The Fabelmans

The Fabelmans: Steven Spielberg riscopre le sue radici a Natale 2022

In 'The Fabelmans' il regista Steven Spielberg racconta la propria maturazione all'interno della famiglia e il pregiudizio antisemita subito in gioventù che solo l'ossessione per il cinema lo ha aiutato ad elaborare e sconfiggere

Marzo 2020. Siamo nel pieno della crisi pandemica del Covid-19, che infuria negli Stati Uniti come nel resto del mondo. Steven Spielberg in quel periodo vede la salute di suo padre Arnold peggiorare sempre di più. Così nasce The Fabelmans.

Dopo essersi allontanato dalla famiglia a partire dai vent’anni per inseguire il suo sogno di diventare regista, padre e figlio si erano riconciliati e riavvicinati. Vivevano a poche miglia l’uno dall’altro a Pacific Palisades e Steven trovava sempre il tempo di andare a trovare il genitore, per ascoltare musica e riguardare insieme vecchi film o anche solo per oziare sul patio. La madre di Steven, Leah, era morta nel 2017 all’età di 97 anni e, nell’agosto del 2020, Arnold l’avrebbe seguita. Durante quella primavera, mentre le condizioni del padre peggioravano, Steven era costretto a restare chiuso in casa, soffrendo terribilmente.

“Anche prima che mio padre ci lasciasse mi lacerava il pensiero che non avrei potuto guidare fino a casa sua, come ormai ero solito fare: tutti noi che eravamo costretti a sopportare il giogo del Covid-19, senza sapere quanto l’epidemia si sarebbe aggravata, eravamo molto cauti riguardo alla sicurezza delle nostre famiglie, preoccupandoci di dove andare e di dove eravamo stati e di come saremmo riusciti a sopravvivere.”

The Fabelmans: un ritorno alle origini

Spielberg nella sua ormai cinquantennale carriera ha inserito elementi del suo vissuto familiare in film molto amati dal pubblico, come Incontri ravvicinati del terzo tipo, E.T. l’extra-terrestre o Indiana Jones e l’ultima crociata. Nel 2020 si è reso conto di esser pronto a raccontare la sua storia senza l’ausilio di astronavi spaziali o cavalieri vecchi di 700 anni. Narra il regista: “Ho iniziato a riflettere se fosse giunto il momento di girare un film profondamente personale e c’era una sola storia che avrei voluto raccontare”.

The Fabelmans è la storia dell’infanzia di Steven e della disgregazione del matrimonio dei suoi genitori, con Michelle Williams nella parte di una versione di sua madre chiamata Mitzi, mentre Paul Dano interpreta un personaggio di nome Burt basato sul padre, Gabriel LaBelle nella parte del figlio Sammy, alter-ego del piccolo Steven. Quando Mitzi e Burt portano per la prima volta Sammy al cinema, a soli 5 anni, per vedere un film leggermente spaventoso come Il più grande spettacolo del mondo, accendono nel ragazzo la scintilla della curiosità verso i film e la macchine da presa, strumenti col quale Sammy comincerà ad allenarsi a casa.

The Fabelmans
Nella foto Michelle Williams e Gabriel LaBelle in una scena del film.

The Fabelmans è il film nel quale Steven Spielberg si rende più vulnerabile, all’età di 75 anni, lo considera il primo film sulla propria maturazione: “La mia vita con mia madre e mio padre mi ha insegnato una lezione, che spero questo film possa in parte trasmettere” – dichiara- “Quando un bambino in famiglia inizia a vedere i propri genitori come esseri umani? Nel mio caso, a causa di ciò che mi è accaduto tra i 7 e i 18 anni, ho iniziato ad apprezzare mia madre e mio padre non solo come genitori, ma come persone vere.” 

Girato all’interno di una fedele ricostruzione delle proprietà della famiglia Spielberg in New Jersey, Arizona e California e attraverso le ricreazioni delle scene di film girate da ragazzo in 8 o 16 millimetri, The Fabelmans, che verrà rilasciato negli USA il prossimo 11 novembre (in Italia uscirà il 22 dicembre), è esso stesso, in un certo senso, un film fatto in casa, nonostante possa vantare un budget di 40 milioni di dollari, un regista tra i più apprezzati del mondo e attori di primissimo piano.

The Fabelmans è stato girato in 59 giorni, durante l’estate del 2021, soprattutto in California. Per il film Spielberg ha voluto a bordo alcuni dei suoi più vecchi collaboratori, incluso l’autore della fotografia Janusz Kaminski (Schindler’s List), lo scenografo Rick Carter, con lui sin dal 1980 per la serie tv Amazing Stories, il montatore Michael Kahn che ha incontrato sul set di Incontri ravvicinati del terzo tipo e il compositore John Williams, con Spielberg sin dal suo secondo film, Sugarland Express. Per collaborare alla sceneggiatura ha scelto il drammaturgo Tony Kushner (Munich, Lincoln,West Side Story).

Makosko Krieger, suo assistente alla regia sin dagli anni ’90, ha dichiarato: “Ci sentivamo tutti protettivi nei suoi confronti. Tutti sapevamo che ci stava mettendo il cuore perchè la gente venisse a vederlo.”

the fabelmans

Per saperne di più https://www.universalpictures.com/movies/the-fabelmans

 

Andrai a vedere il film autobiografico di Steven Spielberg? Quale dei suoi film ti è piaciuto di più?

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