ZeroZeroZero è stata presentata a Venezia lo scorso 5 settembre fuori concorso. Presenti al Lido, oltre agli interpreti, lo scrittore Roberto Saviano, dalla cui opera ha origine la serie televisiva, e il regista di Gomorra Stefano Sollima

ZeroZeroZero è una produzione originale della Cattleya – parte di ITV Studios – e Bartlebyfilm per Sky Studios, CANAL+ e Amazon Prime Video. Al centro della narrazione di ZeroZeroZero c’è la cocaina e il suo viaggio nel mondo tra Colombia, USA e Italia. C’è voluto quasi un anno di riprese per la realizzazione degli otto episodi di cui è composta è la serie. ZeroZeroZero si incastra nelle produzioni legate alla crescita di investimenti in produzioni originali di Sky, annunciati per il recente lancio di Sky Studios, la nuova casa di produzione e sviluppo pan-Europea.

D: Chiedo a Stefano Sollima la scala e l’ambizione produttiva di questa serie

Sollima: con l’avvento delle piattaforme quasi tutti si sono abituati a non dire cifre precise e costi, come per mantenere una certa educazione (come si fa quando non si dice il prezzo di un regalo). Generalmente io mi riferisco ad un scala pragmatica: ci sono produzioni che costano poco, alcune che costano molto e altre che costano moltissimo, ZeroZeroZero ancora di più a causa della complessità che questa tipologia di racconto comporta: il viaggio di questa materia [cocaina] dal luogo in cui sorge fino a mondi completamente diversi e lontanissimi. Una produzione difficile da mettere insieme e far partire e certamente non esente da incidenti di percorso. Quello che è successo durante le riprese di Gomorra è nulla a confronto; se in quel caso il sindaco non ci aveva dato le location, la stessa cosa è capita in Messico, con la differenza che lì abbiamo perso 3 settimane di riprese. Ne siamo venuti a capo grazie al lavoro e all’impegno di tutte le persone coinvolte, in particolar modo grazie alla nostra montatrice Gina Vertini che è riuscita a fare uno straordinario lavoro di coordinazione e gestione di tutto.

D: Vorrei chiedere agli sceneggiatori di parlarci del loro lavoro che è stato particolarmente lungo e ha comportato una ricerca sui territori

Fasoli: Abbiamo fatto un grosso lavoro di ricerca per capire tutti i meccanismi attraverso cui si passa in questo mondo. Per noi era necessario vedere con i nostri occhi, andare a toccare con mano queste realtà tra Messico, Africa e Stati Uniti. Abbiamo fatto anche una serie di interviste, dovevamo parlare anche con le persone del posto, da giornalisti a membri delle forze dell’ordine. Per noi era importane capire il funzionamento di questa realtà prima ancora di iniziare ad immaginare anche solo i personaggi che sarebbero comparsi nel nostro racconto.

D: Dopo questa serie di trasposizioni cinematografiche e ora anche seriali quando inizia a scrivere pensa subito a come verrebbero su uno schermo?

Saviano: In realtà quando si scrivono libri su questo tema le immagini sono dominanti, la traduzione cinematografica/seriale sembra, quindi, più che naturale. Approfitto di questa domanda per aggiungere che lo sguardo italiano su questi temi è davvero peculiare: l’Italia ha le mafie più antiche del mondo che sono anche tra quelle con più regole, non è un caso che quelle estere copino questa caratteristica, per questo motivo anche quando il cinema narra la malavita deve avere un punto di vita altro rispetto a prodotti che già conosciamo proveniente da altri paesi (Stati Uniti ed America Latina in particolare)

D: come vi siete avvicinati a quest’opera?

Sollima: Abbiamo cominciato a parlare con Roberto per immaginare una possibile serie, con l’uscita del libro ci è sembrato più che naturale puntare su quello. Non è stato facile arrivare ad una sintesi dell’opera, e posso dire che ci siamo riusciti quando gli sceneggiatori sono andati a New York a trovare Roberto: su quell’aereo è nata l’idea di narrare non una storia focalizzata su delle persone ma sull’oggetto stesso, la cocaina, e del percorso che fa per arrivare fino a noi. Il romanzo di Roberto Saviano osserva il narcotrafficante da un punto di vista speciale, ci permette di raccontare il nostro mondo e come il traffico di droga si colleghi alla nostra vita anche senza il nostro consenso: puoi non aver mai toccato nessun tipo di droga ma sicuramente ci sei entrato in contatto per vie traverse, qualsiasi cosa che ti circonda può essere sfiorata dal fenomeno.

D: Può dirci qualcosa della sigla?

Sollima: La sigla è concepita da Francesca Abruzzesi, l’idea non era solo quella del vedere dell’oro liquido che scorre ma questa visione vorrebbe suggerire uno di temi principali dell’opera: quella del viaggio della cocaina, quest’oro infatti disegna all’interno della sigla una serie di rotte commerciali.

Saviano: Nel 2014 la crisi economica aveva creato problemi di liquidità nelle banche e fu superata con il denaro del narcotraffico.

D: Una domanda per il regista, quale può essere la tua sfida per migliorare il tuo stile davvero unico

Sollima: La sfida più importante è rimanere vicino alle intenzioni iniziali non perdere il proprio punto di vista. Come immagini una scena, un mondo, anche se fai un film con un budget grande cerco d’ignorare quello che mi circonda pensando solo a me stesso.

D: All’interno della seria c’è una componente religiosa interessante ed originale, ce ne potete parlare?

Saviano: Sollima ha da sempre uno sguardo sulla ritualità che i personaggi cercano in una vita legata al profitto e al disprezzo di sé, la classe sociale mafiosa ha questa peculiarità, è disposta a fare un sacrificio: si paga tutto, nessun boss pensa di essere amato e di poter godere se si ha un ruolo di potere. […] i boss non ragionano mai per anni ma per ere, i loro nipoti avranno una vita agiata con aziende e società a loro nome.

ZeroZeroZero debutterà nel 2020 su Sky in Italia, Regno Unito, Irlanda, Germania e Austria, su CANAL+ in Francia e nei paesi francofoni di Europa e Africa, su Amazon Prime Video negli USA, in Canada, America Latina e Spagna.

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