Nel finale di Assassinio a Venezia l’assassina è Rowena Drake. Poirot scopre che la donna aveva drogato la figlia Alicia con miele tossico ottenuto dai rododendri, aveva inscenato il suo suicidio dopo la morte accidentale e, in seguito, aveva ucciso Joyce Reynolds e costretto il dottor Leslie Ferrier a togliersi la vita per proteggere il proprio segreto.
ATTENZIONE: da questo punto l’articolo contiene spoiler completi sul finale di Assassinio a Venezia.
Il giallo di Kenneth Branagh, in onda il 16 settembre 2026 su Sky Cinema Suspense, parte come una storia di fantasmi e si chiude con una spiegazione quasi interamente razionale. Quasi, perché l’ultima morte lascia a Poirot un dubbio che il film sceglie di non cancellare.
Chi è l’assassino in Assassinio a Venezia?
La responsabile è Rowena Drake, madre di Alicia e proprietaria del palazzo veneziano. La soluzione arriva quando Poirot collega le allucinazioni avute durante la notte al miele presente nella casa. Non si tratta di semplice miele: le api hanno raccolto nettare dai rododendri coltivati nel giardino, producendo una sostanza tossica capace di provocare alterazioni e visioni.

Rowena usava quel miele per tenere Alicia debole e dipendente da lei. Non accettava che la figlia potesse costruirsi una vita con Maxime Gérard e trasformò la propria paura di perderla in una forma di controllo sempre più pericolosa.
Come è morta davvero Alicia Drake?
Alicia non si è suicidata. Rowena la stava avvelenando a piccole dosi, provocandole malesseri e allucinazioni. Una notte la governante Olga, ignara della verità, le somministrò una quantità eccessiva del miele credendo di aiutarla a calmarsi. Alicia morì per l’avvelenamento.
Rowena trovò la figlia morta e capì che un’indagine avrebbe potuto rivelare ciò che aveva fatto. Per coprire il proprio ruolo, segnò il corpo in modo da richiamare la leggenda dei bambini del palazzo e lo gettò dal balcone nel canale, costruendo l’apparenza di un suicidio legato alla presunta maledizione.
Perché Rowena uccide Joyce Reynolds?
Dopo la morte di Alicia, qualcuno comincia a ricattare Rowena. La donna non sa chi conosca il suo segreto e interpreta la seduta spiritica organizzata da Joyce Reynolds come una minaccia. Quando Joyce sostiene di entrare in contatto con Alicia, Rowena teme che la medium possa essere la ricattatrice o possa comunque portare alla luce la verità.
Per questo la uccide, sfruttando il palazzo e la confusione della notte per costruirsi un alibi. La morte della medium sembra così un altro episodio soprannaturale, ma Poirot ricostruisce tempi e movimenti e smonta l’inganno.

Chi ha ucciso il dottor Ferrier?
Rowena sospetta anche del dottor Leslie Ferrier, che aveva seguito Alicia. Non lo uccide materialmente con le proprie mani: lo contatta attraverso il sistema telefonico interno del palazzo e lo costringe a suicidarsi minacciando di uccidere suo figlio Leopold.
Ferrier obbedisce per salvare il ragazzo. È una delle rivelazioni più dure del finale, perché mostra fino a che punto Rowena sia disposta a spingersi pur di impedire che il passato venga scoperto.
Chi ricattava davvero Rowena?
Il vero ricattatore non era Joyce e non era Leslie Ferrier. Era Leopold, il giovane figlio del medico. Il ragazzo aveva capito dai documenti e dagli indizi medici che Alicia non era morta nel modo raccontato da Rowena e aveva iniziato a chiederle denaro.
Poirot comprende la verità ma non consegna semplicemente Leopold alla polizia. Gli suggerisce invece di usare ciò che resta del denaro per aiutare Nicholas e Desdemona Holland a ricominciare altrove.
Rowena muore davvero alla fine?
Sì. Dopo essere stata smascherata, Rowena fugge sul balcone del palazzo. Poirot la raggiunge e, negli istanti successivi, vede quella che sembra essere Alicia comparire alle spalle della madre. Rowena precipita nel canale e muore.
Il film lascia volutamente aperta la domanda decisiva: Poirot ha realmente visto il fantasma di Alicia oppure stava ancora risentendo degli effetti del miele allucinogeno? La spiegazione razionale risolve gli omicidi, ma l’ultima immagine impedisce di chiudere del tutto la porta al soprannaturale.
Perché Poirot torna a fare il detective?
All’inizio del film Hercule Poirot vive ritirato a Venezia e cerca di tenere lontani nuovi casi. La notte nel palazzo cambia il suo atteggiamento. Aver risolto il mistero gli restituisce il bisogno di mettere ordine nel caos e di aiutare chi gli chiede giustizia.
Nel finale accetta quindi di ascoltare un nuovo possibile cliente. È il segnale che il detective è uscito dal proprio isolamento e ha deciso di tornare al lavoro.
Il finale è uguale al libro di Agatha Christie?
No. Il film è ispirato a Poirot e la strage degli innocenti (Hallowe’en Party), ma cambia ambientazione, personaggi, dinamiche e soluzione in modo sostanziale. Assassinio a Venezia usa il romanzo come punto di partenza e costruisce un mistero cinematografico autonomo, con un tono molto più vicino all’horror gotico.
La pagina ufficiale di 20th Century Studios conferma che il film è basato sul romanzo di Agatha Christie e presenta il caso veneziano diretto da Kenneth Branagh.
Se vuoi tornare sul film senza concentrarti soltanto sulla soluzione del caso, puoi leggere la nostra recensione di Assassinio a Venezia. Per ripercorrere invece la nascita di questo capitolo della saga trovi anche il nostro approfondimento su il ritorno di Poirot in A Haunting in Venice.
Assassinio a Venezia, il finale in breve
Rowena Drake è l’assassina. Aveva drogato Alicia con miele tossico per impedirle di allontanarsi da lei; quando Olga somministra accidentalmente una dose letale, Rowena inscena il suicidio della figlia. In seguito uccide Joyce Reynolds e costringe Leslie Ferrier al suicidio perché crede che uno dei due la stia ricattando. Il vero ricattatore è Leopold. Smascherata da Poirot, Rowena precipita nel canale in una scena che lascia volutamente ambiguo il possibile intervento del fantasma di Alicia.