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Mon oncle: la recensione del film

Mon Oncle è molte cose: è la storia di un bambino che si diverte col suo zio-bambino, è una riflessione sulla stupidità della società dei consumi, è una poesia in forma di film, è l'occasione di fare la conoscenza con un grande comico del passato

Come anticipato in un articolo di pochi giorni fa, a Firenze, nel parco d’arte Pazzagli, è in corso una rassegna cinematografica da non perdere perché, oltre a poter recuperare i più bei film d’animazione e i film presentati agli Oscar, ci dà la possibilità di vedere grandi classici del cinema per lo più assenti da qualsiasi piattaforma streaming.

Uno di questi, proiettato venerdì 9 luglio, era Mon oncle, Mio zio, film del 1958, scritto, interpretato e diretto da Jacques Tati, nei panni del suo Monsieur Hulot, terzo film da regista, dopo Giorno di festa e Le vacanze di Monsieur Hulot.

Mon oncle, Mio zio (1958)

Regia: Jacques Tati; Sceneggiatura: Jacques Tati, Jacques Lagrange e Jean L’Hôte; Produttore esecutivo: Jacques Tati, Fred Orain; Musiche: Franck Barcellini e Alain Romans; Fotografia: Jean Bourgoin; Costumi: Jacques Cottin; Scenografia: Henri Schmitt; Montaggio: Suzanne Baron; Produzione: Specta Films, Gray-Film, Alter Films, Film del Centauro, Cady Films; Origine: Francia, Italia, 1958; Cast: Jacques Tati (Monsieur Hulot), Jean-Pierre Zola (Monsieur Arpel), Adrienne Servantie (Madame Arpel), Alain Bécourt (Gérard Arpel), Lucien Frégis (Monsieur Pichard), Betty Schneider (Betty, figlia della proprietaria di casa) e Jean-François Martial (Walter).

La trama e il trailer

Gérard Arpel, di nove anni, vive in una villa ultramoderna e iperordinata coi genitori; il padre è direttore della Plastac, un’industria che produce plastica con la quale ha arredato completamente la casa, la madre è una maniaca dell’ordine e della pulizia. Gérard è trascurato dai genitori e trascorre la maggior parte del suo tempo col fratello della madre, suo zio Hulot (l’oncle del titolo) che è l’esatto contrario dei coniugi Arpel, semplice e buono, e con lui è felice. Per togliere il figlio dall’influenza dello zio, Arpel (che ne è geloso) cerca di impiegare il cognato nella sua industria, mentre la sorella cerca di fargli sposare una vicina; dal momento che questi tentativi falliscono miseramente, Arpel decide di farlo diventare rappresentante della società all’estero. Una volta partito lo zio, Arpel ritrova la vicinanza col figlio. Una specie di Mary Poppins, dunque, che però è del 1964.

Il commento della redattrice

Per chi non conoscesse questo personaggio, Mr Hulot, che è esemplare al pari di Charlot o Totò, potremmo riferirci a un personaggio televisivo (e quindi più noto) come Mr. Bean, che molto gli deve. Ma Hulot non è solo un pasticcione, è incredibilmente poetico, è un mite, la sua filosofia di vita è più o meno quella del Grande Lebowski, ovviamente rapportato alla sua epoca; non sarebbe sbagliato dire che Monsieur Hulot è il Grande Lebowsi degli anni Cinquanta.

Anche se la trama può far pensare a un film alla Walt Disney, in realtà Mon oncle è una ferocissima satira avversa alla borghesia, che sta almeno alla pari dei film di Buñuel. Il film è sonoro, ovviamente, ma si ha l’impressione di vedere un film muto, non solo perché Monsieur Hulot dirà in tutto un paio di parole, non solo perché la Mimica di Tati ricorda molto Buster Keaton e i grandi comici del muto in generale, ma soprattutto perché i dialoghi, che si svolgono essenzialmente nella villa degli Arpel, sono assolutamente vuoti, un pour parler talmente futile che stare zitti diventa una scelta obbligata.

Film bellissimo; è quasi inutile dirlo, nel quale convivono la comicità, la critica sociale e, infine, l’amarezza, seppure mitigata dalla consapevolezza che il rigido Arpel ha imparato qualcosa dell’allampanato, distratto, gentile cognato e riesce a tornare per un attimo bambino, recuperando il proprio rapporto col figlio.

La recitazione è esemplare sia da parte dei protagonisti del nuovo che avanza, sempre sopra le righe, il che accentua l’impressione, non di cattiveria, perché nessuno è veramente cattivo in questo film, ma di totale futilità di un mondo che si sostiene solo sull’apparire, sia dal lato della gente comune che è, com’è logico, estremamente naturale. Su tutti giganteggia la figura di Monsieur Hulot, il bambino imprigionato in un corpo da adulto; l’ultimo grande comico muto del cinema sonoro.

Il film, oltre a vincere il Premio della giuria di Cannes, vinse anche l’Oscar come miglior film straniero. Negli States Tati divenne celeberrimo e gli offrirono di girare un film con Sophia Loren dal titolo Mr. Hulot goes west per un compenso favoloso. Tati, coerente col suo personaggio, si scusò dicendo che preferiva l’est, e se ne tornò in Francia.

Mon oncle è un film monumentale, nel quale convivono comicità, critica sociale e, infine, amarezza.

Una satira feroce e incredibilmente divertente sulle contraddizioni del mondo borghese e sulla futilità delle convenzioni.

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