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Disney+ fa autocritica e si censura

I film che hanno accompagnato l'infanzia di una decina di generazioni di bambini sono politicamente scorretti; a questa conclusione sono arrivati i dirigenti di una delle più grandi e voraci multinazionali esistenti. Chi credono di prendere in giro?

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Qualche tempo fa avevamo segnalato che la Disney aveva tolto dal catalogo I racconti dello zio Tom perché ammorbato da contenuti razzisti. Forse qualcuno ha fatto notare che, scegliendo quella politica, sarebbe rimasto ben poco nel catalogo Disney quindi, dallo scorso anno, erano comparsi questi avvisi sui cartoni animati: “Questo programma è presentato così com’è stato concepito in origine. Potrebbe contenere rappresentazioni culturali ormai superate“.

Ora la Disney fa di più e, collegandosi a disney.com/storiesmatter, spiega anche perché quelle rappresentazioni culturali sono sbagliate. E quindi Shon Gun degli Aristogatti “… è raffigurato come una caricatura razzista dei popoli dell’Asia orientale con tratti stereotipati esagerati come occhi obliqui e denti da coniglio. Canta in un inglese poco accentato, doppiato da un attore bianco e suona il piano con le bacchette. Questa rappresentazione rafforza lo stereotipo dello straniero perenne“.

Oppure il re Luigi del Libro della giungla altri non è che una rappresentazione caricaturale degli afroamericani e della loro musica.

I corvi di Dumbo, oltretutto doppiati in italiano dal mitico Quartetto Cetra, “Rendono omaggio agli spettacoli di menestrelli razzisti, dove artisti bianchi con facce annerite e abiti laceri imitavano e ridicolizzavano gli africani schiavi nelle piantagioni meridionali. Il leader del gruppo è Jim Crow, che condivide il nome con le leggi che imponevano la segregazione razziale negli Stati Uniti meridionali“.

O gli indiani di Peter Pan…ritraggono i nativi in un modo stereotipato senza riflettere né la diversità dei popoli nativi né le loro autentiche tradizioni culturali. Parlano in una lingua incomprensibile e vengono ripetutamente definiti come “pellerossa”, un termine offensivo“. E questo solo per citare i film più famosi e amati da chiunque.

Se c’è una cosa che detesto più del razzismo è l’ipocrisia. Perché chiunque sa che il solo scrupolo di una multinazionale è quella di fare più soldi possibile a spese di chiunque e a qualsiasi costo. Anche quello di denigrarsi.

Se la Marvel ha investito un sacco di soldi su un supereroe nero (Black Panther) non è certo per correttezza politica, ma perché anche i ragazzini neri comprano fumetti e pagano il biglietto per andare al cinema, anche loro vogliono identificarsi in un super qualcosa e Black Panther è il prodotto adatto a loro. Se la Sirenetta del live action Disney è nera è per lo stesso motivo, se la BBC mette nelle sue serie televisive improbabili cavalieri della Tavola Rotonda neri è sempre per lo stesso motivo.

È difficile detestare la Disney: l’infanzia di tutti noi le deve qualcosa ma, certo, ce la stanno mettendo tutta.

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