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L’avventurosa storia degli Oscar: Marty, vita di un timido (1955)

Un italo-americano e un'italiana sono i protagonisti della notte degli Oscar: dalla tv e dal palcoscenico al grande schermo

marty

Marty è un prodotto televisivo tradotto sul grande schermo: i protagonisti sono gente comune,i dialoghi sono realistici e dimessi, il bianco e nero obbligatorio con inquadrature lunghe, che seguono la regola del ‘pedinamento del reale’, tanto cara a Cesare Zavattini. Gli attori non recitano con enfasi,ma la loro semplicità conquista, così come tenerezza e simpatia suscita il gentile e onesto macellaio,ritratto con delicatezza da Ernest Bognine. Un prodotto atipico per l’epoca, lontano dalla grandiosità dei kolossal e forse proprio per questo tanto apprezzato.

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Marty, vita di un timido (Marty)

Regia: Delbert Mann; soggetto e sceneggiatura: Paddy Chayefsky dal suo omonimo sceneggiato televisivo; fotografia(b/n): Joseph LaShelle; scenografia: Edward S. Haworth, Walter M. Simonds, Robert Priestley; costumi: Norma Koch; trucco: Robert Schiffer; colonna sonora: Roy Webb (la canzone dei titoli  cantata da Harry Warren); montaggio: Alan Crosland; interpreti: Ernest Borgnine (Marty Piletti), Betsy Blair (Clara Snyder), Ester Minciotti (Teresa Piletti), Augusta Ciolli (Caterina Piletti), Joe Mantel (Angelo), Karen Steele (Virginia), Jerry Paris (Tommy), Frank Sutton (Ralf); produzione: Hecht/Hill/Lancaster per MGM; origine: USA – 1955; durata: 91′.

Trama

New York, anni ’50, quartiere italo-americano del Bronx. Il macellaio Marty Piletti (Borgnine), a trentacinque anni, è ancora scapolo e vive in casa con la madre vedova. A differenza dei suoi parenti, tutti sposati con figli, Marty è ancora celibe, ma avverte la solitudine. Il cugino Tommy vive anch’egli in casa con la madre, rimasta vedova anche lei, ma i rapporti della signora con la nuora sono pessimi, quindi chiede a Marty di ospitare la zia. Da uomo generoso e disponibile qual è egli accetta.  Una sera Angelo gli propone di recarsi al ‘Polvere di Stelle’  dove si tiene una serata danzante, un luogo perfetto per fare conoscenze interessanti. Esortato dalla madre e dalla zia Marty accetta, senza convinzione: non è la prima volta che partecipa a eventi del genere, ma fino ad allora qualunque approccio col gentil sesso è stato infruttuoso: nonostante risulti simpatico alle ragazze, il suo fisico taurino e la scarsa abilità nella danza hanno sempre giocato a suo sfavore. Quella sera però, mentre come al solito resta seduto ai margini della pista, nota una ragazza timida, dall’aspetto ordinario che siede anche lei ad un tavolo vicino e sembra a disagio. Un uomo gli si avvicina e gli offre cinque dollari se le fa compagnia. L’ha conosciuta a un appuntamento al buio e vorrebbe scaricarla. Marty in un primo momento rifiuta, ma quando l’uomo la tratta male, le si avvicina e stringe amicizia con lei. Si chiama Clara, è maestra di scuola e ha ventinove anni. I due trascorrono una splendida serata insieme, raccontandosi le proprie vite. Marty si offre di accompagnarla a casa e, arrivato a destinazione le confessa di essere attratto da lei. Lungo la strada Marty viene raggiunto da angelo e da altri amici, che gli propongono di continuare la serata con loro, lasciando sola Clara. Marty rifiuta con decisione e, arrivato a casa della ragazza le promette di chiamarla l’indomani, per trascorrere la domenica insieme.

“A te non piace, a mia madre non piace, lei è racchia e io sono brutto e grosso. Beh, io so solo che mi sono divertito con lei ieri sera, e voglio farlo anche stasera! E se staremo ancora bene insieme la pregherò in ginocchio, la supplicherò di sposarmi! E se c’è una festa per Capodanno, io ci verrò e ci verrò con lei! A voi non piace? Peggio per voi!”

Marty

Intanto Teresa e Caterina, rimaste a casa, discorrono dei pessimi rapporti di Caterina con sua nuora. La madre di Marty è così spinta a cambiare idea sul matrimonio del figlio e quando egli le presenta la ragazza, la tratta con fredda cortesia. Il giorno dopo, prima che cominci la messa, Marty e la madre parlano di Clara. La donna obietta al figlio che la ragazza non è certo una bellezza e poi non è italiana. Egli la difende e dice alla madre che Clara è anche laureata, ma la donna insinua il dubbio che sia di facili costumi. Di malumore, mentre torna a casa Marty viene raggiunto dagli amici che lo convincono a passare la serata con loro, definendo Clara una ‘racchia’. Giunti al bar però iniziano a discutere. Marty, esasperato, contro il parere di Angelo, che cerca di dissuaderlo, telefona nonostante l’ora tarda a Clara e le chiede di sposarlo.

Un esempio di ‘neorealismo all’americana’

Il produttore Harold Hecht e l’attore Burt Lancaster sono in cerca di un film a basso costo, in cui investire una piccola cifra da scaricare dalle tasse, in caso di insuccesso. Optano per finanziare con 343.000 dollari l’esordiente Delbert Mann nella produzione per il grande schermo di Marty, scritto dallo sceneggiatore Paddy Chayefsky per la televisione, dove è stato interpretato da Rod Steiger e Nancy Marchand. Questa volta il ruolo del protagonista viene affidato a Ernest Borgnine, attore dal fisico tarchiato col quale Lancaster aveva recitato in Da qui all’eternità (era un sergente sadico che provocava la morte di un giovane soldato). Contro le previsioni il film piace agli spettatori fin da subito e anche la critica non lesina elogi. ‘Variety’ pubblica:“Se questo è ciò che la televisione ha da offrire, allora i produttori dovrebbero passare un po’ ti tempo a guardarla” e anche il ‘New Yorker’ si allinea: “Marty ha il pregio di avere uno schermo di dimensioni modeste quanto la storia che racconta. Appartiene a quel genere di pellicole che conoscevamo e amavamo prima che il CinemaScope offrisse nuovi e più lunatici panorami”. Marty è il primo film americano ad aggiudicarsi la Palma d’oro a Cannes e questa affermazione convince i due produttori a spendere in pubblicità più di quanto il film sia costato. La pellicola viene proiettata a platee selezionate e Borgnine si esibisce persino come affettatore di bistecche all’inaugurazione di un supermercato, ottenendo un riconoscimento dal sindacato dei macellai per averli rappresentati “come amichevoli, umili,sinceri e affidabili esponenti della razza umana”. Il risultato della campagna promozionale sono le otto candidature agli Oscar 1956, compresa quella per il miglior film.

Il racconto del redattore

A presentare la serata degli Oscar il 21 marzo 1956 è il mattatore Jerry Lewis. Un altro Mann, il regista Daniel gareggia con La rosa tatuata, scritto dal drammaturgo Tennessee Williams appositamente per Anna Magnani, da lui conosciuta a Roma nel 1950, durante un viaggio in Italia (“Non ho mai visto una donna più bella: occhi immensi e pelle ambrata” era stato il suo commento dopo l’incontro). Se la pellicola oggi appare datata, l’interpretazione della Magnani, moglie devota alla memoria del marito defunto che si consola tra le braccia dell’aitante corteggiatore Burt Lancaster, conquista gli americani e ‘Time’ la dichiara l’attrice più esplosiva della sua generazione. Hal Wallis, che ha prodotto il film, consapevole delle possibilità di vittoria dell’attrice preme perchè ella si rechi negli Stati Uniti per promuovere La rosa tatuata, ma la diva italiana gli risponde parlando in terza persona come Giulio Cesare: “No grazie. Magnani vuole essere giudicata soltanto per la sua interpretazione,non per l’abilità nello stringere mani”. Mantiene la parola e la sera della vittoria come attrice protagonista viene avvertita al telefono, mentre a ritirare il premio sale sul palco Marisa Pavan, che nel film è sua figlia. Altre due statuette per la fotografia e la scenografia in bianco e nero costituiscono il bottino del film. Tra i finalisti lo struggente L’amore è una cosa meravigliosa, una storia d’amore adultera senza lieto fine, ottiene ben tre riconoscimenti, per la colonna sonora, la canzone e i costumi di Charles LeMaire (quest’ultimo premio indigna Edith Head, in gara per Caccia al Ladro, primo film a colori di Hitchcock che vince solo per la fotografia) mentre Picnic di Joshua Logan, nel quale il perbenismo di una cittadina viene scosso dall’arrivo dell’affascinante forestiero William Holden, si aggiudica due Oscar per la scenografia a colori e il montaggio. La commedia agrodolce Mister Roberts sarebbe dimenticabile se non fosse per il trofeo da non protagonista a Jack Lemmon. Un solo premio ha un altro capolavoro, La valle dell’Eden di Elia Kazan, vittoriosoper l’attrice non protagonista Jo Van Fleet.

Marty

Fanno notizia, anche se esclusi dalle candidature,il  James Dean di Gioventù bruciata (l’attore ventiquattrenne è morto prima della cerimonia in un incidente d’auto) e Grace Kelly che annuncia il proprio fidanzamento col principe Ranieri III di Monaco. La serata si chiude con la vittoria di Marty che manda all’incasso quattro delle otto candidature, ricevendo anche le statuette all’attore protagonista (nella foto in alto, Ernest Borgnine accetta dalle mani di Grace Kelly il meritato Oscar), all’adattamento e alla regia.

Marty

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