Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su telegram
Il più grande spettacolo del mondo

L’avventurosa storia degli Oscar: Il più grande spettacolo del mondo (1952)

Uno dei padri fondatori dell'Academy, Cecil B. DeMille, con 'Il più grande spettacolo del mondo' vince l'Oscar per il miglior film del 1952.

Il più grande spettacolo del mondo (The Greatest Show on Earth)

Regia: Cecil B. DeMille; soggetto e sceneggiatura: Fredric M. Frank, Frank Cavett, Theodore St. John e Barrè Lyndon (non accreditato); fotografia (Technicolor)George Barnes; scenografia: Hal Pereira, Walter Tyler, Sam Comer, Ray Moyer; costumi: Edith Head, Dorothy Jeakins, Miles White (per i circensi); effetti speciali: Gordon Jennings, Paul K. Lerpae, Deveraux Jennings; trucco: Wally Westmore; montaggio: Anne Bauchens; interpreti: Betty Hutton (Holly), Cornel Wilde (Sebastian), Charlton Heston (Brad), Gloria Grahame (Angel), Dorothy Lamour (Phyllis), James Stewart (Buttons il clown), Lyle Bettger (Klaus), Henry Wilcoxon (agente speciale Gregory, FBI), Lawrence Tierney (Henderson), John Kellog (Harry), Franck Wilcox (medico del circo), Emmett Kelly, Antoinette Concello, John Ringling North (se stessi), Bing Crosby e Bob Hope (due spettatori); produzione: Cecil B. DeMille per Paramount Pictures; origine: USA – 1952; durata: 152′.

Trama

I proprietari del circo gigante Ringling, Barnum e Bailey vorrebbero tenere gli spettacoli solo nelle grandi città, per contenere le spese e ridurre la stagione a sole dieci settimane. L’impresario e direttore Brad (Heston) rifiuta: ha appena messo sotto contratto Sebastian (Wilde) , il più grande trapezista vivente, che promette di richiamare frotte di spettatori. Nel circo però esplode la rivalità tra Sebastian e l’altra trapezista Holly (Hutton), il cui numero è finito in secondo piano. Per dimostrare la propria superiorità Sebstian spinge la sfida al limite, eseguendo senza rete un doppio salto mortale in un cerchio: piomba alsuolo e rimane con un braccio paralizzato. Holly, che intanto si è innamorata di lui, gli rimarrà accanto. Brad intanto licenzia Klaus, innamorato della domatrice Angel (Grahame) che rischia di far morire per gelosia e Harry, reo di truffare il pubblico. I due per vendetta decidono di rapinare il treno del circo. Costringono il convoglio a fermarsi e stanno per scappare con la cassa, quando sopraggiunge sui binari  un altro treno. Klaus, temendo per la vita di Angel, tenta invano di evitare l’inevitabile incidente, che gli costa la vita, mentre Brad resta ferito nello scontro. Accorre il clown Buttons (Stewart), che si rivela essere un abile medico, rifugiatosi nel circo perchè ricercato a causa dell’eutanasia da lui praticata sulla moglie affetta da un male incurabile. Grazie al suo provvidenziale intervento, Brad si riprende e dichiara il suo amore a Holly, che sta organizzando uno spettacolo speciale sotto le stelle. Sebastian chiede ad Angel di sposarlo. Buttons si costituisce davanti all’agente dell’FBI Gregory, che, sospettando di lui, lo aveva seguito sul treno.

DeMille e una notte

Il più grande spettacolo del mondo
Da destra Charlton Heston e James Stewart in una scena del film.

Cecil B. DeMille approda a Hollywood agli inizi del ‘900 da giovane ambizioso. Laureato all’accademia di arte drammatica, rimane folgorato dopo aver visto al cinema La grande rapina al treno. Comincia come attore, ma già nel 1914 gira il suo primo film The Squaw Man, un western drammatico, per poi passare definitivamente dietro le quinte, come impresario e regista. Si associa ai produttori Jesse Lasky e Samuel Goldwyn e fonda con loro uno studio di produzione, che presto diventerà noto sotto il nome di Paramount Pictures. Il successo giunge nel 1923, quando realizza la prima versione del kolossal biblico I dieci comandamenti,acclamato da pubblico e critica. Nel 1927 partecipa alla fondazione dell’Academy of Motion Pictures Arts and Sciences, associazione che dal 1929 assegnerà i premi Oscar. Con l’avvento del sonoro  passa alla MGM dove gira tre film, ma senza raggiungere gli incassi sperati. Torna allora alla Paramount dove consolida la propria fama come regista di mega-produzioni a sfondo biblico. Nonostante il pubblico ami i suoi film, DeMille viene poco considerato quando si tratta di distribuire premi. All’inizio degli anni ’50 sostiene le attività della Commissione McCarthy, scontrandosi per questo con altri illustri colleghi contrari alla lista nera come John Ford. Proprio nel 1953 ottiene le prime candidature importanti ai Golden Globe per Il più grande spettacolo del mondo, le cui riprese avvengono all’interno del popolare circo Barnum, con gli artisti che figurano come comparse accanto ai protagonisti. DeMille è premiato come miglior regista. Il suo film è campione annuale al botteghino con 11 milioni di dollari di incasso solo in Nord America. Ciononostante sono solo tre nomination all’Oscar, comprese quelle di prestigio per il film e la regia ma nemmeno una per i suoi attori, che pure sono stelle riconosciute come Charlton Heston, James Stewart e Gloria Grahame (quest’ultima in concorso, ma per un altra pellicola). I favoriti della vigilia sono altri.

Il racconto del redattore

L’epoca delle liste nere e della caccia ai comunisti è arrivata anche a Hollywood. Il film da battere del 1953 è Mezzogiorno di fuoco di Fred Zinneman. Alla fine della serata il capolavoro western conquista ben quattro Oscar, all’attore protagonista Gary Cooper, al montaggio, alla colonna sonora e alla canzone Do not forsake me oh my darlin’ scritta da Dimitri Tiomkin e Ned Washington. A vincere come miglior film è proprio Il più grande spettacolo del mondo e Cecil B. DeMille, leader dei falchi di Hollywood riceve anche un Irving G. Thalberg memorial Award per i servizi resi al cinema americano.

Per acquistare il dvd del film clicca qui.

 

DeMille ha diretto in carriera kolossal che sono delle vere e proprie macchine spettacolari, riscuotendo grande successo al botteghino. Il più grande spettacolo del mondo non fa eccezione, raccontando la retorica dello spettacolo che deve continuare ad ogni costo, nonostante le tragedie e il dolore nascosti dietro il trucco. Il circo è metafora del cinema e quindi della vita. Il regista, enfatico e ingegnoso, mostra la sua abilità nel costruire e guidare quest’ imponente baraccone, senza però trascurare questa volta la psicologia dei personaggi che, seppur stereotipati, sono interpretati con impressionante realismo dagli attori. Non è il miglior film dell’anno, ma l’Oscar è un premio ad una carriera vissuta per il pubblico.

Potrebbe interessarti...

American Gods

7.5/10

Sherlock

8/10

Notizie dal mondo

7.5/10

Speciale

8/10

Wonder Woman 1984

7/10

American Gods

7/10

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
0