“Mirai no Mirai” il primo lungometraggio giapponese presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes, nelle sale da ottobre

Kun è un bambino di quattro anni, felice della sua vita e dell’affetto incondizionato da parte di mamma e papà. Ma un giorno arriva Mirai (tradotto vuol dire futuro), la sua sorellina minore, che scombussola non solo la vita del piccolo, ma anche quella dei genitori. All’inizio Kun è entusiasta per il nuovo arrivo, ma ben presto si rende conto che non può giocare con Mirai come aveva immaginato e divertirsi così con lei, ma al contrario, la sorellina gli ha tolto la cosa più importante della sua vita: l’attenzione esclusiva da parte dei genitori. Kun si arrabbia, strilla e fa i capricci, ma la situazione sembra non cambiare. Almeno ha un amico con cui condividere il suo malessere, il cane di famiglia Yukko, il primo ad avere perso le attenzioni privilegiate da parte dei genitori di Kun alla nascita del bambino. Grazie all’albero magico che sorge nel giardino di casa, Kun conoscerà sua sorella Mirai da adolescente, e con lei inizierà un viaggio tra passato e futuro, che lo porterà a fare variegati incontri. Suo nonno da giovane, sua madre bambina, ma anche suo padre, e uno strano principe abbandonato che ricorda la vita del cane Yukko. Kun intraprenderà un viaggio fantastico che lo porterà a scoprire molto di più sul passato della sua famiglia e, allo stesso tempo, a comprendere profondamente il suo futuro ruolo di fratello maggiore.

Mamoru Hosuda, (tra gli altri “La ragazza che saltava nel tempo” e “Wolf Children“) ci accompagna in una storia di vita comune, mostrando le difficoltà e le esasperazioni che accompagnano l’arrivo di un neonato, in cui molti si ritroveranno, grandi e piccini. Genitori che si barcamenano tra lavoro e figli, primogeniti che hanno dovuto provare la gelosia e il senso di abbandono derivato dall’arrivo di una sorellina o di un fratellino, la voglia del secondogenito di diventare il miglior amico del primo. Tutte emozioni che, in un modo o in un altro, quasi tutti abbiamo provato nel corso della nostra vita, e che Hosuda ci illustra attraverso gli occhi del piccolo Kun e la crescita emotiva che lo accompagna durante i suoi fantastici viaggi.

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