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Jacopo Barberis è esistito davvero? Chi è reale ne La legge di Lidia Poët

Jacopo è inventato, Enrico invece è realmente esistito: ecco dove finisce la storia e comincia la fiction nella serie con Matilda De Angelis.

8 min di lettura
Jacopo barberis è esistito davvero? La verità dietro la legge di lidia poët

Jacopo Barberis non è realmente esistito. Il giornalista interpretato da Eduardo Scarpetta ne La legge di Lidia Poët è un personaggio creato per la serie. La vera Lidia Poët, invece, è una figura storica documentata; anche suo fratello Giovanni Enrico Poët era realmente avvocato e Lidia lavorò per anni nel suo studio.

È proprio questa mescolanza a rendere la serie credibile: prende alcuni fatti fondamentali della biografia di Lidia — laurea, iscrizione all’Albo, annullamento dell’iscrizione, collaborazione con il fratello e lunga battaglia professionale — e costruisce attorno a essi personaggi, omicidi e relazioni sentimentali di finzione.

Il tema è tornato particolarmente attuale con la messa in onda della prima stagione su Rai 1, iniziata il 1° settembre 2026, mentre su Netflix sono già disponibili tutte e tre le stagioni della serie.

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Personaggio o evento Realtà o fiction? Cosa sappiamo
Lidia Poët Reale Nata nel 1855, si laureò in Giurisprudenza a Torino e combatté per poter esercitare l’avvocatura.
Giovanni Enrico Poët Reale Era il fratello maggiore di Lidia e avvocato; lei collaborò nel suo studio.
Jacopo Barberis Inventato Non risulta nella biografia documentata di Lidia ed è stato creato per la serie.
Relazione Lidia-Jacopo Inventata Non appartiene alla vita documentata della vera Lidia.
Andrea Caracciolo Personaggio di fiction La relazione con Lidia appartiene alla costruzione narrativa della serie.
Gazzetta Piemontese Reale Il giornale esisteva davvero e sarebbe poi diventato La Stampa.
Iscrizione di Lidia all’Albo nel 1883 Reale L’Ordine accolse la sua domanda, poi impugnata dal Procuratore Generale.
Annullamento dell’iscrizione Reale La Corte d’Appello revocò l’ammissione e la Cassazione confermò l’esclusione.
Lavoro nello studio del fratello Reale Lidia continuò a occuparsi di diritto accanto a Giovanni Enrico.
Casi di omicidio degli episodi Prevalentemente fiction La formula investigativa è stata costruita per la serie.
Matrimonio di Lidia Non documentato La vera Lidia Poët non risulta essersi sposata.

Jacopo Barberis è esistito davvero?

No. Jacopo Barberis è un personaggio inventato per La legge di Lidia Poët. Non emerge come figura reale nella documentazione biografica relativa all’avvocata piemontese e non corrisponde a un singolo giornalista storicamente identificabile.

La Stampa, presentando la serie nel 2023, definiva esplicitamente Barberis un personaggio inventato. Nella fiction lavora per la Gazzetta Piemontese, quotidiano realmente esistito e antenato de La Stampa, e diventa contemporaneamente alleato investigativo, cognato e interesse sentimentale di Lidia.

È quindi importante separare due livelli: il giornale è storico; il giornalista è fittizio.

Perché hanno inventato Jacopo Barberis?

Jacopo non serve soltanto a costruire la componente romantica della serie. Il personaggio permette agli sceneggiatori di rappresentare un elemento autentico della vicenda di Lidia: la sua battaglia professionale divenne un caso pubblico e fu discussa dalla stampa dell’epoca.

Quando la Corte d’Appello annullò l’iscrizione di Lidia all’Albo, la questione superò rapidamente i confini di Torino. Il dibattito coinvolse giuristi, giornali e opinione pubblica e si trasformò in una discussione molto più ampia sul ruolo delle donne nelle professioni.

La documentazione pubblicata dall’Ordine degli Avvocati di Torino mostra anche articoli e interventi dell’epoca dedicati proprio al caso Poët. Jacopo può quindi essere letto come una figura narrativa che concentra il rapporto fra Lidia, la stampa e il cambiamento sociale, non come la versione romanzata di una persona precisa.

Lidia Poët e Jacopo erano realmente innamorati?

No. Se Jacopo non è una persona storica, anche la relazione sentimentale tra lui e Lidia appartiene alla fiction.

La serie usa il loro rapporto per mostrare una Lidia più privata, contraddittoria e contemporanea, ma non esistono documenti che permettano di collegare la vera Poët a un uomo corrispondente a Jacopo Barberis.

Gli stessi creatori hanno sempre presentato la produzione come una rilettura libera della sua figura. Netflix Tudum definisce la serie ispirata alla vera storia della prima avvocata italiana, non una ricostruzione biografica letterale.

Andrea Caracciolo è esistito davvero?

Andrea Caracciolo, così come viene raccontato nella serie, appartiene alla costruzione narrativa. Il personaggio interpretato da Dario Aita è una delle relazioni sentimentali attribuite alla Lidia televisiva, ma non corrisponde a un compagno documentato della vera avvocata.

Questo è un punto utile per leggere tutta la componente romantica: Jacopo e Andrea servono a sviluppare la dimensione personale della protagonista, non a ricostruire relazioni storicamente dimostrate.

La vera Lidia Poët si sposò?

Non risulta che Lidia Poët si sia sposata. Le fonti sulla sua vita privata sono molto meno ricche rispetto a quelle sulla carriera e sull’attività pubblica, quindi è corretto evitare conclusioni su ogni possibile relazione sentimentale. Non esiste però un marito documentato che corrisponda a Jacopo, Andrea o ad altri uomini mostrati nella serie.

La sua biografia pubblica è dominata soprattutto dal diritto, dalla battaglia per l’accesso delle donne alle professioni, dall’attività penitenziaria e dalla tutela dei minori.

Enrico Poët è esistito davvero?

Sì. Il fratello di Lidia è realmente esistito. Il suo nome completo era Giovanni Enrico Poët ed era avvocato.

Qui la serie parte da un nucleo storico molto solido. L’Archivio Storico dell’Università di Torino ricorda che, dopo l’annullamento della sua iscrizione, Lidia collaborò per tutta la vita nello studio legale del fratello.

La fiction modifica naturalmente carattere, dialoghi e dinamiche familiari, ma l’idea fondamentale di Lidia che continua a lavorare accanto a Enrico non è stata inventata.

Teresa Barberis e Marianna Poët sono realmente esistite?

Qui bisogna essere più prudenti. Le fonti storiche facilmente verificabili confermano con chiarezza Giovanni Enrico Poët e il ruolo del suo studio nella vita professionale di Lidia, mentre la famiglia domestica mostrata dalla serie è fortemente romanzata.

Per Teresa Barberis e Marianna Poët non è corretto applicare automaticamente lo stesso livello di certezza storica che abbiamo per Lidia ed Enrico soltanto perché portano cognomi plausibili. La serie usa la casa del fratello come uno dei principali motori narrativi e modifica liberamente relazioni, caratteri e conflitti familiari.

In altre parole: Lidia ed Enrico sono figure storiche documentate; il resto della famiglia deve essere valutato personaggio per personaggio e non trattato come biografia senza una fonte specifica.

La Gazzetta Piemontese esisteva davvero?

Sì. Questo è uno dei dettagli più interessanti perché la serie colloca un personaggio inventato dentro un’istituzione reale.

La Gazzetta Piemontese era un quotidiano torinese fondato nell’Ottocento e sarebbe poi diventato La Stampa. Far lavorare Jacopo in quella redazione permette quindi di ancorare la parte più romanzata della serie a un contesto giornalistico autentico.

La scelta è efficace anche perché la vicenda Poët fu davvero oggetto di discussione sui giornali. Jacopo non è storico, ma il mondo della stampa nel quale viene inserito lo è.

Cosa accadde veramente a Lidia Poët?

Il nucleo della sua battaglia professionale è autentico.

Lidia Poët nacque nel 1855 a Traverse di Perrero, in Piemonte. Studiò Giurisprudenza all’Università di Torino e si laureò nel 1881. Dopo il praticantato e l’esame di abilitazione chiese di essere iscritta all’Albo degli Avvocati e Procuratori di Torino.

Nel 1883 l’Ordine accolse la domanda. Il Procuratore Generale del Re impugnò però la decisione e la Corte d’Appello annullò l’iscrizione sostenendo, in sostanza, che l’avvocatura non fosse una professione aperta alle donne. Anche la Cassazione confermò successivamente l’esclusione.

Lidia non abbandonò il diritto. Continuò a collaborare con Giovanni Enrico, partecipò al dibattito internazionale sul sistema penitenziario e si occupò di diritti delle donne e dei minori.

La svolta arrivò con la legge del 1919 che aprì alle donne l’accesso a molte professioni. Nel 1920, a 65 anni, Poët poté iscriversi nuovamente all’Albo e ottenere finalmente il riconoscimento professionale che aveva rivendicato per decenni.

La “radiazione” di Lidia Poët è vera?

Sì nel risultato, ma il termine “radiazione” semplifica troppo. Lidia era stata regolarmente ammessa all’Albo nel 1883; fu poi il Procuratore Generale a impugnare l’iscrizione e la Corte d’Appello a revocarla.

Non si trattò quindi di una sanzione disciplinare per un comportamento scorretto. L’esclusione nacque dal rifiuto istituzionale di accettare che una donna potesse esercitare l’avvocatura.

È una distinzione importante anche dal punto di vista SEO e informativo: chi cerca “perché Lidia Poët fu radiata?” spesso sta usando il termine visto nei riassunti della serie, ma la risposta precisa è che la sua iscrizione venne annullata perché era una donna, non perché avesse violato regole professionali.

I casi di omicidio della serie sono realmente accaduti?

In gran parte no. La legge di Lidia Poët usa la figura storica della protagonista e alcuni passaggi autentici della sua carriera come struttura, ma costruisce attorno a essi un vero light procedural: ogni episodio introduce delitti, sospetti e indagini pensati per la fiction.

Non va quindi utilizzata come cronologia delle cause realmente seguite dalla Poët. Gli omicidi permettono di trasformare una battaglia giuridica ottocentesca in una serie investigativa, mentre gli elementi più solidamente storici riguardano la formazione di Lidia, l’accesso all’Albo, l’esclusione e il lavoro nello studio del fratello.

Quanto c’è di vero ne La legge di Lidia Poët?

Il modo più utile di riassumerlo è questo: la struttura storica è vera, gran parte della vita privata e delle indagini è romanzata.

  • Vero: Lidia Poët, Giovanni Enrico Poët, la laurea, l’iscrizione all’Albo, l’annullamento, il lavoro nello studio del fratello, la lunga battaglia per esercitare.
  • Inventato o fortemente romanzato: Jacopo Barberis, la relazione con lui, Andrea Caracciolo come partner della protagonista e gran parte dei casi investigativi.
  • Da non semplificare: personaggi familiari e secondari che possono prendere spunto dal contesto storico senza coincidere necessariamente con persone documentate.

Questa distinzione vale anche per le stagioni successive. La terza e ultima stagione de La legge di Lidia Poët, uscita su Netflix il 15 aprile 2026, continua a sviluppare Jacopo, Fourneau e nuove vicende giudiziarie: il fatto che un personaggio attraversi tutte le stagioni non lo rende automaticamente storico.

Perché la serie sembra così vera anche quando inventa?

Perché inserisce i personaggi di finzione dentro coordinate storiche molto riconoscibili: Torino di fine Ottocento, tribunali realmente esistiti, giornali autentici, discriminazioni documentate e una protagonista la cui battaglia professionale è reale.

È una strategia narrativa particolarmente efficace con Jacopo. Il personaggio non è esistito, ma lavora per un giornale reale e rappresenta un fenomeno reale: la trasformazione del caso Poët in una questione pubblica discussa dalla stampa.

La domanda “Jacopo Barberis è esistito davvero?” nasce proprio da questa sovrapposizione. La risposta resta semplice: no, Jacopo è inventato; il mondo storico nel quale viene inserito e la battaglia di Lidia che contribuisce a raccontare sono invece reali.

Ultimo controllo delle fonti storiche e della programmazione: 1 settembre 2026.

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