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Ecco perché il finale di Dark è perfetto

Analizziamo il finale di Dark sino all'ultima scena e scopriamone insieme il profondo significato

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Il sensazionale finale di Dark fa parlare di sé con sempre maggiore intensità. E’ giunto il momento di parlarne, di ripercorrere gli aspetti più particolari e, perché no, magari di fare chiarezza su alcuni dettagli.

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Noi siamo perfetti insieme, non credere mai il contrario

Inaspettato, complesso e completo. Il finale perfetto. Il finale di Dark 3.

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Avevamo azzardato ogni ipotesi possibile. Avevamo pensato a legami con Chernobyl, a morti sacrificali per salvare l’umanità, a nascite salvifiche o addirittura ad omicidi sanguinolenti. E invece siamo rimasti spiazzati, perché l’origine di tutto è un momento unico, che nessuno aveva immaginato. Addentriamoci nell’ultimissimo episodio di Dark.

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Abbiamo scoperto, al termine della seconda stagione, che non avevamo soltanto a che fare con una triade temporale definita, ma con una serie di salti temporali ciclici e, come se non fossero abbastanza contorte le rivelazioni in corso di serie, l’ultima scena ci aveva spiazzato del tutto con la notizia che il tempo non era la sola variabile in gioco, perché non avevamo preso in considerazione lo spazio e dunque un altro universo, un’altra Winden.

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La complessità narrativa degli episodi, che nell’ultima stagione raggiunge livelli davvero critici (!) e richiede una  certa concentrazione, è fondamentalmente slegata dal finale perché tutto ciò che avevamo pensato potesse essere in qualche modo impedito o “ripristinato” viene semplicemente cancellato.

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Proprio così. L’unico modo per impedire l’apocalisse e dunque la morte della maggior parte dei cittadini di Winden, è che i protagonisti di quegli eventi non esistano affatto.

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A generare il progressivo, e dunque inesorabile, declino di Winden e dell’umanità così come la conoscevamo, è stato un momento ben preciso della storia che ha dato vita alla scissione dello spazio e quindi alla creazione di due universi paralleli nei quali l’incontro tra Martha e Jonas, legati tra loro da una forza inarrestabile, più grande della volontà e più potente della ragione, genererà la nascita di un essere umano il quale poi innescherà un evento dopo l’altro sino all’apocalisse.

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Tutte le indicazioni di Eva ed Adam si rivelano interessate e parziali e nessuna è davvero utile ad impedire l’apocalisse. Claudia Tiedemann scopre l’origine della scissione spazio-temporale, il momento preciso, esterno ai due mondi paralleli ed appartenente ad una terza dimensione: quella di H.G. Tannhaus.

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L‘orologiaio, infatti, divorato dai sensi di colpa a seguito della morte di suo figlio, sua nuora e sua nipote in un tragico incidente, costruisce una macchina del tempo per poter tornare nel passato ed  impedire l’evento tragico.

Attraverso quello strumento nascono le realtà temporali di Martha e Jonas che dunque, non sarebbero dovuti mai esistere ed il cui compito diventa fidarsi l’uno dell’altra e viaggiare sino al 1971 per cambiare il corso degli eventi e salvare la vita a Marek, Sarah e la loro piccola Charlotte.

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I due riescono nell’impresa e con una scena davvero emozionante, che rappresenta un’epica citazione a Thanos di Avengers-Infinity War, svaniscono per sempre.

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Spezzato dunque il legame tra causa ed effetto, gli universi di Eva ed Adam smettono di esistere e loro con essi. L’ultima scena di Dark 3 mostra Winden con i sopravvissuti nell’universo “originale”, seduti a cena.

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Ci sono Hannah Krueger, incinta, accanto a lei Torben Woller, Katharina Albers, Regina Tiedemann, Peter Doppler e i fratelli Benni. La logica della loro presenza è nascosta nell’albero genealogico: nessuno di loro discende dal figlio di Adam ed Eva (il simbolo dell’infinito, l’origine), ad esempio Ulrich non c’è perché è figlio di Tronte e manca anche Mikkel/Michael perché è figlio di Ulrich, ergo, non esistono tutti i discendenti diretti e indiretti di Jonas e Martha.

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Ad un tratto, un blackout genera in Hannah un deja-vù:

So che vi potrà sembrare una cosa assurda, ma la notte scorsa ho sognato quello che è successo qui. La luce è saltata. C’è stato un forte tuono e all’improvviso è calata l’oscurità. E io sapevo che il mondo era finito. Era buio e la luce non sarebbe tornata. Avevo questa strana sensazione. Come se fosse un bene che fosse tutto finito. Come se all’improvviso fossi libera. Né volontà, né doveri. Un’oscurità sconfinata. Nessun ieri. Nessun oggi. Nessun domani. Niente.

La donna tiene lo sguardo fisso su un impermeabile giallo, lo stesso indossato sia da Jonas, sia da Martha e quando le chiedono come chiamerà il bambino che sta per avere con Torben, risponde che ha sempre pensato che Jonas sarebbe stato un bel nome.

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Uno splendido omaggio al protagonista di Dark o forse un segno che, in qualche modo, Jonas possa ancora essere presente? Una teoria che circola in rete interpreta la scena dandole un significato davvero particolare:

Nel primissimo episodio, Martha dice di aver vissuto un deja-vù e Jonas le risponde con una celebre citazione di Matrix che ricorre spesso nella terza stagione: ‘Se il mondo è un’illusione, i deja-vù sono una falla nel Matrix‘. Secondo questa interpretazione, questo episodio sarebbe unito all’ultimo in un loop infinito. Dopotutto lo stesso amore di Jonas e Martha è una falla nel Matrix.

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Che dunque il desiderio di Hannah di chiamare suo figlio Jonas sia un segno di quella famosa falla? Potrebbe significare che nascerà un nuovo Jonas, seguito da una nuova Martha e che tutto sarà destinato a ripetersi? Chissà Claudia cosa ne penserebbe…

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A te è piaciuto? Ma soprattutto, avevi intuito qual era l’origine?
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