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Tredici: il deludente atto finale

Tredici è la prova di tutto ciò che una serie TV non dev'essere. Una serie passata "dalle stelle alle stalle" e che, per fortuna, è giunta al termine.

Tredici, che potremmo anche definire la serie che voleva “riposare sugli allori” di una prima stagione sensazionale, didattica, originale, di successo, è giunta al termine con la sua quarta stagione.

Dieci episodi anziché tredici come nelle stagioni precedenti, episodi oltremodo lunghi della durata di circa un’ora ciascuno, fatta eccezione per l’ultimo che addirittura supera i 90 minuti! Da questo momento in poi, scatta lo SPOILER ALERT!

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Tutto ha inizio con il ritorno di Justin (Brandon Flynn) che è stato lontano per disintossicarsi. Sono tutti insieme ad aspettarlo, alcuni più entusiasti di altri e sorprendentemente, proprio chi lo ama di più, fatica a credere che il suo passato da eroinomane possa essere ormai soltanto un brutto ricordo.

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Jessica (Alisha Boe) sembra più superficiale (e volgare) di come la ricordavo e non accetta il desidero di Justin di mettere in pausa la loro relazione; pensa di dovergli stare accanto perché lui non ricada in tentazione e non fa che ripeterglielo. Clay (Dylan Minnette), nella peggiore versione di se stesso, non fa che ricordargli le sue debolezze e diventa addirittura geloso dell’equilibrio raggiunto da quello che, di fatto, è  ormai suo fratello adottivo. Entrambi mortificano costantemente ogni slancio vitale di Justin e ne minimizzano i progressi per il deprecabile desiderio di non sentirsi soli nella miseria che provano per sé.

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La salute mentale di Clay è del tutto compromessa, vede i fantasmi di Bryce e Monty, travolto dai sensi di colpa per l’intera vicenda che li ha riguardati. Non si fida più di nessuno ed è insulso con tutti. Il suo personaggio regredisce tremendamente e si crogiola in uno stato di profondo degrado psichico e fisico e sebbene il giovane riprenda con continuità le sedute di psicoterapia (con il mitico Gary Sinise, il tenente Dan di Forrest Gump) non si comprende perché non riveli a nessuno di avere queste preoccupanti visioni.

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La scuola, forse dimentica del proprio fallimento e della responsabilità nel suicidio di Hannah Baker (buonsenso, questo sconosciuto), instaura una specie di regime del terrore, con metal detector all’ingresso, telecamere, ispezioni costanti ed agenti armati a presidiare corridoi e perimetro della scuola al completo.

Tra i “nuovi” personaggi della quarta stagione di Tredici, troviamo Estela (Inde Navarrette) la sorellina di Monty (Timothy Granaderos), Winston (Deaken Blum) innamorato perso di Monty e la star della squadra di football, nonché nuovo interesse sentimentale di Jessica: Diego Torres (Jan Luis Castellano).

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La tensione, già alta, non fa che esasperare ulteriormente gli studenti e Clay, che viene perseguitato prima dai giocatori della squadra di football, sicuri che Monty sia stato incastrato per l’omicidio di Bryce (Justin Prentice), poi da Winston che è l’alibi vivente di Monty per la notte della morte del compagno, a seguito di una esercitazione scolastica dal tremendo impatto emotivo, esplode in un toccante esaurimento nervoso con una scena (non sono sarcastica) bene interpretata.

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Zach (Ross Butler) frequenta assiduamente Alex, ma la sua vita sta andando a rotoli. Consapevole di non poter mai più giocare a football e abbandonato anche da Chloe (Anne Winters), beve alcool a fiumi e intrattiene rapporti occasionali, mentre Tony (Christian Navarro) già sconvolto dalla rimpatrio della sua famiglia, pensa di non avere alcuna prospettiva e sfoga sul ring le sue frustrazioni trasformando il dolore che gli attanaglia il cuore in cicatrici evidenti.

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Insomma in questa stagione di Tredici, invece di avere voglia di migliorare, sembra che tutti si crogiolino nella peggiore versione di se stessi! A cosa è servita tutta la sceneggiata organizzata nella terza stagione, se nella quarta nessuno di loro si è ripreso la propria vita?

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Ani (Grace Saif) invece, che sembra venuta fuori da un pessimo episodio di Dawson’s Creek e vive in un mondo tutto suo fatto di problemi di cuore, domande al college, il trasferimento a casa di Jessica per terminare gli studi alla Liberty High, il ballo di San Valentino e l’inevitabile rottura con Clay, sparisce per diversi episodi (forse effettivamente anche gli autori hanno compreso quanto fosse inutile il suo personaggio) e ritorna per il diploma.

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Tredici ha un grossissimo limite: quello di definirsi una serie anticonformista, che si astrae dagli schemi predefiniti e poi invece ci casca dentro completamente! Alex (Miles Heizer) si interroga sulle sue preferenze sessuali e (wow ma che sorpresa?!) si scopre gay. Per lui non è semplice vivere appieno la sua presa di coscienza, ma una relazione prima con Winston e poi con Charlie, lo guidano attraverso l’accettazione serena di se stesso che gli permette di fare coming out con tutta la famiglia.

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Clay perde la verginità con la figlia dell’agente Diaz e fa un incidente tremendo con Zach che però passa quasi in secondo piano visto che i due ne escono quasi illesi (cosa impossibile visto lo scenografico e PALESEMENTE computerizzato volo che fa l’auto di Zach). Sempre più travolto dalle psicosi, grazie al suo terapeuta, scopre di soffrire di dissociazione della personalità e di fare cose delle quali poi non ha il minimo ricordo. Scopre, quindi di aver imbrattato lui la scuola con la dicitura “Monty è stato incastrato“, di aver dato fuoco all’auto del preside, di aver distrutto le telecamere della scuola e chissà cos’altro.

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In un clima di totale sfiducia reciproca, si scopre che i genitori di tutti gli studenti hanno installato app nei loro cellulari per poterne seguire gli spostamenti e controllare messaggi ed email e per quanto tremendo sembri il loro comportamento, i ragazzi non sono diversi da loro. Non si fidano l’uno dell’altro e per tutta la durata dei vari episodi tutti sospettano di tutti. Begli amici ipocriti, direi!

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Gli studenti della Liberty High, dopo l’ennesimo sopruso, si ribellano (finalmente!) alle severe misure di sorveglianza disposte dal Preside e ne viene fuori l’ottavo episodio di Tredici che ha aspetti davvero interessanti, ma al contempo è completamente slegato dal resto della trama che già così non era affatto lineare. La protesta finisce con una scena dal grande impatto visivo che mostra lo scontro tra il corpo studentesco, compatto nella ribellione, e le forze di polizia.

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Le battute finali di Tredici si concentrano intorno alla riconquista della fiducia persa nei confronti degli adulti, al ballo di fine anno, alla morte di uno dei personaggi più amati e alla cerimonia di consegna dei diplomi. La verità? No, mi spiace. La verità non emerge e anzi si scopre che, nonostante anche l’agente Diaz abbia capito che il padre di Alex ha coperto suo figlio, archivia definitivamente l’indagine per la morte di Bryce Walker.

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Ho iniziato a prevedere che Justin sarebbe morto e anche che sarebbe morto di AIDS verso il quinto o sesto episodio, perché è stato truccato con le tipiche abrasioni sul volto che compaiono a chi contrae la malattia. Dunque non sono stata sorpresa, ma non negherò di essermi commossa. Ho versato le mie lacrime da spettatrice sensibile e che, nel bene e nel male, ha seguito i personaggi di Tredici attraverso la loro pressoché nulla maturazione e palesemente assente evoluzione.

Alla funzione funebre per Justin non mi è dispiaciuto il fatto che il pastore (Phylicia Rashād de I Robinson) abbia fatto una citazione riconducibile al sorriso di Justin, diventato ormai noto come “Quel dannato sorriso” che aveva a suo tempo incantato e fatto innamorare Hannah Baker!

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Alla triste scomparsa, segue la cerimonia dei diplomi caratterizzata dai discorsi di Jessica in funzione di presidente del corpo studentesco e Clay, scelto dai compagni come portavoce della classe del loro anno. Nell’immagine dei festeggiamenti finali, troviamo uno spiritoso easter egg: appaiono Bryce e Monty con la toga come per intendere che anche loro meritavano di diplomarsi come tutti gli altri.

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Nell’ultimo episodio, Clay fa la conoscenza di Heidi (probabilmente innamorandosi a prima vista come al solito) una coetanea che frequenterà il suo stesso college (Berkley) e prima di salutarla, le dà il suo indirizzo mail: [email protected] Interesserà sapere che l’indirizzo è attivo, e “Clay” risponde alle email dei fan che abbiano voglia di fargli domande su Tredici. Io sono certa che gli scriverò spesso, perché gli chiederò conto dei tanti buchi di trama!

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Il gran (?) finale rende omaggio in tutto e per tutto alla prima stagione: Clay e Tony ricevono le cassette che Hannah ha registrato. Ad inviargliele, la signora Baker che pensa sia giusto le abbiano loro (no ma giralo un altro po’ il coltello nella piaga, che questi già sono tutti alle prese con il disordine post-traumatico da stress!). Il gruppo, quasi al completo, le sotterra nel punto esatto in cui Clay ha ascoltato la cassetta che lo riguardava e danno l’addio definitivo (ma non l’avevano già fatto?) ad Hannah Baker.

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Inoltre, l’ultimissima scena, è un’ulteriore citazione alla finale della prima stagione con Clay e Tony seduti nella Mustang del ragazzo, intenti a lasciare la città.

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Purtroppo la quarta stagione di Tredici è da bocciare senza mezzi termini: temi interessanti, begli spunti di riflessione, ma sono tutti gettati un po’ a caso nel calderone della serie che mescola tutto insieme con la pretesa di assumere una valenza didattica che, ahinoi, ha perso subito dopo la prima stagione forzando la mano ad un progetto che doveva concludersi con un atto unico.

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Non si salva neanche l’intro degli episodi di Tredici che in genere cambiava per ciascuno di essi con dei graziosi doodle e invece stavolta è statica e totalmente skippabile. Dialoghi forzati, episodi ripetitivi e riempitivi, i personaggi sembrano ricordarsi dei valori dell’amicizia e della fiducia soltanto quando gli conviene e la giustizia sembra pressoché assente, si affrontano temi e spunti di riflessione che poi non vengono approfonditi come se si saltasse da un episodio all’altro senza soluzione di continuità se non una: Clay ed il suo subconscio.

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Aspetti positivi: bellissima fotografia, colona sonora, Alex e Charlie eletti re del ballo, l’interpretazione di Brandon Flynn (Justin) e le citazioni sparse (riferimenti alla prima stagione, La vita è meravigliosa in cui il protagonista vuole suicidarsi e scopre come sarebbe la vita delle persone che ama senza di lui e 10 cose che odio di te con Heath Ledger).

Tredici è l’esempio di una forzatura finita male. Una serie che poteva rimanere unica nel suo genere ed invece ha finito con l’essere contaminata da influenze alla Pretty Little Liars, alla Vampire Diaries e alla Dawson’s Creek.

Bellissima la fotografia ed impeccabile la colonna sonora. Deludente invece l’intro degli episodi che in genere cambiava per ciascun episodio e stavolta è statica e skippabile.

Puntate troppo lunghe, scene ripetitive e dialoghi improbabili dai quali spesso si fatica a riconoscere il personaggio così com’era stato rappresentato fino ad oggi.

RIP Justin Foley! Mi spiace che il suo personaggio sia stato scelto come “agnello sacrificale” per dare al finale quel guizzo di emozione e commozione che ha indotto a concentrarsi sulla straziante conclusione strappalacrime, distogliendo l’attenzione dal disastro narrativo di quest’ultimo atto. Insomma, meglio interferire con i sentimenti dei fan già delusi, cercando di salvare il salvabile, che lasciarli innervosire completamente.

Che qualcuno dovesse sacrificarsi, era nell’aria. In ogni episodio si percepisce costantemente la certezza che un personaggio ci rimetterà le penne anche in questa stagione e quando accade, non ti sorprendi neanche più di tanto, perché sotto sotto avevi sempre saputo che sarebbe stata necessaria la tragedia per scuotere questi personaggi nevrotici e disfunzionali, farli riflettere, unirli ancora una volta e forse, finalmente, vederli crescere.

P-S.: NON BEVONO UN PO’ TROPPI CAFFE’ IN QUESTA STAGIONE???

 

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