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Back to the vintage: Top Gun

Occhi al cielo, rayban e bomber

Ci sono film che dal primo giorno di uscita nelle sale, riescono ad avere un tale successo, da entrare nell’Olimpo dei classici da vedere e rivedere.

All’incirca 30 anni fa volavano nei cieli cinematogafici di tutta Italia il tenente Pete Maverick Mitchell  e il sottotenente Nick Goose Bradshaw: il 25 settembre del 1986 usciva nelle sale Top Gun.

La pellicola che consacrò definitivamente in quel di Hollywood Tom Cruise, sbancò letteralmente il botteghino, incassando poco più di 8 milioni di dollari soltanto nel suo primo weekend di apertura e aggiudicandosi il titolo di film da maggiore incasso del 1986.

La critica, dall’altro lato, elogiò l’ottima regia di Tony Scott e la colonna sonora, prodotta dalla Columbia Records nel 1986, viene ricordata come una delle più belle colonne sonore di tutti i tempi.

Inoltre il film vinse un Oscar per la miglior canzone con Take My Breath Away, prodotta da Giorgio Moroder per i Berlin.

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Ma la storia che ha dato origine al film, la conoscete?

Diretto da Tony Scott  (fratello minore di Ridley, morto suicida nell’agosto 2012) e prodotto da Don Simpson e Jerry Bruckheimer, in associazione con la Paramount Pictures, con la sceneggiaturascritta da Jim Cash e Jack Epps Jr,  è stato ispirato da Top Guns, un articolo scritto da Ehud Yonay per la rivista California.

La pellicola prese come spunto gli scontri aerei della guerra fredda.

La produzione di Top Gun iniziò quando i produttori Don Simpson e Jerry Bruckheimer appunto, decisero di fare un film traendo spunto da un articolo apparso a maggio del 1983 sulla rivista California Magazine e dedicato all’addestramento dei piloti da caccia Top Gun che avveniva alla Miramar Naval Air Station di San Diego.

Così Simpson e Bruckheimer comprarono i diritti per fare il film e scritturarono gli autori dell’articolo stesso affinché scrivessero una sceneggiatura, visto che altri autori che si erano accostati al progetto, come Chip Proser, avevano rinunciato. Dopo alcuni passaggi, i produttori tornarono da Proser e gli offrirono 30 000 $ a settimana per il suo aiuto nel fare una revisione da cima a fondo della sceneggiatura.

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Il Dipartimento della Difesa statunitense decise così di sponsorizzare e finanziare il film al contrario di quanto invece accadde per Ufficiale e gentiluomo del 1981.

Per fare in modo che la Marina approvasse totalmente il film, fu anche modificato lo script originale che prevedeva la morte di Goose dopo una collisione in volo; questa scena fu infatti modificata con uno scenario più plausibile, raffigurando un incidente che è realmente accaduto ma che non ha provocato la morte di nessuno.

 

La Marina fece addirittura installare degli uffici mobili di reclutamento nei pressi dei maggiori cinema delle grandi città per attirare i giovanotti esaltati dal film appena usciti dalla proiezione.

 Si pensò infatti che l’adrenalina e la soggezione lasciata dalla pellicola li avrebbe portati ad essere più propensi nei confronti della carriera militare.

Il piano ebbe successo e quell’anno la marina registrò un aumento altissimo nel numero di reclute, circa del 500%.

Anche gli attori che hanno preso parte al film hanno fatto un corso di formazione con la Marina Militare ed hanno ottenuto una certificazione.

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La tematica militare tuttavia, non da tutti era vista come qualcosa di attraente e proprio per questo motivo Bryan Adams rifiutò di far utilizzare la sua canzone Only the Strong Survive  per accompagnare alcune scene del film.

Fu allora che vene scelta la celeberrima Take my Breath Away dei Berlin e in contemporanea uscì anche la cover italiana Toglimi il respiro cantata da Cristiano Malgioglio.

Certo, gli ostacoli da superare nel corso delle riprese non furono pochi, a cominciare dagli screzi fra la produzione e Scott che fu licenziato per ben tre volte perché non ammetteva che nel film ci fossero scene d’amore.

La produzione la scampò e la scena d’amore tra Maverick e Charlie venne realizzata in post-produzione dopo la fine delle riprese.

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Tuttavia Kelly McGillis stava già lavorando a una nuova pellicola e aveva un taglio di capelli diverso rispetto a quello delle riprese svolte; per questo motivo, la scena venne svolta in semi-oscurità.

Cosa dire invece del fatto che Tom Cruise, fino a quel momento, non aveva mai guidato una moto?

Ebbene, fu costretto ad imparare per interpretare le scene che hanno fatto battere il cuore a milioni di teen ager e sognare di essere lì insieme a lui.

Cruise ha dovuto frequentare la House of Motorcycles di El Cajon (California)  prendendo lezioni nel parcheggio dello stesso negozio.

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Più comprensibile invece, il fatto che, per prepararsi alle scene in volo, la prima volta in un F-14 Tomcat lo fece stare molto male.

Qualche difficoltà a dire il vero, Cruise la ebbe anche a causa della sua statura decisamente inferiore a quella della McGillis; è infatti spesso costretto a salire su un rialzo quando deve apparire al fianco dell’attrice protagonista, un accorgimento che tuttavia non ha risparmiato errori come in una scena in cui Charlie (Kelly McGillis) viene inquadrata dal basso verso l’alto e indossa i tacchi mentre poco dopo, nella stessa scena, l’attrice appare al fianco di Tom Cruise senza tacchi ai piedi.

Anche tecnicamente sono ravvisabili piccole sviste, come ad esempio nella scena in cui Maverick si posiziona in volo rovesciato con il proprio aereo a pochi centimetri dall’abitacolo del Mig e scatta una fotografia che è assolutamente irrealistica.

La manovra sarebbe infatti difficilissima, ma non è tutto.

L’ingombro dei timoni di coda dei due aerei non permetterebbe mai ai due cockpit di avvicinarsi così tanto senza toccarsi, e anche la morte di Goose non sarebbe mai potuta avvenire nel modo in cui il film la rappresenta.

La scena dell’ultimo combattimento, che ritrae numerosi aerei mentre intrecciano le proprie traiettorie ed effettuano acrobazie, viene riproposta più volte nel corso del film, e quando Maverick e Charlie ascoltano Sittin on the dock of the bay di Otis Redding e lui le dice che la ascoltava da piccolo con i genitori, afferma anche che il padre è morto in combattimento in Vietnam nel novembre del 1965.

 La canzone, però, è stata registrata soltanto nel 1967.

Al di là di tutto comunque, Top Gun è un esempio particolarmente riuscito di un tipo di film già esistente ma che avrebbe poi prevalso nella cultura cinematografica successiva, soprattutto tra gli adolescenti e giovani: grande tecnica delle riprese d’azione, celebrità che prevalgono sugli attori, prevedibile e banale costruzione delle storie e dei dialoghi, colonna sonora di canzoni superprodotte e che costituirono una parte notevole del suo successo e non solo.

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Il film lanciò una vera e propria moda fatta di giubbotti di pelle e Ray-Ban, di bulli da cuore tenero, di storie d’amore quasi impossibili

“E c’è anche un’altra cosa Maverick, c’è qualcosa di geniale nel tuo modo di volare ma questo la dentro non te lo posso dire. Ho paura che in quell’aula tutti se ne accorgano, invece, io voglio che nessuna sappia che mi sono innamorata di te. ”

I Top Gun, erano universalmente riconosciuti come i migliori piloti esistenti

“Per 5 settimane volerete con i piloti migliori del mondo, voi eravate i numeri due, Cougar era il numero uno…Cougar ha rassegnato le dimissioni. Ora siete voi i numeri uno. Ma ricordate una cosa…. fate una stronzata, anche piccola, e vi ritroverete a pilotare un cargo pieno di me**a di cavallo per il resto della vostra vita. Sono stato chiaro?”

ed è per questo motivo che alcune cose di Top Gun acquistano senso solo se viste attraverso le lenti degli Stati Uniti di quegli anni: Top Gun esemplifica alla perfezione l’era del presidente Ronald Reagan, che diede nuovo vigore all’antica dottrina dell’«American exceptionalism», cioè quell’idea che gli Stati Uniti siano un paese in qualche modo speciale.

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Reagan voleva infondere un nuovo ottimismo dopo le crisi degli anni Settanta, e lo fece anche utilizzando una retorica piuttosto aggressiva nei confronti dell’Unione Sovietica.

Film come Top Gun erano perfetti per dare forza a quella retorica.

Oltre a Cruise nel ruolo di Pete Maverick Mitchell e alla statuaria Kelly McGillis in quello di Charlotte “Charlie” Blackwood nel film troviamo anche lo spavaldo e prepotente Val «Iceman» Kilmer che sarà ancora al fianco di Tom Cruise nell’attesissimo sequel del film, intitolato Maverick; ma non solo.

Maverik

Nick “Goose” Bradshaw, il sottotenente e compagno di Maverick, che muore in un incidente riportando Maverick con i piedi per terra e a rivalutare i suoi comportamenti e la sua vita, è interpretato da Anthony Edwards, lo stesso attore che, qualche anno dopo, è rientrato tra i protagonisti storici della serie E.R. Medici in prima linea.

La moglie di Goose è invece interpretata da una giovanissima Meg Ryan ancora sconosciuta quando ottenne la parte di Carole Bradshaw e lontana dal successo mondiale di Harry ti presento Sally del 1989.

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Un velo di malinconia probabilmente vi attraverserà la mente la prossima volta che vedrete il film pensando che  le riprese, uno degli stunt man è morto davvero.

Si chiamava Art Scholl ed era uno dei piloti ingaggiati per le scene aeree acrobatiche.

Ha perso la vita a soli 54 anni, mentre era in volo per eseguire una scena del film. Non si sono mai capite le esatte dinamiche dell’incidente, l’unica cosa sicura è che vi è stata una perdita di controllo dell’aereo e questo lo ha fatto finire nell’oceano pacifico; né il velivolo né il corpo del pilota sono stati mai ritrovati.

Per commemorare Scholl, la produzione decise quindi di dedicare a lui la pellicola.

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