Il finale Cent’anni di solitudine su Netflix lega la distruzione di Macondo alla lettura delle pergamene di Melquíades: quando Aureliano Babilonia comprende che il manoscritto racconta anche il presente che sta vivendo, il destino dei Buendía è ormai arrivato alla sua ultima riga.
Il finale di Cent’anni di solitudine non mostra semplicemente Macondo distrutta da una tempesta. Il punto centrale è che la città scompare proprio mentre Aureliano Babilonia termina di decifrare le pergamene di Melquíades, scoprendo che quelle pagine contengono l’intera storia della famiglia Buendía, compreso il momento stesso in cui lui le sta leggendo.
Quando il manoscritto raggiunge il presente, anche la storia dei Buendía raggiunge la propria conclusione. La stirpe si estingue e Macondo viene cancellata insieme a essa.
Perché Macondo scompare nel finale di Cent’anni di solitudine?

Macondo scompare perché è arrivato a compimento il destino descritto nelle pergamene di Melquíades.
Aureliano Babilonia riesce finalmente a interpretare il manoscritto e comprende progressivamente che non sta leggendo una semplice profezia.
Sta leggendo la storia completa della propria famiglia.
Le pergamene raccontano gli avvenimenti vissuti dai Buendía attraverso le generazioni e arrivano fino ad Aureliano stesso, che finisce per leggere la descrizione dell’istante nel quale si trova.
Nel frattempo un vento devastante travolge Macondo.
È quindi importante distinguere due cose: Aureliano non provoca la distruzione della città leggendo le pergamene e Melquíades non scatena improvvisamente una maledizione.
Il manoscritto rivela invece che tutti questi eventi erano destinati a convergere nello stesso momento.
La storia della famiglia finisce, il manoscritto finisce e Macondo finisce.
Cosa contengono davvero le pergamene di Melquíades?

Le pergamene contengono la cronaca dei Buendía.
Aureliano scopre che Melquíades aveva scritto con enorme anticipo gli eventi della famiglia: matrimoni, morti, ossessioni, amori, tragedie e ripetizioni che hanno attraversato le varie generazioni.
Il particolare più sconvolgente arriva però alla fine.
Il manoscritto non si limita a raccontare il passato.
Arriva fino al presente di Aureliano e descrive anche Aureliano mentre sta leggendo il manoscritto stesso.
È qui che il finale assume una struttura quasi circolare: il personaggio diventa contemporaneamente protagonista della storia e lettore della storia nella quale si trova.
Melquíades aveva previsto davvero il futuro?

Nella logica narrativa di Cent’anni di solitudine, sì.
Le pergamene esistevano molto prima che Aureliano riuscisse a comprenderle e contenevano già il destino della famiglia.
Non siamo però davanti alla classica profezia che può essere interpretata e magari evitata.
Melquíades sembra aver registrato l’intera esistenza dei Buendía in una dimensione nella quale passato, presente e futuro possono convivere.
Per questo Aureliano non scopre un futuro che può ancora cambiare.
Scopre un futuro che sta già diventando presente mentre lo legge.
Ed è proprio questo il dettaglio più tragico: la comprensione arriva soltanto quando non può più servire a salvare nessuno.
Perché Aureliano riesce a leggere le pergamene soltanto alla fine?

Per generazioni i manoscritti erano rimasti sostanzialmente indecifrabili.
Aureliano Babilonia è invece il personaggio destinato a comprenderli completamente.
Il motivo narrativo appare evidente quando arriviamo all’ultima sequenza: le pergamene potevano essere lette integralmente soltanto quando la storia descritta al loro interno fosse arrivata abbastanza vicina alla propria conclusione.
Aureliano diventa quindi l’ultimo interprete della memoria dei Buendía.
Paradossalmente riesce a capire finalmente tutto ciò che la famiglia aveva dimenticato, nascosto o ripetuto quando però non esiste più una generazione successiva alla quale trasmettere quella conoscenza.
Il bambino con la coda di maiale completa la maledizione dei Buendía
Prima della distruzione di Macondo arriva un altro elemento decisivo.
Amaranta Úrsula e Aureliano hanno un figlio che nasce con una coda di maiale, realizzando la paura dell’incesto che aveva accompagnato la famiglia praticamente dalle sue origini.
La nascita del bambino dimostra che il ciclo iniziato generazioni prima è arrivato alla propria conclusione.
Amaranta Úrsula muore dopo il parto e il bambino viene divorato dalle formiche, facendo terminare concretamente la discendenza dei Buendía.
Aureliano rimane quindi l’ultimo adulto della famiglia e può finalmente comprendere ciò che Melquíades aveva scritto.
Il primo e l’ultimo capitolo della stirpe finiscono così per toccarsi.
Aureliano Babilonia muore alla fine?
Sì, il finale non lascia realmente spazio a una sopravvivenza di Aureliano Babilonia.
Mentre legge le ultime parti delle pergamene, comprende che la distruzione di Macondo comprende anche lui.
Non esiste quindi una fuga successiva alla lettura.
Aureliano arriva al punto del manoscritto nel quale viene descritto il momento presente e capisce che non uscirà dalla stanza prima della cancellazione definitiva della città.
Il suo ruolo conclusivo non è quello di salvare la famiglia, ma quello di comprenderla interamente per la prima volta.
La tempesta che distrugge Macondo è reale o simbolica?
Entrambe le interpretazioni possono convivere.
All’interno della storia la tempesta è reale: Macondo viene fisicamente devastata.
Ma il vento possiede soprattutto un enorme valore simbolico.
La città era già progressivamente svuotata di persone, memoria e identità. La tempesta trasforma quella lenta scomparsa in una cancellazione materiale definitiva.
Macondo e i Buendía sono inoltre inseparabili dal punto di vista narrativo.
Quando termina la famiglia attorno alla quale Macondo è nata e cresciuta, termina anche il luogo che ne custodiva la storia.
La distruzione fisica completa quindi una scomparsa che era già cominciata molto prima.
Il manoscritto di Melquíades è Cent’anni di solitudine stesso?
È una delle interpretazioni più affascinanti del finale.
Le pergamene raccontano praticamente la stessa storia che lo spettatore ha appena seguito: l’origine dei Buendía, la nascita di Macondo, le generazioni successive e la loro estinzione.
Quando Aureliano arriva alle ultime righe, il manoscritto descrive persino lui mentre sta leggendo.
Per questo le pergamene possono essere interpretate come una sorta di libro dentro il libro, o nella serie come una storia contenuta dentro la stessa storia che stiamo guardando.
Il racconto termina esattamente quando il suo ultimo personaggio comprende di trovarsi all’interno di quel racconto.
È uno dei motivi per cui il finale di Cent’anni di solitudine appare contemporaneamente tragico e metanarrativo.
Cosa significa che i Buendía non avranno una seconda opportunità sulla Terra?
La frase conclusiva sancisce l’impossibilità di ricominciare ancora una volta lo stesso ciclo.
Per cento anni i Buendía hanno ripetuto nomi, comportamenti, solitudini, amori impossibili, incapacità di comunicare e persino errori già commessi dalle generazioni precedenti.
La memoria avrebbe teoricamente potuto interrompere questa ripetizione.
Ma la famiglia perde continuamente parti della propria storia.
Quando finalmente Aureliano possiede l’intero racconto davanti agli occhi, non rimane più nessuno a cui trasmetterlo.
La conoscenza arriva quindi troppo tardi per trasformarsi in una nuova possibilità.
| Domanda | Risposta |
|---|---|
| Chi legge le pergamene alla fine? | Aureliano Babilonia |
| Chi ha scritto le pergamene? | Melquíades |
| Cosa contengono? | L’intera storia della famiglia Buendía |
| Melquíades conosceva il futuro? | Il manoscritto contiene anche eventi avvenuti molto dopo la sua scrittura |
| Perché Macondo scompare? | La distruzione coincide con il compimento della storia dei Buendía |
| Aureliano provoca la tempesta leggendo? | No, la lettura rivela ciò che era già destinato ad accadere |
| Aureliano sopravvive? | No |
| La famiglia Buendía continua? | No, la stirpe termina definitivamente |
| Il manoscritto può rappresentare il romanzo stesso? | Sì, è una forte interpretazione metanarrativa del finale |
Il punto fondamentale del finale è quindi questo: Macondo non scompare semplicemente perché arriva una tempesta. Scompare nel preciso istante in cui la storia scritta da Melquíades raggiunge il presente di Aureliano Babilonia.
Il manoscritto, la famiglia e la città arrivano contemporaneamente alla propria ultima pagina.
Ed è proprio allora che Aureliano comprende finalmente tutta la storia dei Buendía, quando ormai non esiste più alcuna possibilità di riscriverla.