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“Netflix è un predatore”, lo assicura Marin Karmitz

Marin Karmitz, uno dei maggiori produttori europei si scaglia contro Netflix e noi, che siamo sempre stati attenti alla querelle sala / piattaforma, riportiamo il parere del potente produttore

Marin Karmitz
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Condividiamo volentieri un’intervista che ha rilasciato a El País il produttore Marin Kamitz. Come abbiamo già detto, il quotidiano spagnolo s’impegna molto più di altri per avere il parere diretto di coloro che lavorano nel cinema e, siccome sono opinioni di gente importante, perché non diffonderle anche da noi, dove la cultura cinematografica latita? In più Kamitz non è un produttore qualsiasi; è uno dei pochi che al profitto ha anteposto la qualità. Quindi, anche se l’intervista cerca di sterzare spesso sulla situazione spagnola, le parole di Kamitz hanno un valore universale per la cultura – almeno – europea.

Marin Karmitz ha compiuto da poco 81 anni, è nato a Bucarest. La famiglia emigrò in Francia quando lui era bambino. Nel 1967 fondò la casa di produzione mk2 e, nella sua carriera, ha prodotto più di cento film di registi come Krzysztof Kieslowski, Claude Chabrol, Jean-Luc Godard, Agnès Varda, Alain Resnais, Louis Malle, i fratelli Taviani, Theo Angelopoulos, Ken Loach, e scusate se è poco, oltre a molti altri: Abbas Kiarostami, Hong Sang-soo, Michael Haneke, ecc.

Ma ecco l’intervista:

Suo figlio maggiore, che attualmente dirige la sua compagnia, dice che Netflix è una parolaccia. Che ne pensa?

[Dopo qualche minuto di riflessione]. Quando, qualche decina di anni fa, iniziò Canal +, il Netflix dell’epoca, in Francia le sale persero metà del loro pubblico. L’industria cinematografica si unì per negoziare con Canal +, gli proponemmo: “Vi diamo i film, ma mettiamo alcune regole per condividere opinioni, creatività e soldi“. Questo fu il compromesso che permise l’espansione del cinema francese. In quell’occasione il predatore si autoregolò. Questo non succede con Netflix. Il nuovo predatore si mangia il mondo intero e affronta un solo pericolo: la concorrenza della Disney. Netflix sta anche trasformando la televisione che sta soffrendo il suo dominio. Oltretutto Netflix non rispetta le regole degli altri: non paga le tasse nel mio paese, né le percentuali dei diritti al cinema francese. La filiale spagnola di mk2 paga le tasse in Spagna, ma Netflix España no. Abusa della sua posizione dominante, come Amazon e altre imprese simili. Quando il Governo francese affronta questo problema, la risposta di Trump è aumentare i dazi ai prodotti europei.

Ma non crede che la durata di tre anni, esistente in Francia, fra il debutto del film in sala e la sua uscita in internet, sia smisurata?

Naturalmente. Questa è una delle cose che dobbiamo cambiare. Il settore del cinema è molto corporativista e difende i propri interessi senza riflettere in modo globale. Ma appoggiamo il Festival di Cannes nella sua decisione contro Netflix. Il festival si finanzia in parte coi soldi delle sale. Mi oppongo a che Netflix usi il concorso come sua piattaforma e noi come suoi schiavi.

Iniziando la sua carriera di produttore, abbiamo perso un buon regista?

È stato il dolore della mia vita. Non ero tanto male, almeno mi riconoscevano buone doti creative anche al di fuori della Francia. Mi ci sono voluti decenni per superare il dolore di rinunciare alla regia ma, allo stesso tempo, provai a mettere la mia voglia di creare al servizio di altri. E questo mi ha curato, perché ho avuto la fortuna di lavorare coi registi più grandi della mia generazione. Mi sarebbe piaciuto nascere un po’ prima per poter collaborare con Rossellini, Bergman… Siccome con loro non ci ho lavorato, ho comprato e restaurato i loro film.

È cosciente del potere che ha esercitato, forgiando il cinema d’autore mondiale?

La questione del potere è molto interessante. Che fare quando ce l’hai? Io sono stato educato sotto un’etica che auspicava come essenziale la difesa della creazione. George Steiner diceva che attraverso la creazione arrivi a Dio. Credo che l’atto creativo ci permetta di partecipare attivamente al divenire del mondo. Io sommo alla creazione la riproduzione, per questo faccio il produttore. Bisogna lottare contro le idee antiquate per modernizzare l’umanità. Il mio potere lo uso per questo. Ma stiamo riflettendo su cosa sia il cinema moderno? Paragono sempre il cinema a una casa in costruzione. Che pietre porto per costruire? Questa è la domanda che mi ha accompagnato per tutta la vita. Poi va detto che il mio potere è limitato: la casa la costruisce un altro, il regista. Io nel cinema mi sento come una levatrice che aiuta un bambino a nascere, senza esserne la madre o un pediatra che aiuta a farlo crescere bene. Queste posizioni mi richiedono molta umiltà. In cambio, ai registi chiedo come requisito principale lo scambio di cultura. Per questo ho avuto a discutere con alcuni registi. Oggi poca gente si chiede cosa sia il cinema moderno. Io non ho la risposta; deve nascere dai creatori.

Perché apre sale in Spagna?

Fin da quando cominciai a distribuire in Francia Cría cuervos e El espíritu de la colmena, in tre delle mie sale mie ci sono cartelli che dicono: “Che lo straniero serva al nazionale“, “Che l’antico serva al nuovo” e “Che cento fiori possano crescere“.

Ma sa che in Spagna gli spettatori che vedono film in originale sottotitolati non arrivano al 2%?

Sì, lo so. Nei miei cinema, a Parigi, ovvero, nelle attività che posso controllare, arriva quasi al 100%. È il risultato di un lungo lavoro. Di solito passano un quattro anni e il pubblico si abitua. Quando sono venuto in Spagna, per un omaggio alla Filmoteca nei primi anni novanta, girai per varie sale madrilene. Avevo l’idea di espandermi in Europa, fuori dalla Francia. Chiesi a un responsabile di una multisala se c’erano versioni originali sottotitolate e mi disse che era impossibile guardare, ascoltare e leggere sottotitoli [ride]. L’unico paese europeo che mi ha attirato è la Spagna, con tutto che parlo un po’ d’italiano e lavoro con registi italiani. Ma la Spagna ha un passato di resistenza e lotta che mi interessa molto.

Comprerà altre sale?

Sì, ma prima faremo qualcosa al Palazzo del Ghiaccio, che è un cinema triste. Faremo più sale piccole, per poter programmare in modo più libero. Per questo il digitale aiuta.

Anche se sono i suoi figli a dirigere le sue imprese, lei non mi sembra in pensione.

Quando hai lottato tutta la vita per cambiare il mondo, non puoi mollare di colpo. Se lo fai muori. I miei figli fanno cose che non saprei fare. Il minore sta aprendo sale di realtà virtuale, un formato appassionante per l’educazione e l’arte. Abbiamo prodotto un film in realtà virtuale: Bartabas. Entrambi creano nuovi spazi per accogliere il pubblico, con musica, libri… Cerchiamo atri modo di attrarre la gente nelle nostre sale, per farli decidere a uscire di casa, invece di rimanere a guardare la televisione.

Le interessa il cinema spagnolo attuale?

Se è nuovo, sì. Deve portare materiale per costruire un edificio. Ora stiamo negoziando la nostra partecipazione al secondo film di Carla Simón. Questa passione per il nuovo ci ha portati a produrre molto cinema cinese, per esempio quello di Jia Zhangke. Abbiamo appoggiato tutti i film di Xavier Dolan. mk2 è stato a Cannes come produttore di Atlantique et Les miserables, candidato francese agli Oscar. Ci interessa il sangue nuovo, ce ne prendiamo cura, cosa che Netflix non sa fare.

Pensi anche te che Netflix sia un “predatore”? Cosa ne pensi di queste polemiche? Netflix è davvero responsabile per la fine del cinema?

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