Penny Dreadful è una serie che di certo merita di essere vista e, soprattutto, commentata. Per questo abbiamo dedicato alla serie televisiva quattro articoli, che usciranno ogni sabato

La cosa che più colpisce di Penny Dreadful è la scrittura, che fa onore al regista John Logan. Il suo script è apparentemente pieno di luoghi comuni che si rivelano poi estremamente originali. Infatti, a una storia sul sovrannaturale, che potrebbe presto diventare banale o monotona, si affiancano intrecci affascinanti e ricchi di poesia.

Da dove nasce l’idea per la serie?

I Penny Dreadful, prima di essere un serie televisiva, erano una pubblicazione che usciva periodicamente in epoca vittoriana nel Regno Unito. Come suggerisce il nome, costavano un penny e l’argomento era sempre orrifico. Fra i titoli più noti ci sono Il castello di Otranto, Il monaco, Varney il vampiro, Sweeney Todd che, in seguito, sono stati pubblicati anche in volume.

Nel 2014 John Logan ha concepito una serie TV che è l’apoteosi del crossover, secondo solo alla Lega degli straordinari gentlemen di Alan Moore. Nella serie convivono personaggi letterari e cinematografici che si incastrano perfettamente fra loro come in un puzzle.

Vediamo i personaggi

Il più rilevante, anche se non è il protagonista, è il conte Dracula. La sua presenza aleggia fin dall’inizio; la prima stagione è interamente incentrata sulla figura del vampiro e sull’interesse che queste creature, capeggiate dal signore della notte, mostrano per la protagonista, Vanessa Ives. Come vedremo negli articoli che seguiranno, il vampiro tornerà nella terza stagione, dove finalmente rivelerà la sua identità. Cosa che lo renderà non certo meno interessante, quanto sicuramente più affascinante.

Dallo stesso libro di Stoker abbiamo anche Mina Murray e suo padre, sir Malcolm Murray, ignorato dallo scrittore, ma che riveste invece nella serie un ruolo fondamentale. Sir Malcolm, interpretato dall’ex 007 Timothy Dalton, ricorda troppo Allan Quatermain per essere un caso. Come il personaggio nato dalla penna di Henry Rider Haggard, anche il nostro uomo è un avventuriero, che ha passato la sua vita in Africa e ha alle spalle un passato tormentato. Uomo da sempre distante, avido di sentimenti e dedito esclusivamente al suo lavoro, si ritrova senza un figlio, Peter, che si ammala e muore durante una spedizione col padre, e senza una figlia, Mina, che viene rapita da Dracula. Al suo fianco rimane soltanto Sembene, il suo servitore nero che, in gioventù, aveva fatto il mercante di schiavi. Personaggio molto misterioso, di poche parole, ma di una saggezza e lealtà infinite.

Poi abbiamo Vanessa Ives, intima amica di Mina. Protagonista assoluta della serie, Miss Ives è sicuramente il personaggio più complesso. Fin da ragazzina mostra di avere dentro di sé qualcosa che la rende diversa dalla ingenua e felice compagna di giochi Mina. Dopo il rapimento dell’amica, la sua oscurità viene fuori in tutta la sua potenza. La sua esistenza non sarà più la stessa, ogni giorno sarà segnato dal tormento. È una figura complessa, piena di sfaccettature e ricca di contraddizioni. Riesce a essere incredibilmente passionale, quasi in modo animalesco e, il momento successivo, composta e fredda. La sua è una continua lotta tra il bene e il male, segnata da enormi sofferenze fisiche e spirituali, che vengono rese in modo sublime dalla bravissima Eva Green. Tutte le sue vicissitudini passate hanno dell’incredibile, tanto che viene il sospetto che sia molto più vecchia di quanto sembri. Ma quello che è sicuro, è che mostrano a pieno la forza e la determinazione del personaggio.

Il personaggio principale maschile è invece un pistolero del West, Ethan Chandler, interpretato dall’attraente Josh Hartnett.  Nei primi episodi non sembra essere particolarmente interessante, quantomeno superficiale e privo di complessità. Questa prima impressione non potrebbe essere più sbagliata. Tra tutti i personaggi è il solo ad avere più fantasmi da affrontare di Miss Ives. Di Mr. Chandler è bene non rivelare troppo, perché la sua storia è quella che viene tenuta più segreta e della quale abbiamo una visione completa solamente nell’ultima stagione. Basti sapere che è un personaggio maledetto, che può controllare il suo lato oscuro, ma non sfuggirgli.

Dal capolavoro di Mary Shelley abbiamo il dott. Frankenstein, ben due mostri e una, più cinematografica, moglie di Frankenstein. Il dottore, interpretato da Harry Treadaway, è ovviamente un medico, che però non disdegna il mondo meno analitico della poesia e della filosofia. È un personaggio a tutti gli effetti romantico, amante di poeti come Wordsworth e affascinato da quanto gli può insegnare la natura. Ma, come tutti i personaggi della serie, nasconde un segreto oscuro. Come nel libro, Frankenstein ha trovato un modo per riportare in vita i morti ma, la sua prima creazione non è stata quello che si aspettava.

Ed è qui che incontriamo il primo dei due mostri, Calibano (ovvio rimando alla Tempesta di Shakespeare), interpretato da uno straordinario Rory Kinnear. Il suo personaggio risulta forse uno dei più belli. In lui incontriamo una disperazione che non ha mai fine, dovuta alla mancanza più assoluta di amore da parte delle persone che incontra. Primo fra tutti il suo creatore, che non lo accetta per la sua mostruosità e lo rifiuta. Il suo dolore diventa ben presto ferocia disumana, rabbia e aggressività. Ma è un personaggio in continuo sviluppo, che vediamo crescere. Il che è ancora più affascinante se pensiamo che, in quanto appena rinato, deve imparare nuovamente tutto dalla vita. Ogni scena con Calibano è piena di una poesia unica; le sue frasi sono sicuramente le più belle e struggenti. Un personaggio che racchiude in sé la spietatezza di un mostro, ma anche la sensibilità del più grande dei poeti.

Di Stevenson troviamo il dott. Jeckyll, nella serie compagno di banco di Frankenstein, ma senza il suo doppio malvagio.

Di Oscar Wilde, prevedibilmente, abbiamo Dorian Grey, interpretato da Reeve Carney (che nel remake, del 2016, di Rocky Horror Picture Show è Riff Raff). Dorian Grey è sicuramente una tra le figure più difficili da impersonare, sul quale è stato fatto di tutto. Per questo è forse il più difficile da inquadrare e il più difficile da apprezzare, anche se è indubbio che il fascino è ciò che caratterizza il Dorian di Carney. La sua bellezza giovanile, i suoi modi pacati e sempre raffinati, il suo amore per le cose belle, di cui si circonda nella sua enorme e magnifica villa. Va detto, però, che è un personaggio che si evolve lungo le stagioni e acquista sicuramente carattere. La terza stagione, infatti, è dove veramente viene fuori il lato peggiore, e quindi vero, di Dorian Grey.

Completano il serraglio un esperto di lingue morte, alcune streghe (tra cui l’impareggiabile Helen McCrory), una nota medium, uno stregone indiano, un paio di uomini lupo e uno zelante commissario di Scotland Yard. Manca, ma ne aleggia il presagio come una nebbia malefica, Jack lo Squartatore.

Con questo guazzabuglio di personaggi poteva venir fuori un pasticcio incommensurabile o un capolavoro. Ne è venuto fuori un capolavoro che poco ha da invidiare all’altra opera maestra di Alan Moore.

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