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L'appartamento

L’avventurosa storia dei premi Oscar: L’appartamento (1960)

“Improvvisamente l’inverno scorso – Lui capì che stavano usando il suo appartamento per qualcosa di malvagio”

L’appartamento (The Apartment)

Regia: Billy Wilder; soggetto e sceneggiatura: Billy Wilder e I.A.L. Diamond; fotografia (B/N, Panavision): Joseph La Shelle; scenografia: Alexandre Trauner, Edward G. Boyle; effetti speciali: Milt Rice; costumi: Irene Caine, Forrest T. Butler; colonna sonora: Alfred Deutsch; montaggio: Daniel Mandell; interpreti: Jack Lemmon (C.C. “Buddy” Baxter), Shirley MacLaine (Fran Kubelik), Fred MacMurray (J.D. Sheldrake), Ray Walston (Mr. Dobisch), David Lewis (Mr. Kirkeby), Jack Kruschen (dott. Dreyfuss), Joan Shawlee (Sylvia), Edie Adams (Miss Olsen), Hope Holyday (Margie MacDougall), Johnny Seven (Karl Matuschka), Naomi Stevens (Mrs. Dreyfuss), Frances Weintraub Lax (Mrs. Lieberman); produzione: Billy Wilder per Mirisch Company/ United Artists; origine: USA – 1960; durata: 125′

La Trama

New York, 1960. C.C. Baxter (Lemmon), impiegato in una grande compagnia di assicurazioni, trova un modo di far carriera: presta il proprio appartamento da scapolo a due passi da Central Park ai dirigenti, per le loro avventure extraconiugali, in cambio di favori e protezione. Un giorno arriva la grande occasione: il presidente della compagnia (MacMurray) gli chiede la chiave dell’appartamento e gli promette una promozione ai piani alti, in cambio della sua discrezione. Baxter è così contento che trova il coraggio di chiedere un appuntamento a Fran, una delle ascensoriste del palazzo dove lavora, alla quale non è riuscito a dichiararsi, timido e impacciato com’è. La giovane in principio accetta, ma poi cambia idea. Baxter trascorre le prime ore della sera in un bar ad ubriacarsi, in attesa di poter rientrare in casa. Intanto, nell’appartamento, il presidente Sheldrake e Fran, che è la sua amante, litigano:la ragazza ha scoperto che  è un donnaiolo, per giunta sposato. Così insultato, l’uomo si allontana. Fran tenta il suicidio, ma Baxter rientrando la trova e, grazie all’intervento di un dottore, la salva. Nei giorni successivi si prende cura di lei e impedisce che scoppi uno scandalo, salvaguardando così la reputazione della giovane. Sheldrake intanto si è deciso a divorziare dalla moglie e, il pomeriggio dell’ultimo dell’anno, chiede di nuovo la chiave a Bud. L’uomo gli consegna invece la chiave del gabinetto dei dirigenti e si licenzia. Sheldrake comunica a un’attonita Fran l’accaduto. La ragazza finalmente capisce che lo ha fatto per lei e, allo scoccare della mezzanotte, corre da Bud. I due staranno insieme, disoccupati e felici.

Un genio a Hollywood

Billy Wilder fa parte dei numerosi cineasti europei emigrati negli U.S.A. dopo l’avvento del nazismo in Europa. I suoi genitori sono morti ad Auschwitz, ma non per questo egli ha perso la salace ironia di cui è dotato. Pungente almeno quanto la sua penna di sceneggiatore. In coppia con l’amico Charles Brackett, nel 1960 ha già vinto 2 Oscar per il miglior copione originale: nel 1946 per Giorni Perduti, che conquista anche l’alloro di miglior film dell’anno e lo vede premiato come miglior regista e nel 1950 per il perfido Viale del Tramonto, spietato nel mettere alla berlina virtù e soprattutto vizi della Hollywood di allora. Fa anche in tempo a cimentarsi col noir, girando l’inquietante La fiamma del Peccato, ancora oggi riconosciuto come capolavoro assoluto del genere. Dopo tanto successo decide di dedicarsi alla commedia, anche per onorare uno dei suoi maestri, Ernst Lubitsch (sul set dei suoi lavori, Wilder era solito affiggere una targa con su scritto: “How would Lubitsch do it?” – Come lo farebbe Lubistch?) e dopo lo splendido Sabrina (1954), con Audrey Hepburn e Humphrey Bogart, nel 1958 gira A qualcuno piace caldo, interpretato da una Marylin Monroe irresistibile coadiuvata da Jack Lemmon e Tony Curtis, travestiti da donne per sfuggire a una banda di criminali: il film è una commedia esilarante ricca di humour e battute indimenticabili (qui sopra un esempio), ma il ciclone Ben Hur ne spazza via le ambizioni, lasciando a Wilder le briciole.

La genesi di un capolavoro

Nel novembre del 1959, dopo aver visto Breve Incontro di David Lean, Billy Wilder resta folgorato da un personaggio secondario, non sviluppato dal regista inglese: è il proprietario dell’appartamento dove gli amanti consumano il loro fugace idillio. Ecco il protagonista perfetto per una sceneggiatura! Individuato in Jack Lemmon l’attore ideale, egli si impegna nella produzione e, grazie al sostegno della United Artists, il film prende forma così come il copione, che viene ultimato in corso d’opera dal regista in collaborazione con I.A.L. Diamond. Come protagonista femminile si candida ancora una volta Marilyn ma, impegnata nelle riprese di Facciamo l’amore, l’attrice è costretta a rinunciare, lasciando la parte a Shirley MacLaine che si rivela al grande pubblico proprio col ruolo di Fran Kubelik. Dal punto di vista tecnico il regista sfrutta alcuni espedienti notevoli: per accentuare l’impatto dell’impressionante massa di impiegati della società assicurativa, ad esempio, Wilder coinvolge nell’inquadratura via via persone sempre più basse di statura e mobili più piccoli rispetto a quelli in primo piano, fino a scritturare dei nani e dei bambini per rappresentare coloro che si trovano più lontani dalla cinepresa. L’appartamento e gli interni vengono filmati nei Goldwyn Studios a Hollywood, mentre gli esterni riprendono una New York immersa nell’atmosfera natalizia. I momenti memorabili della pellicola sono tanti: come dimenticare Lemmon che prepara gli spaghetti usando una racchetta da tennis come scolapasta? O le ramanzine della padrona di casa, che lo ritiene un pervertito a causa delle numerose donne che frequentano il suo appartamento? Impossibile, ma il film è molto più di questo. Rappresenta una sottile ma convincente satira sociale contro un mondo (e quindi un’America, che Wilder guarda ancora con l’occhio critico e cinico dell’immigrato) dove l’unica cosa che conta è fare carriera, scendendo a patti con i propri ideali pur di ottenere un guadagno personale. Nonostante ciò il responso del pubblico è caloroso e il film incassa 18 milioni di dollari, orientando anche l‘opinione dei votanti dell’Academy: L’appartamento conquista 5 premi Oscar di peso su 10 nomination (qui sopra una deliziosa Audrey Hepburn premia Wilder) per il film, la regia, la sceneggiatura, la scenografia e il montaggio. Dopo il Golden Globe vinto entrambi gli straordinari protagonisti restano a mani vuote; per loro l’appuntamento con l’Oscar è solo rimandato e la MacLaine almeno si consola a Venezia con la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile.

Voto: 8,5 su 10.

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