Il collezionista di carte, titolo originale The Card Counter, non è realmente un film sul poker. Le carte, i casinò e il conteggio diventano soprattutto il modo con cui William Tell prova a costruirsi una vita ordinata dopo aver trascorso anni in carcere.
Il protagonista interpretato da Oscar Isaac vive infatti dentro una routine quasi ossessiva, fatta di stanze di motel, tavoli da gioco e pochissimi rapporti personali. Dietro quella disciplina si nasconde però il peso di ciò che ha fatto durante il servizio militare nel carcere di Abu Ghraib.
Quando incontra Cirk, William intravede per la prima volta la possibilità di impedire a qualcun altro di commettere i suoi stessi errori.
Il finale dimostra quanto quel tentativo sia fragile.
Da questo punto ci sono spoiler completi sul finale de Il collezionista di carte.
Come finisce Il collezionista di carte?

William Tell cerca per gran parte del film di allontanare Cirk dalla sua ossessione per John Gordo.
Gordo, interpretato da Willem Dafoe, era il responsabile dell’addestramento alle tecniche di interrogatorio utilizzate ad Abu Ghraib. William e il padre di Cirk avevano partecipato direttamente agli abusi, pagando successivamente le conseguenze, mentre Gordo era riuscito a evitare una condanna.
Cirk vuole quindi vendicarsi.
Il suo progetto è semplice quanto terribile: trovare Gordo, torturarlo e ucciderlo.
William cerca invece di convincerlo ad abbandonare quell’idea. Gli offre una possibilità concreta di ricominciare, arrivando persino a mettere insieme il denaro necessario per aiutarlo a pagare i propri debiti e tornare a studiare.
Per qualche momento sembra che abbia funzionato.
Non è così.
Durante un torneo William riceve un messaggio da Cirk e scopre che il ragazzo ha deciso comunque di raggiungere la casa di Gordo.
Poco dopo arriva la notizia che un uomo armato ha tentato di introdursi nell’abitazione di Gordo ed è stato ucciso.
William capisce immediatamente che quell’uomo è Cirk.
Cirk muore davvero?

Sì.
Cirk viene ucciso da Gordo durante il tentativo di mettere in pratica il suo piano di vendetta.
È la svolta decisiva dell’intero film.
William aveva visto nel ragazzo una possibilità di redenzione indiretta: se fosse riuscito a salvarlo dalla spirale di rabbia e violenza provocata da Abu Ghraib, avrebbe forse potuto dimostrare a se stesso che qualcosa di buono poteva ancora nascere dal suo passato.
La morte di Cirk distrugge questa illusione.
William abbandona immediatamente il torneo e raggiunge Gordo.
A quel punto compie esattamente ciò che per tutto il film aveva cercato di impedire al ragazzo.
Perché William vuole vendicarsi di Gordo?

La morte di Cirk è soltanto il detonatore.
Il rapporto fra William e Gordo nasce molto prima.
William porta infatti addosso la responsabilità per le torture perpetrate ad Abu Ghraib. È stato processato, condannato e ha trascorso anni in prigione.
Gordo, invece, rappresenta per lui qualcuno che ha contribuito a creare quel sistema di violenza senza subire le stesse conseguenze.
Il film insiste proprio su questa sproporzione: alcuni uomini hanno pagato direttamente per ciò che è accaduto, mentre chi aveva insegnato e organizzato determinati metodi è rimasto libero.
William aveva comunque cercato di vivere senza trasformare questo rancore in vendetta.
Con Cirk morto, quella barriera crolla.
William uccide Gordo?

Sì.
William raggiunge l’abitazione di Gordo e lo sorprende al suo ritorno.
Potrebbe semplicemente sparargli.
Sceglie invece qualcosa di molto più inquietante.
Gli propone una sorta di “rievocazione” delle torture di Abu Ghraib: i due dovranno infliggersi dolore a turno fino a quando uno dei due non sarà più in grado di continuare.
La macchina da presa non mostra direttamente ciò che accade nella stanza.
Sentiamo soltanto le urla.
Quando William riappare, è coperto di sangue e gravemente ferito.
Gordo è morto.
William ha quindi completato la vendetta che Cirk non era riuscito a portare a termine.
Ma il film evita accuratamente di presentare quel momento come una vittoria.
Perché William chiama subito la polizia?

Questo dettaglio è fondamentale per comprendere il finale.
Dopo avere ucciso Gordo, William non scappa.
Telefona alla polizia e comunica di aver commesso un omicidio.
Sa perfettamente cosa accadrà.
Tornerà in prigione.
Il gesto dimostra che il suo obiettivo non era conquistare la libertà attraverso la vendetta. William sembra quasi accettare consapevolmente una nuova condanna.
Per tutta la storia ha cercato di vivere in una specie di carcere costruito da lui stesso: le stanze anonime dei motel, i mobili coperti con teli bianchi, la routine rigidissima e il gioco controllato.
Quando uccide Gordo, quel carcere simbolico torna a essere un carcere reale.
William Tell torna quindi in prigione?

Sì.
Nelle sequenze conclusive ritroviamo William nuovamente detenuto.
Ed è una situazione curiosamente familiare per lui.
All’inizio del film racconta infatti di avere imparato proprio in carcere la disciplina che gli avrebbe permesso successivamente di diventare un giocatore professionista.
La prigione è quindi allo stesso tempo la conseguenza dei suoi crimini e il luogo nel quale William riesce maggiormente a imporre ordine alla propria esistenza.
Il ritorno in cella chiude così un cerchio.
William aveva provato a vivere nel mondo esterno.
Aveva conosciuto La Linda.
Aveva provato a salvare Cirk.
Aveva perfino immaginato una vita diversa.
Alla fine, però, il passato lo riporta esattamente al punto dal quale era partito.
La vendetta di William gli permette di redimersi?

È proprio qui che il finale diventa più interessante.
La risposta più semplice sarebbe no.
Uccidendo Gordo, William non cancella ciò che ha fatto ad Abu Ghraib e non riporta in vita Cirk.
Paul Schrader costruisce il personaggio intorno alla colpa e al desiderio quasi impossibile di ottenere una forma di perdono. Le carte gli permettono di controllare probabilità e rischi, ma non esiste un sistema matematico capace di correggere il passato.
La vendetta gli offre forse una forma di conclusione, ma non rappresenta una vera assoluzione.
Schrader ha spiegato che il suo interesse per personaggi come William nasce proprio dalle loro contraddizioni morali: uomini che cercano di essere una cosa mentre continuano a portarne dentro un’altra.
William può accettare la punizione.
Non può cancellare ciò che è successo.
Cosa significa l’ultima scena con La Linda?

L’ultima scena è probabilmente l’immagine più importante del film.
La Linda va a trovare William in carcere.
I due sono separati dal vetro della sala colloqui.
La Linda appoggia lentamente un dito contro la superficie.
William fa lo stesso dall’altra parte.
Le loro dita sembrano toccarsi, anche se il vetro impedisce qualsiasi contatto reale.
Schrader ha spiegato che questa immagine appartiene a un motivo ricorrente del suo cinema: due persone che riescono a trovare una connessione pur essendo fisicamente separate dalla prigione. Lo stesso tipo di soluzione era già comparso in film come American Gigolo e Light Sleeper.
Il significato è quindi meno disperato di quanto potrebbe sembrare.
William ha perso la libertà.
Cirk è morto.
Gordo è morto.
Il suo tentativo di costruire una nuova esistenza sembra fallito.
Eppure La Linda è ancora lì.
Perché le dita non si toccano davvero?

Il vetro rende perfettamente visibile il limite della redenzione di William.
Può ricevere affetto.
Può essere perdonato da un’altra persona.
Può perfino provare nuovamente qualcosa che assomiglia all’amore.
Ma esiste una barriera che non può eliminare.
Le sue azioni hanno conseguenze.
Per questo le due dita arrivano vicinissime senza incontrarsi realmente.
La scena suggerisce però anche qualcosa di opposto: nonostante quella barriera, William non è completamente solo.
Ed è forse questa la più piccola forma di salvezza che il film gli concede.
Il significato del finale de Il collezionista di carte

Alla fine William non “vince” contro Gordo.
Il punto del film non è stabilire chi abbia vinto.
La vera partita è quella combattuta dal protagonista contro la propria colpa.
William trascorre anni cercando di controllare ogni elemento della propria vita nello stesso modo in cui controlla le carte.
Conta.
Calcola.
Evita rischi inutili.
Riduce il mondo a una serie di comportamenti ripetibili.
Ma Cirk rappresenta la variabile che non riesce a controllare.
Quando il ragazzo muore, tutto il sistema costruito da William crolla.
La vendetta contro Gordo è quindi contemporaneamente una punizione per il suo ex superiore e un nuovo atto di autodistruzione.
William sa che uccidendolo tornerà in carcere.
Lo fa ugualmente.
L’ultima visita di La Linda impedisce però al finale di diventare completamente nichilista.
Il passato non può essere riscritto e la colpa non scompare, ma rimane ancora la possibilità di stabilire un legame con qualcuno.
È per questo che Il collezionista di carte termina con due dita separate da un vetro anziché con la morte di Gordo.
La vendetta chiude la trama.
Quel gesto silenzioso racconta invece ciò che resta di William Tell.