Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su telegram
lol chi ride è fuori header

Perché Lol – chi ride è fuori è un format che funziona

Una riflessione sul meccanismo alla base del format che ha portato Lol - chi ride è fuori ad essere in brevissimo tempo un successo

E’ capitato a tutti noi di essere in una situazione ufficiale e di provare l’irrefrenabile impulso di ridere. Anche input che in un contesto normale ci avrebbero lasciato totalmente indifferenti, in quei momenti sono risultati così esilaranti da renderci impossibile resistere, e mantenere il controllo si è rivelato più difficile di quanto avremmo mai pensato.

E’ proprio su questa semplice premessa che si basa il format Lol – chi ride è fuori, show disponibile su Prime Video: dieci comici rinchiusi nella stessa stanza per sei ore con la sola missione di far ridere gli altri partecipanti. Ogni mezzo è concesso, non vale isolarsi dal gruppo e dopo due ammonizioni si è automaticamente eliminati. Il vincitore di questa edizione porta a casa 100000 euro da devolvere in beneficienza.

Il format di Lol – chi ride è fuori

In realtà il format originale nasce in Giappone, è a sua volta disponibile su Prime Video e s’intitola Hitoshi Matsumoto presents Documental: Matsumoto è infatti uno dei più famosi comici e conduttori televisivi giapponesi e ha ideato il programma partendo da una riflessione.

Dopo aver condotto alcuni show in cui veniva proposto il gioco del non ridere, si è chiesto come questo avrebbe funzionato se i partecipanti fossero stati solo comici; nell’intro del primo episodio, andato in onda nel 2017, Matsumoto spiega come in realtà secondo lui si tratti di un vero e proprio documentario sperimentale e aggiunge anche che probabilmente non avrà un matsumoto format originale lol chi ride è fuori grande successo di pubblico, ma che gli “addetti al lavoro” lo troveranno sicuramente affascinante.

Per mettere più carne al fuoco i partecipanti di questa versione originale scommettono puntando di tasca loro un milione di yen a testa, e in realtà questo non è un fattore da poco.  Il fatto che ci siano in ballo non pochi soldi (consideriamo che, al cambio di oggi, un milione di yen corrispondono a circa 7700 euro, portando quindi il montepremi finale a un totale di 77000 euro) porta i comici a giocare sulla difensiva, tecnica paragonata a posteriori da Matsumoto a quella dei lottatori di Judo: anziché puntare all’attacco per vincere il malloppo è più importante per loro non perdere la propria puntata.

Contrariamente alle previsioni di Matsumoto, comunque, lo show ha avuto un discreto successo, tale per cui in Giappone sono state prodotte sette stagioni e il format, con qualche variazione, ha iniziato a girare per il mondo ed è stato prodotto anche in Francia, Messico, Australia, Germania e Italia.

Ma perché funziona?

Ci sono vari motivi per cui questo format ha avuto così tanto successo in passato ed è diventato un fenomeno sui social anche nella sua versione Italiana.

Per via del fatto che ci troviamo in un momento in cui le occasioni sociali sono forzatamente ridotte, è piacevole vedere quella che ricorda meme frank matano lol chi ride è fuori un’informale tavolata di amici ed è ancora più immediato riconoscersi nei partecipanti: il divertimento per lo spettatore non è tanto nelle battute fatte dai comici ma nella reazione degli altri concorrenti nel cercare di non ridere.

Questo si può valutare anche in base al numero di meme che già circolano in rete legati, per esempio, alle smorfie di Lillo per trattenersi o ai chilometri percorsi da Frank Matano in fuga dalle provocazioni dei colleghi. 

Per gli addetti ai lavori il programma, come previsto in effetti da Matsumoto, ha un suo ulteriore fascino: la comicità è una scienza, che vive di respiri e tempi calcolati. Non è un caso che molti dei partecipanti siano stati ammoniti o addirittura eliminati sulle proprie battute; in alcuni casi perché la gag richiedeva all’attore il sorriso (si pensi all’ammonizione di Lillo sul suo primo smascheramento), in altri perché per un comico non c’è niente al mondo di più frustrante di una battuta che cade nel vuoto.

E l’unica reazione possibile è ridere, perché l’uomo è l’unico animale che, di fronte alla paura, ride. Ci sarebbero fior di trattati psicologici da tirare in causa in merito, ma non è questa la sede. Se però ti senti in vena di approfondire i meccanismi dell’umorismo ti invito a guardare qualche puntata delle altre versioni del programma per paragonarne gli stili.

Sicuramente la prima cosa che noterai è che è molto più difficile riderne; al di là dell’eventuale barriera linguistica, che comunque cade nel momento in cui molte delle gag sono mute, la prima difficoltà che incontriamo è che non proviamo affetto per i partecipanti. In molti casi non li conosciamo, non conosciamo il loro lavoro al di fuori del programma che stiamo vedendo e quindi siamo meno portati a lasciarci andare.

E’ anche a questo affetto che si lega la delusione di molti nello scoprire che alcune delle gag proposte nella versione italiana (come alcuni numeri di magia di Lillo o il quadro da Monnalisa di Elio) siano state proposte in realtà anche nella versione tedesca: l’affetto per gli interpreti è tale che è difficile credere che si tratti di idee autorali e non di trovate dei singoli attori. A questo link un’intervista al cast da parte de Il corriere dello sport.

selfie dei protagonisti di lol chi ride è fuori

E’ interessante anche il differente uso di musiche ed effetti, che danno al programma un respiro diverso e permettono allo spettatore di adeguarsi al ritmo: si passa infatti dalla versione quasi completamente uncut della prima stagione giapponese, a quelle più elaborate come quella australiana, alla nostra in cui addirittura il conduttore Fedez subisce gli scherzi della co-conduttrice Mara Maionchi nella control room.

Gli stessi attori eliminati, assistendo da lì in diretta alle gag dei propri colleghi ancora in gioco, notavano come fosse surreale vedere dei comici esibirsi nel totale silenzio del pubblico: Fru, primo eliminato, ha commentato come assistere all’esibizione di Michela Giraud senza risate sembrasse come ascoltare la seduta di un paziente dal suo terapeuta.

C’è inoltre un diverso concetto di umorismo, legato culturalmente ai singoli paesi: io personalmente ho avuto difficoltà a portare a termine la visione della prima stagione della versione giapponese perché l’ho trovata a tratti disturbante per i miei gusti.

Un commento finale sulla versione italiana

Sicuramente il successo avuto da questa prima stagione fa ben sperare nella produzione di una seconda. In caso questo accada, però, risulta evidente come all’eventuale cast andranno aggiunte più personalità appartenenti al mondo dell’improvvisazione.

Questo per ammissione stessa dei partecipanti: Caterina Guzzanti (impegnata nella nuova stagione di Boris) è stata eliminata in finale perché nonostante avesse resistito quasi fino all’ultimo senza ridere non aveva provocato abbastanza ammonizioni dei suoi colleghi con i suoi interventi e ha dichiarato uscendo di non essere “abbastanza caciarona” per il format.

In generale il format funziona bene se preso esattamente per quello che è: un programma leggero, che non punta a far ridere il pubblico con picchi di comicità ma in cui il pubblico si diverte a vedere gli attori in difficoltà nel non ridere.

Uno spunto interessante per dare una rinfrescata al panorama comico televisivo nazionale e, si spera, la definitiva spinta per l’ingresso dell’improvvisazione alla visione del grande pubblico.

Potrebbe interessarti...

Speciale

10/10

La santa piccola

6.5/10

Promises

6.5/10

Superman & Lois

8/10

Ghostbusters: Legacy

9/10

Ultima notte a Soho

8.9/10

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
+1