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Mortal: non chiamatelo Thor!

André Øvredal porta una storia originale sui miti nordici al Trieste science+fiction festival

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Dopo aver conosciuto Thor grazie ai film del Marvel Cinematic Universe, André Øvredal ci presenta il mito norvegese sotto un’altra luce. Il protagonista di Mortal, Eric (Nat Wolff), non è un supereroe convenzionale, alla continua scoperta dei suoi poteri. Il film si interroga sul ruolo del divino nella società contemporanea e sulle conseguenze dell’agire umano.

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mortalMortal regala un pizzico di supereroismo al Trieste Science+Fiction Festival 2020. Nella sezione Neon ammiriamo il nuovo film di André Øvredal (Scary Stories to Tell in the Dark), con protagonista Nat Wolff (Città di carta) nel ruolo di Eric, un giovane che scopre di avere i poteri delle divinità della mitologia norrena. Il festival della fantascienza quest’anno è disponibile interamente in streaming su Mymovies, versione atipica a causa delle restrizioni per cercare di arginare la pandemia di COVID-19. Dopo una breve presentazione, ogni pellicola è trasmessa in lingua originale con i sottotitoli; in particolare, questo film presenta dialoghi sia in inglese sia in norvegese.

Dopo aver assegnato il Premio RAI4 a Post Mortem di Péter Bergendy come miglior film della selezione ufficiale Neon, RAI4 elogia anche Mortal con la Menzione Speciale Premio RAI4 TS+FF2020. Ecco la motivazione del media partner del festival della fantascienza:

“In un meraviglioso paesaggio scandinavo, il mistero e il soprannaturale irrompono lentamente innescando un viaggio interiore e la fuga di un’insolita coppia dalle minacce degli ottusi inseguitori stranieri. La Norvegia, si riappropria con intelligenza e senza complesso d’inferiorità della propria mitologia e il risultato è una sorprendente visione che strappa il mantello patinato all’immaginario dominante nell’universo fantasy dei supereroi nordamericani. Per questi motivi e nella speranza che il regista sia capace di resistere alle sirene Marvel e DC, la menzione speciale RAI4 va a “Mortal” di André Øvredal”.

Mortal riscopre i miti scandinavi

mortalDopo Troll Hunter del 2010, André Øvredal ritorna a raccontarci le storie della sua terra con Mortal. In questi dieci anni il regista è diventato famoso in tutto il mondo con produzioni statunitensi, tra cui Autopsy e Scary Stories to Tell in the Dark (horror che beneficia dell’apporto creativo e produttivo di Guillermo Del Toro). Øvredal ci porta letteralmente in Norvegia, con le ampie inquadrature dalle verdi valli alle cime innevate della nazione scandinava; in questo viaggio visivo è accompagnato per la terza volta da Roman Osin, che cura la fotografia del film.

mortalMortal, in lingua originale Torden, è una storia di André Øvredal, che ha scritto la sceneggiatura del film insieme a Norman Lesperance e a Geoff Bussetil. Eric, il protagonista, è un giovane escursionista americano nella Norvegia occidentale; dopo aver ucciso accidentalmente e senza spiegazioni un adolescente, è arrestato e interrogato. Alla stazione di polizia incontra Christine (Iben Akerlie), una giovane psicologa che vuole aiutarlo a capire cosa gli sta accadendo. Braccato dalle autorità norvegesi e americane, Eric fugge con Christine alla scoperta delle sue origini e dei suoi poteri.

Ho apprezzato molto la performance di Nat Wolff nei panni di Eric, eroe tormentato in conflitto con i suoi mortalsuperpoteri. La bravura dell’attore si evidenzia già dalle prime scene di Mortal, in cui senza parlare intrattiene lo spettatore con la sua mimica e le sue emozioni. In questa sequenza mi ha ricordato Bruce Banner che si rifugia nei luoghi più isolati dopo esser tornato umano dalla trasformazione in Hulk. Eric non è il classico supereroe: può perdere il controllo dei suoi poteri e provocare gravi danni, come spesso accade agli X-Men, e in particolare recentemente ai New Mutants. Il protagonista del film di Øvredal alla fine si rivela simile a un antieroe, capace anche di uccidere, come Magneto.

mortalNella terra che narrava le gesta degli dei asgardiani, bisognava menzionare anche Thor. Da quando Stan Lee lo introdusse nell’olimpo dei supereroi Marvel nel 1962, il dio del tuono e la mitologia norrena in generale hanno acquistato sempre più notorietà nell’immaginario collettivo. Oltre ai 3 film incentrati sul personaggio nel Marvel Cinematic Universe, l’argomento è stato ripreso anche in Berseker (2004), Il mistero di Ragnarok (2013) e Ragnarok (serie tv Netflix 2020). In Mortal Øvredal rispolvera una leggenda collegata ai discendenti di Thor, tra alfabeto runico e la potenza del mitico Mjolnir.

Nel protagonista di Mortal confluiscono il concetto di umano e divino, con la fragilità di Eric verso la sua condizione tormentata e l’onnipotenza dei suoi poteri sovrannaturali. La sua divinità rende Eric un punto di riferimento per molte persone, ma non tutti cercano la salvezza spirituale o vogliono credere in Dio. Spesso si cerca di fuggire o di eliminare qualcosa che è più grande di noi. Øvredal ci vuole far riflettere sul ruolo del divino nella società contemporanea e sulle conseguenze dell’agire umano.

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