Quel che conta è il pensiero: la recensione

Primo e unico film di Luca Zambianchi che, con un piccolo budget, è riuscito a creare un film carico di significato

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Quel che conta è il pensiero.

Genere: Commedia; Anno: 2020; Uscita cinema: 26 maggio 2022; Durata: 88 minuti; Distribuzione: Trent Film; Paese: Italia; Cast: Luca Zambianchi, Michele Petrini, Alessandra Rontini, Enrico Zambianchi, Matteo Celli, James Foschi, Luciano Baldan, Gianfranco Boattini, Alex Ravaglia, Francesco Lega, Giuliano Gavagna, Francesca Ragni, Laura Zecchini, Licia Navarrini; Regia-Sceneggiatura-Fotografia: Luca Zambianchi; Produttori: Luca Zambianchi e Henry Whites; Coproduttore: Enrico Zattoni; Fonico di presa diretta e mix: Enrico Zattoni; Aiuto regista: Jessica Milardo; Operatori: Henry Whites, Jessica Milardo; Colorista: Alberto Bandini; Musiche: Equ, Corner in bloom, Linemaginot.

Luca Zambianchi
Luca Zambianchi

Sinossi di Quel che conta è il pensiero

Giovanni e Michele sono alla ricerca del terzo coinquilino per il proprio appartamento da studenti. Giovanni, anziché preparare gli esami di Medicina, lavora alla messa in scena del proprio spettacolo amatoriale “La Lavanderia di Sigmund”; mentre Michele, fuoricorso  ottimista, rimbalza di festa in festa e di ragazza in ragazza. Complice la diffidenza di Giovanni, la ricerca del nuovo coinquilino sembra aver poco successo – finché un giorno, senza preavviso, Asia si presenta alla porta.
Tra esami rimandati, discussioni ambiziose, incurabili malinconie e troppi caffè, Giovanni, Asia e Michele incedono verso un futuro incerto nelle file di una generazione perennemente in crisi, in attesa di uno slancio che sembra sfociare regolarmente nell’(auto)ironia.

Quel che conta è il pensiero è un film che, senza troppe pretese, nella sua semplicità racchiude tanto significato. I pensieri dominano tutte le scene e, seppur con poco budget, nell’essenziale, questo film ti lascia qualcosa dentro.

Il regista è riuscito a trasmettere con “poco”, le cose veramente importanti.

“Siamo la prima generazione che vive in una società peggiore di quella dei nostri genitori… Siamo quelli che muoiono investiti per strada perché vanno a catturare i Pokemon… I nostri nonni, alla nostra età andavano in guerra, hanno lottato per un mondo migliore… Tutto questo per cosa? Perché noi potessimo andare in giro a catturare Porygon!”

Attori della Lavanderia da Sigmund
Gli amici del teatro di Giovanni

Durante tutto il film vengono recitate battute che ti restano impresse e ti fanno riflettere su svariati aspetti della vita.

La protagonista di Quel che conta è il pensiero è la generazione degli studenti universitari, una generazione in cui, in realtà, mi sono rispecchiata un po’ anche io, pur non essendo una studentessa, ma avendo quell’età in cui i sogni sono tanti e il tempo sembra essere il nostro peggior nemico. Ci lasciamo sfuggire tanti di quei treni e, a volte, ci sentiamo sopraffatti da tutto ciò che ci circonda, sentiamo di dover soddisfare le aspettative degli adulti, sentiamo di dover avere chiaro in mente cosa vogliamo diventare da grandi restando aggrappati ad un passato che, purtroppo, non tornerà più.

Giovanni e la madre
Giovanni e la madre

“Non saremo più bambini”

Siamo bloccati nei ricordi del passato, guardiamo tutti gli altri fare grandi cose nella loro vita (trovare un lavoro ben pagato, sposarsi, mettere su famiglia…) e noi coetanei, ci sentiamo quasi in difetto per non avere quello che hanno loro, ci sentiamo “indietro”, quasi incapaci di avanzare, sperduti in un corpo e in una mente nella quale dovremo vivere per sempre.

Lavanderia da Sigmund
Lavanderia da Sigmund

La lavanderia di Sigmund è uno spettacolo in cui Giovanni riesce ad esprimere se stesso. Il cinema è una sua grande passione e, questo spettacolo, rappresenta per lui un modo (direi l’unico dato che ha parecchia difficoltà con i rapporti umani) per esprimere agli altri ciò che ha dentro. Peccato che, non sempre, gli altri sono interessati a sapere cosa ti passa per la testa e, questo, è uno dei principali motivi per il quale, quando troviamo qualcuno interessato, lo ignoriamo.

Attori della Lavanderia da Sigmund

In Quel che conta è il pensiero film ci sono diversi riferimenti alla società odierna, troppo concentrata sul guadagno che si può trarre da qualunque investimento (persino in una relazione con un’altra persona) piuttosto che, magari, sulla qualità.

“È come se ci fossimo stancati di pensare… Quelli in grado di formulare un pensiero di senso compiuto sono troppo impegnati a farlo notare piuttosto che a fare qualcosa di concreto”

Giovanni ad un appuntamento
Giovanni ad un appuntamento

Una delle cose che più risaltano è la difficoltà a relazionarsi con gli altri, non solo del protagonista Giovanni, ma anche del suo coinquilino Michele che cambia una ragazza al minuto, cercando sempre qualcosa di diverso che, alla fine, diventa sempre la stessa storia.

Siamo troppo impegnati a dare importanza alle cose “inutili” o, comunque, secondarie, della vita. Spesso siamo ciechi, non vediamo e non diamo il giusto valore a ciò che abbiamo. Cerchiamo sempre di più, aspettiamo qualcosa di migliore… In un mondo che viaggia alla velocità della luce, anche la nostra mente è affollata da migliaia di pensieri che vengono e vanno via in un lampo, e noi ci ritroviamo a sentirci sopraffatti da tutta questa velocità.

Giovanni e Asia
Giovanni e la nuova coinquilina Asia

Se devo trovare un “difetto” è che non c’è un lieto fine come quello a cui siamo abituati di solito ma, in fondo, anche nella vita è così. Non sempre le cose vanno come ce le aspettiamo. Siamo i padroni delle nostre vite ma se facciamo le scelte sbagliate, o non scegliamo affatto, il lieto fine tarderà ad arrivare. La buona notizia è che gli errori del passato ci servono per crescere e come insegnamento per il futuro.

Quel che conta è il pensiero è un film realistico, che ti fa vedere la vita di uno studente universitario senza filtri, senza colpi di scena… nell’assoluta veridicità della quotidianità.

La fine mi ha lasciata con una grande consapevolezza: la vita va vissuta ORA! Se ci va di fare qualcosa, dobbiamo farla. Meglio vivere una delusione che un rimpianto! 

Consiglio questo film a tutti coloro che si sentono come Giovanni, persi in un mondo che viaggia veloce come i nostri pensieri, sopraffatti da tutto ciò che ci circonda, incapaci di relazionarci con gli altri.

Per la nostra “generazione perennemente in crisi” questo è assolutamente un film da guardare! Fidatevi, dopo vi sentirete meno soli e capirete che non siete gli unici a sentirvi “fuori posto” nel mondo.

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