avrebbero visto al cinema.

Altro aspetto positivo, ma anche questo dipende da come verrà gestita la piattaforma, è il suo immenso archivio. Quello che all’inizio abbiamo stigmatizzato come difetto potrebbe rivelarsi un gran pregio: dal momento che non esistono più o quasi i cineclub, a un ragazzo che non ha mai visto Godard, Welles, Chaplin, Fellini, Hitchcock, Herzog, ecc. si aprirebbe più di un mondo.

Al momento questo aspetto sembra essere carente, ma il successo di una piattaforma potrebbe anche invogliare altri a investire in progetti alternativi. D’altronde Netflix è un elemento di progresso nel cinema, paragonabile al DVD nei confronti del vinile, non ci si può certo fermare qui.

Ultima cosa da sottolineare è il grande supporto che Netflix mostra nei confronti della comunità LGBT. E non è cosa da poco, visti i tempi che corrono. Quest’anno la campagna lanciata è stata quella del Rainbow is the new black, l’anno passato quella del #LoveWins. Ma è il sostegno quotidiano a essere importante, quello dato da serie televisive e film che lanciano un messaggio molto chiaro: l’amore è di tutti e per tutti.

Vedi anche: Anche Netflix diventa arcobaleno e supporta la comunità LGBT

Infine, una cosa che non è né pregio, né difetto, solo una constatazione.

Su Netflix le serie TV si consumano a dosi massicce, sembra non ci sia più il gusto dell’attesa. In era paleotelevisiva si doveva aspettare una settimana per sapere cosa sarebbe successo al nostro eroe che si trovava in una situazione drammatica proprio alla fine della puntata. Secondo i programmatori di allora, lo spettatore era talmente ansioso di sapere la fine che avrebbe sicuramente rivisto la puntata successiva. Già negli anni ’80, però, iniziò il fenomeno delle telenovelas a ritmi giornalieri, dove succedeva sempre di tutto e di più, che poi era come se non succedesse mai nulla, ed ebbero un successo insperato. Segno che al telespettatore medio non piaceva stare in ansia, non voleva un evento eccezionale, ma qualcosa alla buona che gli tenesse compagnia, stravolgendo tutte le teorie aristoteliche sull’arte drammatica.

A differenza delle telenovelas, le serie TV sono spesso prodotti artisticamente molto validi, per fare un altro paragone, questa volta con un classico della letteratura, sono il corrispondente dei Penny Dreadful dell’era vittoriana, solo che con Netflix si possono consumare in pochi giorni; un po’ come comprarsi il libro rilegato di Conan Doyle anziché leggersi le avventure di Sherlock Holmes a puntate sullo Strand Magazine.

Da Aristotele a oggi, quindi, sono stati fatti molti passi, se in avanti o indietro, prima o poi lo scopriremo.

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