Io sono l'abisso

Io sono l’abisso, la recensione del thriller dal 27 ottobre al cinema

Il maestro del thriller Donato Carrisi torna alla regia per la terza volta, portando sul grande schermo il best-seller 'Io sono l'abisso', forse il suo lavoro più complesso

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Io sono l’abisso

Regia: Donato Carrisi; soggetto: dall’omonimo romanzo di Donato Carrisi; sceneggiatura: Donato Carrisi; fotografia: Claudio Cofrancesco; scenografia: Maurizio Leonardi; arredamento: Maria Francesca Fogagnolo; costumi: Chiara Ferrantini; trucco: Valentina Spuntarelli e Lorenzo Tamburini; musiche: Vito Lo Re; effetti speciali: Giovanni Antonini, Paolo Galiano, Jacopo Galiano; montaggio: Massimo Quaglia; interpreti: l’uomo che pulisce, la cacciatrice di mosche, la ragazzina col ciuffo viola, il professore, il maresciallo, il figlio; produzione: Carlo degli Esposti e Nicola Serra per Palomar e Vision Distribution; origine: Italia – 2022; durata: 126′.

Trama

Lago di Como, oggi. Il suo lavoro è occuparsi della spazzatura. La gente non pensa mai a ciò che getta via. Invece lui sa che proprio tra i rifiuti si nascondono i segreti delle persone. Ed è così che sceglie le sue vittime.

“Le persone dicono bugie, ingannano. La spazzatura no, la spazzatura non mente.”

Nella sua esistenza ordinata e solitaria, nella quale uccide con metodo le donne bionde di una certa età travestendosi da playboy, un giorno irrompe una ragazzina. Si è gettata nel lago come un rifiuto e lui l’ha salvata. Ma lui non salva le persone. Per questo all’inizio scappa via. Però poi torna indietro e la osserva di nascosto. E capisce ciò che nessuno sa capire. Che la ragazzina ha un segreto e ha urgente bisogno di aiuto. Aiutarla però metterà a rischio la sua invisibilità.

Mentre tutto questo accade, la più improbabile delle cacciatrici intuisce che là fuori c’è qualcuno che uccide le donne sole dai capelli biondi. Sa che nessuno le crederà perché, per la gente del lago, lei è solo matta. Ma non può tirarsi indietro e ha poco tempo. E, se riuscirà a fermare il mostro, potrà liberarsi dalla maledizione del passato.

Ci sono tre storie che scorrono nel buio. Tre anime che stanno per incontrarsi. Dentro l’abisso.

Donato Carrisi, romanziere e regista

Donato Carrisi ha scritto dodici romanzi, tutti diventati best-seller, che decide di fare il salto, passando dietro la macchina da presa. Dopo il promettente esordio con La ragazza nella nebbia, vincitore del David di Donatello al miglior regista esordiente e il meno riuscito L’uomo del labirinto, entrambi con Toni Servillo, torna alla regia con Io sono l’abisso, anch’esso tratto da un suo romanzo.

Io sono l'abisso
Il regista del film, Donato Carrisi, con il Lago di Como sullo sfondo.

I protagonisti del film non hanno un nome. Già nel romanzo sono indicati solo come ‘l’uomo che pulisce’, ‘la cacciatrice di mosche’ e ‘la ragazzina con il ciuffo viola’. Togliere l’identità ai personaggi ci costringe a provare empatia per loro, nonostante i loro sbagli, le loro imperfezioni, la loro storia. Perfino per il mostro. E, se vittime e carnefici non hanno un nome, allora possono essere chiunque. Possiamo esserlo anche noi. Per rendere più realistici storia e personaggi, gli attori protagonisti hanno voluto – su richiesta del regista, come Carrisi ammette – espressamente che i loro nomi non apparissero nel press book né all’interno del materiale promozionale del film.

Io sono l'abisso
L’uomo che pulisce.

L’uomo che pulisce è un giovane attore italiano che, oltre a compiere una radicale trasformazione fisica anche grazie a lunghe sedute di trucco, si è completamente isolato per tutte le settimane di preparazione e riprese. Non aveva contatti con nessuno, senza cellulare, internet o tv. Sul set, l’unico autorizzato a rivolgergli la parola era il regista. Un esercizio di straniamento e alienazione che è terminato solo con l’ultimo ciak, quando l’attore è scoppiato in un pianto a dirotto ed è stato finalmente abbracciato e applaudito dai
membri della troupe.

io sono l'abisso
L’uomo che pulisce si traveste da playboy, per agganciare le sue vittime.

La cacciatrice di mosche è una straordinaria attrice italiana, che è stata scelta poco prima dell’inizio delle riprese da Carrisi, che aveva già lavorato con lei che, per interpretare il ruolo, ha compiuto un viaggio oscuro nel mondo delle vittime degli omicidi seriali: in questo caso, donne sole e avanti con l’età. Per tutto il periodo di preparazione e riprese, si è immersa nella follia della mente umana, rinunciando a tutto pur di poter trovare il giusto dolore di una donna che si porta appresso un dramma profondo dal passato e che tutti pensano sia solo una povera matta.

io sono l'abisso
La cacciatrice di mosche.

Ha lavorato su due copioni. Uno, quello classico dei dialoghi e delle battute. L’altro, il copione dei pensieri, delle cose non dette e che nessuno avrebbe mai saputo. Si dice che per catturare un serial killer si deve imparare a pensare come lui. Non è vero. Invece bisogna capire come fa ad amare. Perché anche l’essere umano più abietto ama. E all’attrice è stato chiesto di guidare il pubblico verso un’empatia sconosciuta che può sembrare anche blasfema, quella per il mostro.

Io sono l'abisso
La ragazza col ciuffo viola.

La ragazzina col ciuffo viola è una giovanissima attrice con una forza e una voce potentissime. Le è stato chiesto di sottoporsi a durissime prove fisiche, come la scena dell’annegamento e del salvataggio. Per calarsi nella storia del revenge porn di cui è vittima il suo personaggio, ha compiuto un
percorso emotivo straordinario per la sua giovane età.

Allerta spoiler: chi sono gli attori

Non ci sottraiamo al nostro ruolo di cronisti, nonostante la richiesta del regista, ma ti lasciamo una scelta. Il nome degli attori, che forse da cinefilo avrai già riconosciuto dalle foto, è facilmente reperibile sui siti specializzati (come IMDB), ma noi te li lasciamo qui: L’uomo che pulisce è Gabriel Montesi (Esterno notte, Siccità), la cacciatrice di mosche è Michela Cescon, la ragazzina col ciuffo viola è Sara Ciocca (La dea fortuna, Il giorno più bello del mondo).

 

Al suo terzo film, Donato Carrisi corre un rischio: Io sono l’abisso è un film difficile, nel quale le motivazioni psicologiche dietro le azioni dei personaggi vengono rese con rapide pennellate, in flashback volutamente slegati, fino al colpo di scena finale, che chiude il cerchio. L’ossessione, gli scarni dialoghi, persino il lago di Como, limaccioso e ostile, contribuiscono ad un’atmosfera permeata dal dolore. L’uomo che pulisce – che si ispira a fatti realmente accaduti – è un serial killer italiano che non dimenticheremo facilmente.

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