Reds

I grandi sconfitti degli Oscar: Reds (1981)

Warren Beatty racconta in 'Reds' la vita e l amore di John Reed, fondatore del Partito Comunista dei Lavoratori Americano e giornalista che fu testimone della Storia, raccontando la Rivoluzione d'Ottobre

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Reds (Id.) 

Regia: Warren Beatty; soggetto e sceneggiatura: Warren Beatty e Trevor Griffiths; fotografia: Vittorio Storaro; scenografia: Richard Sylbert, Simon Holland, Michael Seirton; costumi: Shirley Russell; trucco: Paul Engelen; effetti speciali: Bob Dawson, Ian Wingrove; colonna sonora: Stephen Sondheim, Dave Grusin; montaggio: Dede Allen e Craig McKay; interpreti: Warren Beatty (John Reed), Diane Keaton (Louise Bryant), Jack Nicholson (Eugene Gladstone O’Neill), Paul Sorvino (Louis C. Fraina), Gene Hackman (Pete Van Wherry), Edward Herrmann (Max Eastman), Jerzy Kosinski (Grigorij Zinov’ev), Maureen Stapleton (Emma Goldman), Nicolas Coster (Paul Trullinger), M. Emmet Walsh (Moderatore – Liberal Club), Roger Sloman (Vladimir Lenin), Stuart Richman (Leon Trockij), Oleg Kerenskij Jr. (Aleksandr Kerenskij), Ian Wolfe (Mr. Partlow); produzione: Warren Beatty, Dede Allen, Simon Relph per Paramount Pictures; origine: USA – 1981; durata: 197′ (215′ versione estesa).

Trama

Stati Uniti, 1915. John Reed (Beatty), brillante giornalista, torna in in patria dopo aver raccontato con i suoi appassionanti reportage la rivoluzione messicana guidata da Pancho Villa. Reed incontra Louise Bryant e i due s’innamorano ma, essendo lei già sposata, sono costretti a fuggire insieme a New York. John è un militante di sinistra, sostenitore della neutralità degli Stati Uniti nella Prima Guerra Mondiale ma, con l’ingresso degli USA nel conflitto, i due si ritrovano a San Pietroburgo nel 1917, dove diventano testimoni della Rivoluzione d’Ottobre che rovescerà definitivamente il regime zarista e condurrà al potere Lenin, leader dei bolscevichi, del quale Reed diventa amico e ammiratore.

Reds - Warren Beatty e Diane Keaton
Reds – Warren Beatty e Diane Keaton in una scena del film. I due stavano insieme ma si lasciarono una volta terminate le riprese.

Tornati in patria, John e Louise tornano a vivere nel Greenwich Village, ma la donna si sente trascurata a causa dell’impegno politico di John, che fonda il Partito Comunista dei Lavoratori, dichiarato però molto presto illegale dalle autorità statunitensi. La relazione tra Louise e John vacilla e l’uomo riparte per l’Unione Sovietica, dove partecipa al Secondo Congresso dell’Internazionale Comunista, durante il quale comprende che il sogno egualitario del Comunismo si sta trasformando in un regime autoritario. Durante il viaggio si ammala gravemente fino a morire tra le braccia di Louise, che intanto ha deciso di raggiungerlo, perchè ancora innamorata di lui.

I dieci giorni che sconvolsero il mondo

Negli anni del rinnovato fervore ‘reaganiano’ contro L’Impero del Male, è facile immaginare come gli Stati Uniti avessero dimenticato John Reed, autore della celebre cronaca della Rivoluzione bolscevica intitolata, appunto, I dieci giorni che sconvolsero il mondo. L’idea di realizzare un film su di lui comincia a piacere a Warren Beatty fin dagli anni ’60 quando, durante un viaggio in Unione Sovietica con la fidanzata di allora Natalie Wood, incontra una donna che gli rivela di aver avuto una relazione con questo personaggio, tanto considerato nell’URSS da essere l’unico americano sepolto al Cremlino.

Per anni il progetto resta nel dimenticatoio, finchè il grande successo de Il paradiso può attendere convince la Paramount a finanziare la produzione che comincia nel 1979, con Beatty nel ruolo di protagonista e Diane Keaton in quello della sua compagna Louise Bryant.

Fanno parte del cast anche Jack Nicholson nei panni del drammaturgo Eugene O’Neill e Maureen Stapleton che ritrae l’anarchica Emma Goldman e sarà premiata con l’Oscar. Quanto a Nicholson, che dire? Una prova superlativa: l’attore riceve persino un commosso ringraziamento da Oona O’Neill, figlia dello scrittore che aveva interrotto ogni rapporto col padre quando aveva deciso di sposare, a soli 17 anni, Charlie Chaplin: “Dopo una vita passata a nascondermi dietro l’indifferenza, l’inevitabile è finalmente accaduto. Grazie a te, caro Jack, mi sono innamorata di mio padre”.

Reds viene girato in esterni in Finlandia, quando l’Unione Sovietica vieta l’accesso ai luoghi reali degli avvenimenti, ma grazie all’ispirato autore della fotografia Vittorio Storaro, non c’è da rimpiangere la scelta. Il risultato è una pellicola che intreccia politica, storia e sentimenti senza rinunciare allo spettacolo. Il rigore delle ricostruzioni dei dibattiti legati alla nascita del socialismo in America dimostrano quanto potenti siano le parole in un cinema sempre più legato al puro intrattenimento visivo e agli effetti speciali.

Dal punto di vista degli incassi Reds non si rivela il grande successo che la Paramount auspicava, dato il cospicuo budget (fra i 35 e i 40 milioni di dollari) investito: il film di Beatty incassa più o meno quanto è costato, non perchè la figura di John Reed non ricalchi il prototipo dell’eroe americano ma perchè, come tutte le opere ‘politiche’, finisce per irritare i detrattori senza soddisfare appieno i simpatizzanti dell’ ideologia sostenuta nel film. Questi ultimi rimproverano a Beatty la mancanza di una presa di posizione più netta.

Dall’altra parte le recensioni positive paragonano Reds ai migliori film di maestri come David Lean e Orson Welles e sul Los Angeles Examiner ritengono che se si fondessero insieme Quarto Potere e Il dottor Zivago, il risultato sarebbe Reds.

Ai Golden Globe le sette candidature si riducono a un premio alla regia, mentre agli Oscar Beatty si presenta da favorito con dodici nomination, ma il risultato inaspettato è dietro l’angolo.

Il racconto del redattore

La sera del 29 marzo 1982 la gran parte degli appassionati e degli addetti ai lavori si aspetta la vittoria del kolossal Reds o quella dello struggente Sul lago dorato di Mark Rydell. che può contare sull’apporto di due anziani fuoriclasse come Henry Fonda e Katharine Hepburn – premiati infatti con l’Oscar – e su un responso del botteghino molto positivo. A spuntarla è invece a sorpresa Momenti di Gloria dell’inglese Hugh Hudson, che oltre al titolo di miglior pellicola dell’anno vince anche per la sceneggiatura originale, i costumi dell’italiana Milena Canonero e la colonna sonora della popstar Vangelis. Costato meno di 6 milioni di dollari e realizzato da un produttore indipendente, rappresenta la vittoria di un tipo di cinema dal budget contenuto, senza un cast stellare, ma capace di emozionare.

“Ci hanno trattato bene” chiosa un diplomatico Warren Beatty, che dal palco ritira il premio come miglior regista, aggiungendo parole sentite di ringraziamento per la libertà d’espressione concessagli :“Nella grande torre capitalistica della Gulf and Western (società proprietaria della Paramount ndr.) hanno finanziato una storia d’amore lunga tre ore che rivela per la prima volta qualche particolare sulle origini del socialismo e del comunismo in America”. Il terzo Oscar di Reds  va all’italiano Vittorio Storaro, la cui fotografia inventiva ha certamente aiutato il film.

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Reds sa raccontare la tormentata storia d’amore tra i protagonisti, intrecciandola con la vita pubblica dei due individui che la condiziona. Sullo sfondo il ritmo vorticoso della Storia del mondo, con la Rivoluzione russa e l’ideologia comunista, appena annacquata per rendere questo kolossal americano più digeribile al grande pubblico. Forse troppo lungo, ma rispetto al periodo in cui è girato Reds è un autentico e suggestivo atto di anticonformismo, meritevole d’attenzione da parte degli spettatori ancora oggi.

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