Siamo arrivati al terzo film tratto dalle storie di Alan Moore, V per vendetta, un’opera giovanile, non la meglio riuscita, ma che ha lasciato un segno nell’immaginario collettivo

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v for vendetta comicGuy Fawkes è stato “l’unico uomo ad essere entrato in Parlamento con buone intenzioni”. Ignoro di chi sia questa battuta, ma ormai è diventata celeberrima. Ignoro anche se sia precedente o successiva alla pubblicazione di V for vendetta, fatto sta che il graphic novel di Moore – Lloyd ha avuto un impatto sull’immaginario che va molto oltre il valore del fumetto. L’ho detto. Forse V non è fra i lavori meglio riusciti di Moore, ma è comunque un’opera di grande valore, poi Moore è sempre Moore; si può passare tranquillamente sopra ad alcune ingenuità giovanili. Si tratta del suo primo tentativo di graphic novel e appartiene al cosiddetto “periodo britannico”. I modelli di V sono facilmente riconoscibili in 1984 e Farenheit 451, che poi hanno tematiche simili. In più c’è la forte vena anarchica di Alan Moore. In V c’è un’idea veramente geniale, che pare sia stata di Lloyd, non di Moore: quella di far indossare al protagonista una maschera di Guy Fawkes. Chi volesse approfondire la figura di Fawkes, in rete, ha solo l’imbarazzo della scelta, qualcosa, però, lo dobbiamo ripetere anche noi per chiarire quello che stiamo per dire. Guy Fawkes era un cospiratore cattolico che progettò un attentato al parlamento al tempo di re Giacomo I. Breve parentesi su Giacomo I, che non c’entra nulla, ma mi sembra curiosa. Pare che Giacomo I fosse amante del Duca di Buckingham, che sarebbe lo stesso che, secondo Dumas, era anche intimo di Anna d’Austria, moglie di Luigi XIII, e ridette i famosi puntali di diamanti ai tre moschettieri. Effettivamente il duca era un bell’uomo. Tornando a Fawkes, fu scoperto, arrestato, torturato e squartato. Ogni 5 novembre, per commemorare lo scampato pericolo, un fantoccio che rappresenta Fawkes viene bruciato e, di fatto, ridicolizzato. Verso la fine del secolo scorso fu rivalutato da alcuni storici, ma è solo dopo V che Guy Fawkes ha cominciato a diventare un’icona politica, una sorta di simbolo della ribellione.

V è uno scampato al campo di concentramento di Larkhill che il governo fascista inglese aveva organizzato per fare esperimenti su “prigionieri di scarso valore”: omosessuali, neri, orientali, pazzi, ecc. V, probabilmente a causa dei farmaci che sperimentano su di lui, sviluppa incredibilmente la mente e, dopo essere fuggito, facendo esplodere il campo, riesce a mettere in scacco, da solo, il capillare sistema dittatoriale. Il regime fascista, chiamato Norsefire (Fuoco Norreno) ha preso il potere dopo una disastrosa guerra nucleare. A questo punto non possiamo che concordare con Moore: quando le cose vanno v per vendettamale, invece di darsi da fare per rimediare il rimediabile, la gente preferisce trovare qualcuno che pensi al posto suo e rinunciare alla libertà. Giusto per rinfrescare la memoria: Hitler non ha fatto un colpo di stato: è stato eletto. Come in 1984 il regime controlla tutti i media e tutti i cittadini sono controllati con telecamere. In una delle sue uscite notturne, V salva una ragazzina, Evey, che, per la prima volta, tenta di prostituirsi e che, invece, sta per essere violentata da alcuni agenti della buoncostume. La porta nel suo rifugio, La Galleria delle Ombre, le fa conoscere tutta una serie di cose che per noi sono estremamente comuni, ma che alla piccola Evey sono sconosciute, come il cinema, la musica e i libri, e ne fa la sua seguace. Missione di V è quella di uccidere metodicamente tutti i suoi aguzzini del campo di Larkhill. Del caso si occupa il classico poliziotto onesto, Edward Finch, che, leggendo il diario della sua vecchia amante, Delia Surridge, anche lei aguzzina di Larkhill e quindi giustiziata, scopre la storia di V. Intanto V e Evey litigano e la ragazza trova rifugio presso un delinquente, Gordon Dietrich, che la aiuta. Però, durante un regolamento di conti, Gordon rimane ucciso ed Evey viene imprigionata e torturata. Dopo che, benché minacciata di morte, rifiuta di collaborare per rivelare quanto sa di V, viene, inspiegabilmente liberata. In realtà è stato V a inscenare l’arresto per liberarla dalle sue paure. I piani di V sono al termine: distrugge il sistema di sorveglianza del regime e, mentre il paese è nel caos, seguiamo il buon Finch che si reca a Larkhill con una dose di LSD che farebbe impallidire i Pink Floyd. In tal modo riesce a immedesimarsi in V e intuisce dove si nasconda, ossia nella stazione Victoria della metropolitana, ormai abbandonata. Lo trova e lo ferisce a morte, ma non rivela a nessuno il suo nascondiglio. Evey lo metterà su un vagone carico di esplosivo per dargli un “funerale vichingo”, ed esploderà sotto Downing Street, conseguendo, finalmente, nell’intento del buon Guy Fawkes. Il paese è nel caos e non sapremo mai se dal caos nascerà “l’anarchia consapevole” auspicata da V o se caos rimarrà.

Di V ho due edizioni: la prima allegata come supplemento alla rivista, diretta da Vincenzo Mollica, Corto Maltese, dal n. 4 al n. 9 del 1991, a colori, che mio padre ha religiosamente conservato, e una in bianco e nero, edizioni Magic Press, del 2005. L’edizione che preferisco è quella a colori; perché sono colori tenui, non rutilanti come nei fumetti Marvel o Disney: è un colore discreto, educato, quasi non ci se ne accorge, ma c’è.

Venendo al film,

girato sedici anni dopo l’uscita del fumetto; è stato diretto da James McTeigue e prodotto dalle sorelle Wachowskis, ma è del 2005, quindi erano ancora i fratelli Wachowskis; i tre avevano lavorato assieme anche con Ninja Assassin, quindi il film ha alle spalle autentici cultori dei fumetti. Gli attori sono bravissimi, in particolare Natalie Portman, che ricordo con piacere come l’unica bambina della storia del cinema che sappia recitare (mi riferisco a Léon) e continua a essere brava.

La storia è un po’ diversa dall’originale: Evey non si prostituisce, ma lavora alla TV, Gordon è un suo collega nascostamente avverso al regime, non c’è l’episodio lisergico di Finch e, soprattutto, il finale è completamente differente. Poi si respira un’aria diversa, i diciotto anni che li dividono hanno maturato la storia, che è diventata maggiorenne, c’è meno ingenuità ed è più attagliata al mondo reale. D’altro canto è comprensibile, nel 1988, dopo un periodo di grandi speranze, il mondo stava facendo del suo peggio, era l’era di Reagan, della Tatcher, di Craxi e ormai era chiaro a tutti che il socialismo reale aveva ben poco di socialista; Moore aveva scritto questa bella sceneggiatura dedicata all’anarchia, colma di rimpianto per i due decenni appena trascorsi, il vecchio hippy vede sgretolarsi il suo mondo e rimpiange la Tamla Motown, le droghe psichedeliche e tutto il resto. Chiaro che se il film avesse riproposto tutto questo, diciotto anni dopo, sarebbe stato un prodotto per pochi intimi che se ne sarebbero usciti dal cinema con grandi sospiri. Molto intelligentemente lo sceneggiatore ha aggiunto tutto quello che è successo negli anni successivi: la guerra fra i ricchi (i paesi Arabi) e i potenti (l’occidente), la manipolazione dei media (ben presente anche nel fumetto, ma nel film è più efficace), la strategia del terrore messa in opera dallo Stato ai danni dei propri stessi cittadini per consolidare il potere di una classe dirigente (cosa che abbiamo sperimentato in maniera massiva nel nostro paese fino a pochi giorni fa, ora possiamo solo sperare che qualcosa cambi), tutto ciò ambientato in un prossimo futuro, che è sempre un ottimo pretesto per denunciare quello che invece succede nel presente.

E ora veniamo al finale; il fumetto lascia Londra nel caos e il lettore dubbioso. Nel film, dopo una grande manifestazione di piazza dove tutti indossano la maschera di Guy Fawkes, la gente riprende il potere che gli spetta. I titoli di coda scorrono sulle note di Street fighting man dei Rolling Stones. Magari potesse andare così. Di sicuro il finale di Moore è molto più attagliato alla realtà, ma quello di McTeigue è liberatorio. Quindi, per questa volta, posso dire di preferire il film all’originale. I quattordici anni che ci separano dal film, sommati a quelli che ci separano dal graphic novel, hanno un po’ offuscato la memoria di V però, anche se magari in tanti non sanno perché, la faccia sorridente di Guy Fawkes continua a essere un simbolo di ribellione che ci fa sperare in un prossimo futuro, quando indosseremo tutti la sua maschera per riprenderci la vita che ci spetta.

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