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- La recensione

Il mediocre contro il geniale, l'uomo d'ordine contro il libertino, il burocrate della musica contro il genio rozzo e istintivo quanto sublime: questo è Amadeus, miglior film dell'anno 1984.

Amadeus
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L’anziano Antonio Salieri ricorda la rivalità che lo contrappose al genio e alla natura irruenta e insensibile di Wolfgang Amadeus Mozart, ripercorrendone con aneddoti la spiccata originalità nell’ambiente composto e monotono della Vienna ottocentesca.

Amadeus (Id.)

Regia: Miloš Forman; soggetto e sceneggiatura: Peter Shaffer, dalla sua opera teatrale; fotografia (Technicolor, Panavision): Miroslav Ondříček; effetti speciali: Effects Associates; scenografia: Patrizia Von Brandenstein, Carel Cerný e Francesco Chianese; costumi: Theodor Pištěk; colonna sonora: Wolfgang Amadeus Mozart, Antonio Salieri, Giovanni Battista Pergolesi, Simon Preston (Salieri’s March), Alan Boustead (parodie da Mozart), Jaroslav Krcek (arrangiamenti di musiche popolari ceche e boeme); interpreti: F. Murray Abraham (Antonio Salieri), Tom Hulce (Wolfgang Amadeus Mozart), Elisabeth Berridge (Costanza Mozart), Simon Callow (Emanuel Schikaneder), Roy Dotrice (Leopold Mozart), Christine Ebersole (Caterina Cavalieri), Jeffrey Jones (l’imperatore Giuseppe II), Charles Kay (il conte Orsini-Rosenberg), Kenny Baker (il Commendatore), Lisabeth Bartlett (Papagena), Barbara Bryne (Frau Weber); produzione: Saul Zaentz Company; origine: USA – 1984; durata: 160′ (180′ extended).

Trama

Vienna, una notte del novembre 1823. Un anziano Antonio Salieri è trovato sul pavimento di casa sua, farneticante e sporco di sangue (ha tentato di tagliarsi la gola). Lo rinchiudono in un istituto d’igiene mentale, dove confessa le sue colpe ad un prete. Molti anni prima era giunto nella capitale austriaca e aveva offerto tutto se stesso a Dio, pur di poter diventare un compositore. Viene accolto a palazzo con onore, considerato dall’Imperatore Giuseppe come musicista ufficiale di corte, fino all’arrivo di un giovane dal talento prodigioso che lo mette in ombra, un fenomeno dai modi sfrontati e dal carattere libertino: Wolfgang Amadeus Mozart. Salieri tenta di confrontarsi col giovane, che tuttavia lo umilia, seducendo per giunta la cantante italiana di cui egli è innamorato. Gli dimostra  come si possa approfittare cinicamente di un lutto (la morte del padre Leopold), per ricavarne un capolavoro operistico, Il Don Giovanni. In un impeto di rabbia Salieri distrugge un crocifisso e comincia a meditare la sua vendetta. Mozart intanto dilapida il denaro che guadagna e si ammala. Salieri una notte si presenta a casa sua mascherato e gli commissiona una messa da requiem, che ha intenzione di spacciare per propria, allo scopo di riguadagnare il favore dell’Imperatore. Accanto al letto del rivale ormai morente, si fa dettare, nota per nota, la partitura. Mozart muore e viene tumulato in una fossa comune . Terminata la confessione, Salieri si allontana mesto sulla sedia a rotelle.

Il Racconto del redattore

Amadeus
Mozart (Tom Hulce) e Salieri (F. Murray Abraham) a confronto in una scena del film.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella cinquina dei pretendenti all’Oscar 1984 mancano i film campioni d’incassi dell’annata, Beverly Hills Cop di Martin Brest che lancia la comicità burlona di Eddie Murphy raggranellando 200 milioni di dollari (una misera segnalazione per la sceneggiatura) e il futuro classico Ghostbusters di Ivan Reitman. Il New York Post titola “L’Oscar si prende sul serio” e ha ragione perchè i film accettati in concorso per la miglior pellicola hanno raccolto cifre modeste al botteghino. L’atto d’accusa viene stilato da “Film Comment”: “Più che mai i membri piccolo-borghesi e di mezza età dell’Academy sono sembrati lontani dai film che il pubblico paga per vedere. Una completa inversione di tendenza , rispetto ai tempi in cui l’Academy veniva ridicolizzata perchè premiava film come Il più grande spettacolo del Mondo.”. L’edizione numero 57 degli Academy Awards segnano il ritorno del maestro inglese David Lean (ricordi Il Ponte sul fiume Kwai e Lawrence d’Arabia), dopo ben quattordici anni di silenzio dopo il fiasco de La figlia di Ryan: Passaggio in India è un film maestoso, che analizza il razzismo e il muro dell’incomprensione che divide colonizzatori inglesi e colonizzati nell’affascinante penisola indiana, partendo da un romanzo di Edward Morgan Forster (autore che in seguito diventerà il preferito di James Ivory che porterà sul grande schermo Camera con Vista, Maurice e Casa Howard): gli Oscar sono solo 2, all’attrice non protagonista Peggy Ashcroft e alla colonna sonora del fedelissimo di Lean, Maurice Jarre. 2 sono anche le statuette per Le stagioni del cuore di Robert Benton, all’attrice protagonista, l’intrepida fattoressa Sally Field e alla sceneggiatura originale, scritta dal regista, che fa il bis a 5 anni di distanza da Kramer contro Kramer . Tre premi (al debuttante attore non protagonista cambogiano Haing S. Ngor, alla fotografia e al montaggio) vince il film più coraggioso dell’annata , il disturbante Urla del Silenzio di Roland Joffè, che fa luce sull’orrore dei campi di sterminio nella Cambogia straziata dalla guerra civile. Il resto della cerimonia è requisito dal trionfo della biografia in costume: Amadeus si impone con 8 Oscar su 11 nomination per il film, la regia, la sceneggiatura, l’attore protagonista F.Murray Abraham (Antonio Salieri), la scenografia, i costumi, il suono e il trucco. Abraham vince contro il partner Tom Hulce, cui nuocciono le critiche di certa stampa, che lo rimprovera per gli eccessi del suo Mozart, liquidato come “una sorta di John McEnroe ottocentesco”. 

 

 

Il nostro voto

In conclusione su

Biografia romanzata del celebre musicista austriaco, incentrata sulla rivalità che lo contrappone all’ italiano Antonio Salieri, rabbioso nella sua insormontabile mediocrità. Che questa sia forse un falso storico, tramandato dal dramma in versi di Alexandr Puškin al copione del testo teatrale di Peter Shaffer, non nuoce alla sceneggiatura. Il film è forse troppo lungo, ma girato con abilità e dotato di uno splendore formale che conquista, anche per merito della celestiale musica di Mozart.

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Biografia romanzata del celebre musicista austriaco, incentrata sulla rivalità che lo contrappone all’ italiano Antonio Salieri, rabbioso nella sua insormontabile mediocrità. Che questa sia forse un falso storico, tramandato dal dramma in versi di Alexandr Puškin al copione del testo teatrale di Peter Shaffer, non nuoce alla sceneggiatura. Il film è forse troppo lungo, ma girato con abilità e dotato di uno splendore formale che conquista, anche per merito della celestiale musica di Mozart.

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