“Per me, scrivere e comporre è un po’ come dipingere con colori e pennelli. Non uso il computer quando scrivo e neanche il pianoforte. Quando mi metto alla scrivania uso tratti e note come fossero i colori di una tavolozza.” – James Horner

Per la riuscita di un buon film sono necessari diversi pilastri che lo tengano in piedi in maniera eccellente. La regia, certamente, la fotografia, il cast e ovviamente una buona sceneggiatura. Nondimeno, la colonna sonora. Ci sono i film che raccontano una storia basandosi sulle canzoni, i musical. Altri film invece hanno una traccia sonora composta da una sorta di compilation di canzoni più o meno note usate in maniera intelligente per sottolineare i momenti chiave. Quentin Tarantino, ad esempio, nella scelta dei brani per i suoi film risulta essere uno dei migliori nel suo campo.

E poi ci sono registi che si affidano a compositori che scrivono e compongono per loro alcune delle più epiche tracce strumentali che si possano ascoltare e che spesso poi concorrono agli Oscar al pari di quanto succeda con la regia, con la fotografia e con la sceneggiatura.

Da oggi inizia un percorso all’interno di questa rubrica atto a far conoscere coloro che si celano dietro alla scrivania di un compositore o al leggio di un direttore d’orchestra. Volti per molte persone completamente anonimi al contrario di quanto possano essere i registi o gli attori, ma che contribuiscono alla riuscita del film quasi quanto questi ultimi, in alcuni casi portando un contributo quasi fondamentale.

La musica nel cinema: James Horner

James Horner, classe 1953, è considerato uno dei compositori più prolifici e talentuosi, ancora oggi, nonostante la sua improvvisa e prematura scomparsa nel giugno del 2015.

Con due vittorie all’Oscar e svariate nomination, Horner ha scritto più di 100 partiture per svariati registi tra i quali figurano anche Ron Howard, Chris Columbus, Don Bluth oltre a James Cameron che lo ha ingaggiato per quasi tutti i suoi lavori e con il quale avrebbe continuato a lavorare anche per i prossimi film.

Le prime partiture e le collaborazioni più importanti

Horner inizia a lavorare come compositore nel 1979, anno in cui scrive la sua primissima partitura per il cinema che accompagna il film The Lady in Red di Lewis Teague. Per tutti gli anni ’80 poi comporrà per svariati registi e comincerà a stringere sodalizi con alcuni dei più importanti con i quali collaborerà per anni. Nell’85 ad esempio compone la colonna sonora per Cocoon di Ron Howard per il quale scriverà anche Willow, Apollo 13, Il Grinch e A Beautiful Mind, tra le altre. L’anno successivo conosce James Cameron, con il quale lavorerà per tutti i film successivi tra i quali Titanic, per il quale vincerà l’Oscar come miglior colonna sonora e miglior canzone originale, e Avatar. La colonna sonora di Titanic ad oggi risulta essere la colonna sonora strumentale più venduta di tutti i tempi.

La musica nel cinema: James Horner
James Cameron e James Horner con Leona Lewis, interprete del brano “I see you” in Avatar

In questi anni scrive anche molte partiture di film per ragazzi lavorando con Joe Johnston e Don Bluth e scrivendo le musiche di Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi, Pagemaster – L’avventura meravigliosa e anche per Fievel sbarca in America e Alla ricerca della Valle Incantata.

Lo stile

Fin dall’inizio il compositore dimostra una capacità innata nella scrittura di melodie dall’andamento imprevedibile, ma che stanno in piedi in maniera egregia. Fa largo uso di strumenti a fiato potenti e profondi accorpati a motivi per archi che sorreggono il tutto dando una profondità e allo stesso tempo una dolcezza alle proprie creazioni che difficilmente si sente in altre opere. La particolarità sta proprio nelle melodie, non tipicamente lineari, ma in grado di cambiare direzione in ogni momento rendendo difficile la memorizzazione del brano, almeno ad un primo ascolto, ma in grado di affascinare chiunque. Un esempio di questo lo si può notare nei titoli di testa di L’uomo bicentenario per esempio, ma anche in Alla ricerca della Valle Incantata che inizia dolcemente e sulla quale poi irrompe una melodia composta da corni che la rendono quasi epica e fanno proprio immaginare l’avanzata dei giganteschi animali.

Nel tempo Horner costruisce dei suoi cliché ben definiti. E’ innanzitutto un pianista e non manca di farlo notare, utilizzando spesso lo strumento, a volte componendo quasi esclusivamente con quello come ha fatto per Il bambino con il pigiama a righe anche in maniera del tutto non convenzionale e sostituendolo a volte alle percussioni alle quali spesso lo preferisce. In alcuni film, infatti, nei momenti di tensione preferisce dei bei colpi di pianoforte improvvisi e decisi che sortiscono un effetto anche migliore. Ne è un esempio The Amazing Spider-Man, nella scena in cui Gwen Stacy si nasconde da Lizard nel laboratorio dell’università.

Con il piano inoltre esegue spesso un motivo più romantico che si può sentire, in forma poco variabile, in quasi tutte le sue partiture. Si tratta di una melodia di pochi secondi composta da un semplice arpeggio ripetuto per due o tre volte e accompagnato poi da uno strascico di archi. Può sembrare ripetitivo e a volte lo è ma denota sempre un grande fascino e sottolinea i momenti più romantici di un film. Lo si può sentire in L’uomo bicentenario, ma anche in A Beautiful Mind, The Amazing Spider-Man e in Deep Impact.

Per quanto non sia un compositore particolarmente avvezzo all’utilizzo delle percussioni – alcune colonne sonore, tipo il già citato L’uomo bicentenario praticamente non hanno una singola percussione se si esclude la traccia che accompagna i titoli di testa – in alcuni casi risulta quasi fondamentale il loro utilizzo, soprattutto in pellicole che richiedono suoni di una certa etnia. E in questi casi ci si tuffa senza colpo ferire come ne Il grande Joe composto in prevalenza da suoni e cori tribali oltre che dall’immancabile flauto di Pan. Lo stesso stile, rivisto e corretto, sarà poi riportato anche in Avatar. Oppure come in Braveheart in cui prevale in toto l’anima della musica celtica accompagnata da cornamuse e le percussioni di timpani risultano profonde e decise.

L’ultima importante particolarità di questo fenomenale compositore è quella di sottolineare in maniera efficacissima i momenti di un film in cui si sta costruendo qualcosa o avviando magari un grosso macchinario. Mi spiego meglio: ricordate in Titanic il momento in cui viene dato l’ordine di portare le macchine “Avanti tutta”? La musica di Horner descrive perfettamente la scena. Parte lenta, ma con un ritmo preciso e quasi schematico che tende lentamente ad aumentare in perfetto sincrono con le immagini fino ad esplodere in un trionfo di cori, fiati e archi. Lo stesso tipo di composizione lo si può ascoltare anche in L’uomo bicentenario, nei titoli di testa, la cui scena mostra la costruzione dell’automa che sarà poi il protagonista del film, oppure anche in The Amazing Spider-Man nel momento in cui Peter Parker si prepara a diventare un supereroe costruendo la tuta e il dispositivo spara ragnatele o ancora in Apollo 13 nella scena del lancio, e tra l’altro una delle colonne sonore dal suono più “patriottico” che si possano ascoltare.

La musica nel cinema: James Horner

In conclusione, James Horner è stato un compositore in grado di affascinare moltissimi produttori e registi fra i più importanti e avrebbe probabilmente dato ancora molto al cinema. E’ difficile immaginare i prossimi film di Avatar con la musica di un altro compositore, per quanto siamo certi che verrà fatto un ottimo lavoro. Nel frattempo sono usciti due album pensati per omaggiare il compositore. Il primo, Collage – The last work include i pezzi più interessanti dell’autore suonati dalla Royal Liverpool Philarmonic Orchestra e una composizione originale in sei parti a cui Horner stava lavorando prima della scomparsa. Il secondo invece James Horner – The Classics raccoglie una serie di tracce riarrangiate e suonate da artisti di tutto il mondo.

Concludiamo l’articolo con cinque dei pezzi del compositore da ascoltare almeno una volta nella vita. Vi invitiamo all’ascolto ed eventualmente a lasciarci un commento su questo straordinario artista.

1. A Kaleidoscope of mathematics – A Beautiful Mind (Ron Howard, 2001)

La traccia di apertura di A Beautiful Mind è un perfetto esempio dell’imprevedibilità melodica di James Horner. La musica sale, scende, cambia di tono improvvisamente, ma in tutto questo muoversi c’è una perfetta armonia tra gli elementi: voce, archi e l’immancabile pianoforte si fondono in una melodia imprvedibile, difficilmente memorizzabile, ma al contempo schematica e precisa, in un crescendo di scale e note che portano all’esplosione finale e poi alla calma e a un senso di serenità. L’ordine dal caos, proprio come i pensieri di un matematico…

2. The Machine Age – L’uomo bicentenario (Chris Columbus, 1999)

Altra traccia di apertura di uno dei film più amati e riusciti di Chris Columbus. In questo caso Horner sottolinea in maniera straordinaria il processo di costruzione di un automa, che sarà poi il protagonista del film. Anche qui la melodia si sviluppa in un ordine apparentemente casuale ma in realtà scandita da un pianoforote dal ritmo regolare, come il battito di un cuore che da pian piano linfa vitale a tutto l’organismo, e al pianoforte si aggiungono uno dopo l’altro strumenti a fiato sempre più potenti, dal flauto al trombone, il tutto accompagnato da regolari colpi di fondo, come il battere di un martello. Si tratta dell’unica traccia della colonna sonora in cui siano presenti percussioni udibili e si conclude, come di consueto con un’improvvisa esplosione musicale che segna la fine della costruzione del robot e l’inizio del film vero e proprio.

3. Becoming One of “The Peole”, Becoming One With Neytiri – Avatar (James Cameron, 2009)

In questa traccia si può percepire tutta l’anima etnica e tribale che contraddistingue buona parte del film. Percussioni profonde e decise, strumenti etnici e cori tipici delle popolazioni tribali africane appoggiate su una base di campane, campanelli e una traccia elettronica. Una delle poche colonne sonore in cui l’autore ha utilizzato voci e cori reali anzichè digitalizzati e in cui la fanno da padrone gli strumenti a fiato e verso la fine gli archi e in cui si nota comunque la componente “digitale” che ricorda che il film è ambientato in un futuro lontano e tecnologicamente avanzato.

4. An Ocean of Memories – Titanic (James Cameron, 1997)

Non poteva certamente mancare Titanic, colonna sonora per il quale Horner ha fatto guadagnare al film uno degli 11 Oscar vinti. Questo brano racchiude in un sol colpo l’essenza del film. Un inizio delicato e quasi onirico, che ci fa sprofondare nell’oceano dei ricordi a cui il titolo del brano fa riferimento e che in breve tempo porta al tema principale della colonna sonora, compresa una parentesi più cupa che fa pensare ad un pericolo imminente per poi chiudersi con cori e voci che assieme cantano la melodia introduttiva di quella che poi diventerà la tanto celebrata “My Heart Will Go On”. A proposito di questo, una piccola curiosità: dopo aver registrato il brano, Celine Dion, evidentemente ignara del successo che le avrebbe poi portato, dichiarò che non le piaceva e si rifiutò di registrare altre sessioni. Di fatto quindi, la versione che tutti conosciamo è la prima ed unica versione registrata dall’artista Canadese.

5. For the Love of a Princess – Braveheart – Cuore impavido (Mel Gibson, 1995)

Un flauto di Pan apre questo romantico pezzo, famoso quasi quanto il film di cui è la colonna sonora, uno dei brani più conosciuti e apprezzati della cinematografia contemporanea. Un singolo flauto di Pan che poi si unisce a un ensemble di violini, per lasciare spazio a un oboe quasi solitario e infine esplodere con un rollio di timpani in un crescendo orchestrale di pura bellezza accompagnato da un sottofondo di ottoni a rendere tutto il più epico e indimenticabile possibile.

2
Lascia un commento!

avatar
1 Comment threads
1 Thread replies
0 Followers
 
Commenti con più reazioni
Hottest comment thread
2 Autori dei commenti
Mauro FranceschiAntonio Minicozzi Autori dei commenti recenti
  Iscriviti  
più nuovi più vecchi più votati
Notificami
Antonio Minicozzi
Ospite
Antonio Minicozzi

Davvero complimenti Mauro, articolo interessantissimo. Secondo me proprio la traccia che hai scelto di A beautiful mind descrive perfettamente il suo stile…stupenda

Mauro Franceschi
Ospite
Mauro Franceschi

Grazie. Sono d’accordo. Ed è stato uno dei brani che più mi ha fatto capire quanto avesse uno stile unico e ricercato.