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Blow-Up: cosa significa il finale e la partita a tennis senza pallina

Cosa significa il finale di Blow-Up? Il cadavere era reale? Spieghiamo l’omicidio, i mimi, la partita a tennis senza pallina e l’ultima scena.

Massimo 5 giorni fa Commenta! 15
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Il finale di Blow-Up non risolve il mistero dell’omicidio. Al contrario, toglie a Thomas ogni prova e lascia lo spettatore davanti allo stesso problema che attraversa tutto il film: possiamo fidarci di ciò che vediamo?

Contenuti
Come finisce Blow-UpThomas ha fotografato un omicidio?Chi è il morto nel parco?Perché il cadavere scompare?Perché le fotografie diventano sempre meno leggibili?Cosa significa la partita a tennis senza pallina?Perché alla fine si sente il rumore della pallina?Il tennis significa che anche l’omicidio era immaginario?Cosa rappresenta Thomas nel finale?Perché Thomas scompare nell’ultima inquadratura?Blow-Up quindi ha una soluzione?In breve: il finale di Blow-Up spiegato

Dopo aver fotografato una coppia in un parco, Thomas si convince che nei suoi scatti sia nascosto un omicidio. Gli ingrandimenti sembrano mostrare prima un uomo armato e poi un corpo sull’erba. Il fotografo torna sul posto e trova effettivamente un cadavere, ma quando cerca nuovamente le prove il corpo è scomparso e quasi tutte le fotografie sono state rubate.

Poi arrivano i mimi, la partita a tennis senza racchette né pallina e uno dei finali più celebri del cinema di Michelangelo Antonioni.

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Da questo momento seguono spoiler completi sul finale di Blow-Up.

Come finisce Blow-Up

Thomas, interpretato da David Hemmings, torna nel parco dopo una notte trascorsa tra feste, musica e incontri apparentemente scollegati dall’indagine iniziata attraverso le sue fotografie.

Il giorno precedente aveva trovato sull’erba il corpo dell’uomo fotografato insieme alla misteriosa Jane, interpretata da Vanessa Redgrave. Quel ritrovamento sembrava finalmente confermare la sua intuizione: nelle immagini scattate casualmente nel parco era nascosta la traccia di qualcosa di molto più grave.

Quando Thomas torna, però, il cadavere non c’è più.

Nel frattempo qualcuno è entrato nel suo studio e ha portato via quasi tutti gli ingrandimenti fotografici. Thomas rimane così senza corpo, senza negativi e senza una sequenza di immagini attraverso cui ricostruire con certezza ciò che è successo.

È importante perché Blow-Up compie un percorso quasi inverso rispetto a un normale thriller.

MomentoQuello che Thomas pensa di sapereCosa resta come prova
Fotografa la coppiaCrede di aver ripreso una scena innocuaLe fotografie
Ingrandisce gli scattiIndividua qualcosa tra gli alberiImmagini sempre meno nitide
Ricostruisce la sequenzaSospetta un omicidioUna possibile figura armata e un possibile corpo
Torna nel parcoTrova un cadavereIl corpo davanti ai suoi occhi
Qualcuno entra nello studioLe fotografie vengono sottratteQuasi nessuna prova
Torna al parcoIl corpo è scomparsoNulla di verificabile
Partita dei mimiAccetta una pallina inesistenteSolo percezione e partecipazione

Più Thomas cerca una conferma definitiva, meno elementi concreti rimangono nelle sue mani.

Thomas ha fotografato un omicidio?

Il film suggerisce con forza che Thomas abbia intercettato qualcosa di reale.

Non ci sono soltanto gli ingrandimenti. Thomas ritorna personalmente nel parco e vede un uomo morto disteso sull’erba. La presenza del cadavere rende quindi troppo semplice liquidare tutta la vicenda come una pura fantasia nata nella sua mente.

Ma Antonioni complica immediatamente il problema.

Thomas non porta con sé la macchina fotografica quando trova il corpo. Non fotografa quindi quella che sarebbe stata la prova più importante. Quando torna successivamente nel parco, il cadavere è sparito.

Anche le immagini attraverso cui aveva ricostruito il possibile omicidio vengono sottratte.

Alla fine rimane una domanda apparentemente banale ma fondamentale: se qualcosa è accaduto e nessuno può più verificarlo, quanto possiamo essere certi della nostra ricostruzione?

È una delle ragioni per cui ridurre Blow-Up alla soluzione di un giallo porta fuori strada.

Il British Film Institute ricorda una dichiarazione dello stesso Antonioni in cui il regista spiegava che l’attenzione riservata alla domanda sull’esistenza dell’omicidio aveva finito per oscurare ciò che gli interessava maggiormente: Thomas e il cambiamento che avviene nel personaggio.

Chi è il morto nel parco?

blow-up

Il cadavere trovato da Thomas sembra essere l’uomo che aveva fotografato insieme a Jane durante la scena nel parco.

Il film, però, non trasforma questa informazione nell’inizio di un’indagine tradizionale.

Non conosciamo una ricostruzione completa del delitto, non vediamo un assassino identificato con certezza e non riceviamo una spiegazione conclusiva su motivazioni e responsabilità.

Antonioni utilizza il possibile omicidio come meccanismo per spostare Thomas da osservatore distaccato a individuo improvvisamente coinvolto in qualcosa che la sua macchina fotografica non riesce a rendere completamente comprensibile.

Perché il cadavere scompare?

Blow-Up non spiega chi abbia rimosso il corpo.

Ed è proprio questa assenza di spiegazione a essere importante.

In un thriller convenzionale, la sparizione del cadavere diventerebbe un nuovo indizio: Thomas cercherebbe il responsabile, ricostruirebbe gli spostamenti dei sospetti e arriverebbe progressivamente alla soluzione.

Qui accade l’opposto.

Il mistero si dissolve.

Thomas perde:

  • il cadavere;
  • i negativi e gli ingrandimenti più importanti;
  • la possibilità di dimostrare a qualcun altro quello che sostiene di aver scoperto;
  • la sicurezza che la fotografia possa restituire una verità completamente oggettiva.

Non è tanto importante sapere chi abbia portato via il corpo quanto osservare cosa succede a Thomas quando la prova scompare.

Perché le fotografie diventano sempre meno leggibili?

È uno dei paradossi centrali di Blow-Up.

Thomas parte dall’idea che ingrandire una fotografia significhi vedere meglio.

Inizialmente funziona. Un dettaglio apparentemente insignificante attira la sua attenzione. Thomas ingrandisce una parte dell’immagine, poi un’altra, collega gli sguardi dei personaggi e costruisce progressivamente una sequenza.

Ma ogni nuovo ingrandimento rende la fotografia più granulosa.

Più Thomas si avvicina all’immagine, meno l’immagine è capace di restituire informazioni certe.

La fotografia, che dovrebbe essere una registrazione meccanica del reale, comincia quasi ad assomigliare a un quadro astratto.

Il film aveva già preparato questo concetto attraverso i dipinti dell’amico di Thomas: inizialmente sembrano macchie e segni privi di una forma precisa, ma osservandoli a lungo emergono figure e significati.

Il problema è capire quanto di ciò che appare fosse già presente nell’immagine e quanto venga invece costruito dall’osservatore.

È un tema che torna anche in altri film in cui lo spettatore è costretto a interrogarsi sulla prospettiva del protagonista; su iCrewPlay abbiamo affrontato un meccanismo simile parlando di Valley of the Gods e del rapporto tra ciò che accade e ciò che viene percepito.

Cosa significa la partita a tennis senza pallina?

blow-up

Nell’ultima sequenza Thomas incontra nuovamente il gruppo di mimi visto all’inizio del film.

Due di loro entrano in un campo da tennis e cominciano a giocare.

Non hanno racchette. Non esiste una pallina.

Eppure tutti seguono perfettamente la partita con gli occhi. I gesti dei giocatori, le reazioni del pubblico e il movimento collettivo costruiscono una partita che materialmente non esiste.

A un certo punto la pallina immaginaria supera la recinzione.

I mimi guardano Thomas.

Gli chiedono senza parole di recuperarla.

Thomas inizialmente osserva la scena dall’esterno. Poi decide di partecipare: si china, raccoglie qualcosa che non esiste e lo rilancia verso il campo.

È il passaggio decisivo.

Per gran parte del film Thomas ha cercato di stabilire ciò che fosse reale attraverso immagini, ingrandimenti e prove materiali. Nel finale accetta invece di entrare in una realtà che non ha bisogno di un oggetto fisicamente presente per funzionare.

La partita esiste perché tutti si comportano come se esistesse.

Perché alla fine si sente il rumore della pallina?

Dopo che Thomas restituisce la pallina immaginaria, accade qualcosa di ancora più importante: cominciamo a sentire i colpi della partita.

Fino a quel momento abbiamo visto i mimi simulare il gioco.

Adesso anche il sonoro del film partecipa alla finzione.

Thomas segue con lo sguardo la traiettoria della pallina invisibile e lo spettatore sente un suono associato a un oggetto che non compare sullo schermo.

Antonioni coinvolge quindi anche chi sta guardando Blow-Up.

Non sono più soltanto i mimi a fingere che la pallina esista.

Thomas accetta il gioco.

E, attraverso il suono, anche lo spettatore viene portato dentro quella convenzione.

La domanda non è più semplicemente “la pallina esiste?”.

Sappiamo che non c’è.

Il punto diventa un altro: quanto basta la nostra percezione a trasformare qualcosa in esperienza?

Il tennis significa che anche l’omicidio era immaginario?

Non necessariamente.

Questa è una distinzione importante.

Interpretare la partita come dimostrazione che Thomas abbia inventato completamente l’omicidio è possibile, ma rende il finale più definitivo di quanto il film permetta.

Thomas vede fisicamente un cadavere nel parco.

Antonioni, però, elimina successivamente ogni elemento che consentirebbe di trasformare quell’esperienza in una verità verificabile da altri.

La partita dei mimi non sembra quindi dirci semplicemente:

“l’omicidio non è mai accaduto”.

Propone una questione più interessante: ciò che consideriamo reale passa continuamente attraverso sguardo, interpretazione, memoria, immagini e convenzioni condivise.

Ed è significativo che questo tema arrivi da Antonioni, regista che aveva già costruito una parte fondamentale del proprio cinema attorno all’incomunicabilità, all’alienazione e alla difficoltà di comprendere fino in fondo gli altri. Un percorso strettamente legato anche ai film realizzati con Monica Vitti, musa di Antonioni in L’avventura, La notte, L’eclisse e Deserto rosso.

Cosa rappresenta Thomas nel finale?

blow-up

Thomas all’inizio di Blow-Up è qualcuno che osserva il mondo mantenendo una distanza quasi costante.

Fotografa modelle.

Fotografa sconosciuti.

Entra in situazioni e ne esce rapidamente.

La macchina fotografica gli consente di trasformare persone ed esperienze in immagini che può controllare.

L’omicidio rompe questo equilibrio.

Per la prima volta una fotografia sembra contenere qualcosa che Thomas non aveva intenzione di fotografare e soprattutto qualcosa che non riesce più a controllare.

Il suo strumento, invece di dargli una risposta, genera altre domande.

Nell’ultima scena Thomas abbandona almeno momentaneamente il ruolo dell’osservatore e partecipa al gioco dei mimi.

Non possiede una prova.

Non possiede una spiegazione.

Accetta comunque di raccogliere la pallina.

Perché Thomas scompare nell’ultima inquadratura?

Dopo la partita Thomas rimane solo sul prato.

La macchina da presa si allontana e il protagonista scompare improvvisamente dall’immagine.

È l’ultimo gesto con cui Antonioni porta alle estreme conseguenze il rapporto tra immagine e realtà.

Per tutto il film Thomas ha cercato qualcosa dentro le immagini.

Nel finale è lui stesso a diventare un’immagine che può sparire.

Il fotografo che pretendeva di catturare la realtà attraverso il proprio obiettivo viene infine assorbito dal dispositivo cinematografico che lo stava osservando.

La sparizione può essere letta simbolicamente come l’ultima conferma che Blow-Up non vuole offrire allo spettatore un terreno stabile: anche ciò che abbiamo davanti agli occhi può essere cancellato dall’inquadratura.

Blow-Up quindi ha una soluzione?

Non nel senso tradizionale.

Possiamo ricostruire ciò che il film mostra:

  • Thomas fotografa una coppia nel parco;
  • negli ingrandimenti individua elementi sospetti;
  • crede di aver registrato un omicidio;
  • torna nel luogo e trova un cadavere;
  • qualcuno sottrae quasi tutte le fotografie;
  • il corpo successivamente scompare;
  • Thomas non può più dimostrare ciò che ha visto;
  • incontra i mimi;
  • partecipa alla loro partita immaginaria;
  • comincia a sentire il suono della pallina;
  • infine scompare dall’immagine.

Quello che non possiamo stabilire con assoluta certezza è la ricostruzione completa dell’omicidio.

Ed è intenzionale.

Blow-Up utilizza un possibile delitto per parlare di qualcosa di più ampio: il limite delle immagini, la fragilità dell’osservazione e la distanza tra un evento e la nostra capacità di comprenderlo.

La fotografia sembra inizialmente promettere a Thomas una verità oggettiva. Alla fine scopriamo che persino una fotografia deve essere osservata, selezionata, ingrandita e interpretata.

E ogni interpretazione appartiene inevitabilmente a qualcuno.

In breve: il finale di Blow-Up spiegato

blow-up

Thomas fotografa un omicidio? Gli indizi e soprattutto il cadavere trovato nel parco suggeriscono che sia accaduto qualcosa di concreto, ma il film elimina successivamente tutte le prove verificabili.

Perché scompare il cadavere? Non viene spiegato. La sua sparizione impedisce a Thomas di dimostrare ciò che ha visto.

Cosa significa il tennis senza pallina? Mostra una realtà costruita attraverso percezione, partecipazione e convenzione: non esiste alcuna pallina, ma tutti partecipano alla partita.

Perché sentiamo la pallina? Perché anche Thomas e lo spettatore vengono coinvolti nel gioco dei mimi.

L’omicidio era tutto immaginario? Il film non lo stabilisce. Trasformare il finale in una semplice rivelazione secondo cui “non è successo nulla” elimina proprio l’ambiguità costruita da Antonioni.

Perché Thomas scompare? La sua sparizione chiude il film portando all’estremo il tema della fragilità dell’immagine e di ciò che consideriamo reale.

Blow-Up non ci chiede quindi soltanto di scoprire che cosa sia successo nel parco. Ci costringe a fare qualcosa di più scomodo: chiederci fino a che punto possiamo fidarci di quello che vediamo.

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