Nel finale di Caccia al tesoro, Domenico e gli altri non riescono a tenere il tesoro di San Gennaro. O’ Mastino recupera la mitra rubata, ma quando scopre che il furto era stato organizzato per pagare l’operazione al cuore del piccolo Antonio decide di intervenire: promuove una colletta e raccoglie il denaro necessario per permettere al bambino di partire per gli Stati Uniti e curarsi.
Come finisce Caccia al tesoro?
Domenico Greco, Rosetta e Ferdinando hanno iniziato l’impresa con un obiettivo preciso: trovare i soldi necessari per l’intervento del bambino. La richiesta di aiuto a San Gennaro si trasforma per equivoco nell’idea di poter prendere una pietra preziosa dalla mitra custodita nel Tesoro.
Quando arrivano nella cripta, però, scoprono che il tesoro non è lì: è stato trasferito a Torino per una mostra. La caccia continua quindi fuori Napoli e coinvolge anche Cesare e Claudia, due ladri che hanno avuto la stessa idea.

Riescono a rubare la mitra di San Gennaro?
Sì, il gruppo riesce a impossessarsi della mitra, ma il colpo non si trasforma nel guadagno che avevano immaginato. A Napoli, infatti, le autorità cercano di capire chi abbia tentato il furto e nella vicenda entra O’ Mastino, boss locale che riesce a risalire ai responsabili.
Il tesoro viene quindi recuperato. Domenico e gli altri perdono ciò che avrebbe dovuto finanziare l’operazione e, almeno per un momento, sembrano essere tornati al punto di partenza.
Perché O’ Mastino aiuta Domenico e Rosetta?
Il ribaltamento finale arriva quando O’ Mastino scopre il vero motivo del furto. I protagonisti non cercavano il tesoro per arricchirsi: volevano trovare i 160 mila euro necessari per l’operazione del bambino negli Stati Uniti.
Il boss decide allora di organizzare una colletta tra gli appartenenti alla criminalità napoletana. Il denaro raccolto permette alla famiglia di affrontare il cosiddetto “viaggio della speranza” e di pagare le cure.
È proprio questo passaggio a risolvere la storia: il tesoro torna al suo posto, ma l’obiettivo umano che aveva dato origine al furto viene comunque raggiunto.
Antonio riesce a partire per l’operazione?
Sì. Il finale fa capire che il denaro raccolto è sufficiente per permettere al bambino di partire e sottoporsi all’intervento. Il film non chiude quindi con i protagonisti ricchi grazie al furto, ma con la soluzione del problema che aveva messo in moto tutta la vicenda.
La scheda ufficiale di Medusa Film conferma il punto di partenza della storia: l’operazione negli Stati Uniti costa 160 mila euro e Domenico e Rosetta, senza i soldi necessari, interpretano per errore una voce nella chiesa come l’autorizzazione di San Gennaro a prendere un gioiello della mitra.
Che cosa significa il finale?
La chiusura usa il meccanismo tipico della commedia degli equivoci: i protagonisti commettono un reato convinti di inseguire una giustificazione morale, ma alla fine non possono conservare ciò che hanno rubato. La soluzione arriva da un personaggio esterno alla loro banda.
Il finale sposta così il centro della storia dal valore materiale del tesoro al motivo per cui tutti hanno corso il rischio. Il gioiello non salva Antonio; a salvarlo è la raccolta di denaro organizzata dopo che la sua situazione diventa nota.
La scelta di affidare la risoluzione a O’ Mastino fu anche uno degli elementi più discussi del film: alcune recensioni criticarono il modo in cui la commedia attribuisce a un boss un ruolo decisivo e benevolo. Sul piano narrativo, però, è proprio lui a trasformare il fallimento del colpo nel lieto fine.
Caccia al tesoro è l’ultimo film di Carlo Vanzina?
Caccia al tesoro uscì nel 2017 ed è l’ultimo lungometraggio diretto da Carlo Vanzina prima della sua morte nel 2018. Sul sito abbiamo ripercorso questo passaggio nel nostro ricordo di Carlo Vanzina, dove il film viene indicato come la sua ultima pellicola.
Per restare nello stesso cluster di commedie corali dei Vanzina puoi leggere anche il finale spiegato di Sapore di te, che ricostruisce il destino dei diversi personaggi fino all’ultima scena a Forte dei Marmi.
Chi sono i protagonisti?
Il film è diretto da Carlo Vanzina e scritto con il fratello Enrico. Vincenzo Salemme interpreta Domenico Greco, Serena Rossi è Rosetta, Carlo Buccirosso è Ferdinando, Max Tortora interpreta Cesare, Christiane Filangieri è Claudia e Francesco Di Leva veste i panni di O’ Mastino.
In breve: il tesoro viene recuperato e i protagonisti non possono tenere la mitra. O’ Mastino scopre però perché avevano organizzato il furto e raccoglie il denaro necessario per l’intervento del bambino. Il colpo fallisce, ma lo scopo per cui era iniziato viene raggiunto.