Sì: 127 ore racconta una storia vera. Il film di Danny Boyle con James Franco ricostruisce l’incidente capitato ad Aron Ralston nell’aprile 2003, quando rimase bloccato per cinque giorni nel Bluejohn Canyon, nello Utah, con il braccio destro schiacciato da un masso.
La parte più incredibile del film è anche quella realmente accaduta: dopo aver capito che nessun soccorso sarebbe arrivato in tempo, Ralston decise di amputarsi il braccio per liberarsi e riuscì poi a raggiungere altri escursionisti prima del salvataggio.
127 ore è tratto dalla storia vera di Aron Ralston?
Sì. Searchlight Pictures presenta ufficialmente 127 Hours come la storia vera dell’alpinista Aron Ralston. Il 26 aprile 2003 Ralston entrò da solo nel Bluejohn Canyon, vicino al Canyonlands National Park, senza aver comunicato a nessuno il proprio itinerario preciso.
Durante la discesa un grande masso si spostò e gli intrappolò il braccio destro contro la parete del canyon. National Geographic ricostruì pochi mesi dopo l’incidente spiegando che Ralston rimase immobilizzato per cinque giorni e che la mancata comunicazione del percorso rese praticamente impossibile localizzarlo in tempo.
Quanto tempo rimase davvero bloccato?
Ralston rimase intrappolato dal 26 aprile al 1 maggio 2003. Il titolo del film richiama proprio la durata complessiva dell’esperienza: circa 127 ore dal momento dell’incidente alla liberazione.
Durante quei giorni cercò di spostare o scheggiare il masso, razionò acqua e cibo e registrò messaggi con la videocamera. Con il passare del tempo la possibilità di sopravvivere senza un’azione drastica diminuì rapidamente.
Aron Ralston si amputò davvero il braccio?
Sì. È il punto centrale della storia reale e non un’invenzione cinematografica. Il 1 maggio Ralston riuscì a spezzare le ossa dell’avambraccio e completò l’amputazione con il coltello che aveva con sé.
La ricostruzione pubblicata all’epoca dal National Geographic descrive un masso di circa 800 libbre e conferma che, esaurite le risorse e senza possibilità concreta di soccorso, quella scelta divenne il solo modo per uscire vivo dal canyon.
Come riuscì a salvarsi dopo l’amputazione?
Dopo essersi liberato, Ralston dovette ancora uscire dal canyon con un solo braccio utilizzabile. Riuscì a scendere da una parete e a camminare per diversi chilometri prima di incontrare altri escursionisti, che contribuirono a far arrivare i soccorsi.
Questa parte rende il finale del film molto vicino alla vicenda reale: la liberazione non coincide immediatamente con la salvezza, perché Ralston deve ancora raggiungere una zona in cui qualcuno possa trovarlo.
Cosa cambia il film rispetto alla realtà?
127 ore segue molto da vicino il nucleo dell’incidente, ma resta un film e quindi ricostruisce pensieri, dialoghi, ricordi e allucinazioni per trasformare un’esperienza quasi interamente solitaria in racconto cinematografico. La base resta però reale: escursione, masso, cinque giorni di prigionia, amputazione e fuga dal canyon.
Il film deriva inoltre dall’autobiografia di Ralston, Between a Rock and a Hard Place, pubblicata dopo l’incidente. Searchlight conferma la natura biografica del progetto nella scheda ufficiale di 127 Hours.
Chi interpreta Aron Ralston?
Aron Ralston è interpretato da James Franco. La regia è di Danny Boyle, che ha costruito gran parte del film attorno alla performance del protagonista e alla sensazione di isolamento. Se vuoi seguire gli altri lavori del regista, sul sito trovi anche il nostro approfondimento su Ink e la sua storia vera e la recensione di 28 anni dopo.
Aron Ralston è vivo oggi?
Sì. Dopo l’incidente Ralston ha continuato l’attività outdoor utilizzando una protesi e ha raccontato pubblicamente l’esperienza che sarebbe poi diventata il film. La sua storia resta uno dei casi di sopravvivenza più noti legati all’alpinismo moderno.
In sintesi: quasi tutto ciò che rende 127 ore così estremo nasce da fatti realmente accaduti. Danny Boyle drammatizza la dimensione interiore del protagonista, ma l’incidente, la durata, l’amputazione e la fuga dal canyon appartengono alla vicenda reale di Aron Ralston.
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