Black Panther: il film Marvel che ha conquistato gli Oscar

Non c’è modo migliore per introdurci nel regno di Wakanda citando i tre premi Oscar che il film Black Panther, diretto e co-scritto da Ryan Coogler, si è aggiudicato a questa edizione 2019 dei più importanti meriti e gratificazioni che un lungometraggio possa ottenere al mondo.

  • Miglior colonna sonora di Ludwig Goransson

  • Miglior scenografia di Hannah Beachler

  • Migliori Costumi di Ruth E. Carter

Moore ha paragonato in termini di impegno politico Black Panther e Captain America: The Winter Soldier, poiché entrambi i film lo sono intrinsecamente senza cadere però mai nell’eccesso.

Persino Chris Evans (Captain America) esulta per la vittoria del cinecomic Marvel al momento delle premiazioni, dimostrando uno spirito di appartenenza alla major e al mondo marvel, di cui fa parte non solo come attore ma come fan e sostenitore. Con questa serie di premiazioni la Marvel studios incrementa la sua notorietà rendendola sempre più prestigiosa, donando qualità e originalità alle sue pellicole, considerate molto di più che dei semplici film commerciali che raccontano di supereroi.

Questa versione della storia di Black Panther è stata ispirata dalle run a fumetti di Christopher Priest e Ta-Nehisi Coates. Inoltre hanno avuto un impatto non indifferente i disegni dell’illustratore Brian Stelfreeze, che hanno influito sulla configurazione del Wakanda e della sua tecnologia.

Un Nuovo Eroe

Oggi celebriamo un personaggio di spicco del mondo Marvel, Pantera nera, approfondiremo alcune tematiche, metaforizzate nella narrazione, che riguardano non solo il personaggio, ma ciò che esse rappresentano a livello sociale e morale.

Benvenuti alla sedicesima puntata della rubrica The road to the avengers endgame, sempre il vostro Capitan Alexander alla regia, onorato di condurvi alla scoperta del magico mondo Marvel e di Black Phanter, scopriamo le origini di questo supereroe.

Pantera Nera (Black Panther), il cui vero nome è T’Challa, è un personaggio dei fumetti creato da Stan Lee (testi) e Jack Kirby (disegni), pubblicato dalla Marvel Comics. La sua prima apparizione avviene in Fantastic Four numero 52 del 1966.

Sovrano, protettore del Regno di Wakanda, nazione dell’Africa subsahariana tra le più ricche e tecnologicamente avanzate della Terra grazie ai suoi immensi giacimenti di vibranio (che in origine aveva il nome di Adamantio, ma sappiamo tutti il perché di questo cambiamento no?), Pantera Nera è uno degli uomini più intelligenti del mondo, un vendicatore, uno dei più influenti vertici politici globali e un membro degli Illuminati che ha deciso di mettere la sua vita, il suo genio, la sua fortuna, le sue abilità e i suoi poteri al servizio dell’umanità. Il personaggio è stato il primo supereroe nero della Marvel

Vedremo un Black Panther leggermente diverso rispetto a quello comparso in Captain America: Civil War; infatti ora che T’Challa è tornato a casa ed è circondato da amici e familiari, si lascerà un po’ più andare e apparirà meno formale.

Contro la discriminazione e il razzismo

E proprio su quest’ultima frase vorrei soffermarmi, perché il concetto di supereroe, sempre visto come icona rappresentata dallo stereotipato uomo bianco, che incarna i modelli di perfezione e superiorità, viene finalmente debellato grazie al coraggio e la sfrontatezza di Stan Lee.

Lee non solo dà vita al primo supereroe afro della storia dei fumetti, ma affronta una tematica che, soprattutto negli USA, era (in parte lo è ancora) attuale e delicata, ovvero la discriminazione razziale.

Gli uomini e le donne nere erano fino a quel momento visti come una sorta di spalla o aiutante dell’eroe primario (come Falcon ad esempio), invece Black Panther era il protagonista assoluto delle sue avventure, tant’è che gli viene interamente dedicato il quinto numero del secondo volume di Jungle Action nel luglio 1973, divenendo il primo supereroe afro ad avere un ciclo di avventure da solista in un albo a fumetti, pochi anni più avanti il personaggio avrà una testata tutta sua che riporta in copertina il suo nome di battaglia, Black Panther.

Il personaggio della Nyong’o (12 anni schiavo), Nakia, una combattente che difende le donne africane dai rapimenti e dalle violenze delle milizie autoctone, verrà approfondito maggiormente, come pure altri personaggi femminili di Black Panther, all’interno dei prossimi film del MCU.

Scheda tecnica e trama

Black Panther è un film 2018 diretto da Ryan Coogler con Chadwick Boseman, Michael B. Jordan, Andy Serkis, Angela Bassett, Lupita Nyong’o, Forest Whitaker, Martin Freeman, Sterling K. Brown, Danai Jekesai Gurira, Daniel Kaluuya, Letitia Michelle Wright, John Kani, Florence Kasumba, Sydelle Noel, Isaach De Bankolé, Connie Chiume

Dopo la morte di suo padre, narrata in Captain America: Civil War, il principe T’Challa (Chadwick Boseman) torna a Wakanda, un’immaginaria nazione nel continente africano, isolata ma tecnologicamente avanzata, e ricca di giacimenti di vibranio (stesso materiale di cui è prodotto lo scudo di Capitan America). Quando due pericolosi nemici cospirano per portare il regno alla distruzione, T’Challa è pronto a raccogliere l’eredità di suo padre e a indossare gli artigli di Black Panther. Cosi come è accaduto nel film Civil War, dove Black Panther aveva già messo le sue abilità al servizio di Iron Man, in cerca dello scontro diretto con il Soldato d’Inverno. Questa volta, invece della fragile alleanza con la parte più facoltosa dei Vendicatori, T’Challa fa squadra con l’agente della CIA Everett K. Ross (Martin Freeman), completamente ignaro delle ricchezze locali, e con il corpo speciale wakandiano delle Dora Milaje, tra le quali figura anche l’amata Nakia (Lupita Nyong’o). Come Freeman, apparso in Civil War, anche Andy Serkis torna nei panni del trafficante d’armi Ulysses Klaue, conosciuto in Avengers: Age of Ultron.

La costumista Carter ha spegato che le varie tribù di Wakanda si distinguono in parte per i colori che utilizzano : “C’è la River Tribe, che ha il verde. C’è la Border Tribe, che ha il blu. Ci sono la Pantera e il palazzo reale, che hanno nero e porpora. I Jabari hanno il color legno. Abbiamo seguito una direzione molto precisa ed è venuta da Ryan”

Più di un “semplice” film

Black Panther non è un film originale, che sorprende o entusiasma più di quanto possa aver fatto precedentemente un cinecomic di ultima generazione, il film è prodotto in maniera impeccabile ma non riesce a differenziarsi più di quel tanto da renderlo innovativo e avvincente. Nulla da dire sulla scenografia, sui costumi e sulla colonna sonora, gli oscar ne sono la prova tangibile, ma questo non basta per poterlo definire il migliore tra tutti i film realizzati dalla Marvel studios.

Probabilmente la nomination come miglior film è stata un po’ esagerata, ma credo che si volesse, tramite gli oscar, dimostrare al mondo che i concetti di unione, famiglia e sani valori che l’opera cerca di trasmettere sono di fondamentale importanza come messaggio di condivisione globale, e se a lanciare questi importanti segnali di uguaglianza e rispetto nel prossimo partono da un personaggio così emblematico, iconico e di prestigio come Black Phanter forse possono arrivare più lontano che mai.

Il fumetto come insegnamento di vita, un film come promotore di pace e solidarietà, sono questi gli aspetti che caratterizzano il mondo Marvel da diversi anni, in queste storie il cuore di artisti talentuosi che nei loro lavori amano metterci delle profonde riflessioni sul mondo contemporaneo, sulle sue ambiguità, sulla sua realtà nuda e cruda ma soprattutto di speranza e ottimismo per il futuro.

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