Io sono l’abisso non ricostruisce un singolo caso di cronaca realmente accaduto. Il film di Donato Carrisi è tratto dal suo romanzo omonimo, ma la storia ha radici nella realtà: Carrisi ha spiegato che per costruire il serial killer e il mondo del film ha attinto anche a fatti di cronaca e a profili criminali studiati nel corso degli anni.
La risposta, quindi, è più interessante di un semplice sì o no: i personaggi e la vicenda sono narrativi, ma alcuni elementi psicologici e criminali nascono dall’osservazione di casi reali. Tra i riferimenti citati da Carrisi c’è anche Luigi Chiatti, il cosiddetto Mostro di Foligno.
Io sono l’abisso è tratto da una storia vera?
No, il film non racconta la biografia di un serial killer reale e non ricostruisce un delitto preciso. La fonte narrativa diretta è il romanzo Io sono l’abisso di Donato Carrisi, che lo stesso autore ha poi adattato per il cinema come regista e sceneggiatore.
La scheda ufficiale Palomar indica esplicitamente che soggetto e sceneggiatura sono di Carrisi e che il film nasce dal romanzo omonimo pubblicato da Longanesi. Anche Vision Distribution presenta il thriller come l’adattamento di uno dei bestseller dello scrittore.
Cosa c’è di reale nel film?
Il legame con la realtà riguarda soprattutto i meccanismi della violenza, i profili criminali e i fatti di cronaca che Carrisi ha studiato. Presentando il film, lo scrittore e regista ha spiegato di essersi nutrito anche di cronaca e ha richiamato il caso di Luigi Chiatti, sul quale aveva lavorato durante i suoi studi.
Questo non significa che l’Uomo che pulisce sia Luigi Chiatti sotto un altro nome. È più corretto considerarlo un personaggio di finzione costruito attraverso caratteristiche e dinamiche osservate in più profili criminali reali.
L’Uomo che pulisce è un serial killer realmente esistito?
No. L’Uomo che pulisce non viene presentato dalle fonti ufficiali come una persona realmente esistita. Nel film è interpretato da Gabriel Montesi e resta volutamente identificato attraverso il proprio ruolo, senza un normale nome di personaggio.
La scelta dell’anonimato nasce già dal romanzo. Carrisi costruisce tre figure principali attraverso definizioni: l’Uomo che pulisce, la Ragazzina col ciuffo viola e la Cacciatrice di mosche. Questo rende la storia meno legata a un singolo individuo e più vicina a un incubo che potrebbe emergere in un contesto reale.
Che legame c’è con Luigi Chiatti?
Luigi Chiatti è uno dei casi criminali citati da Carrisi parlando della formazione del suo immaginario sul male. Lo scrittore ha studiato quel caso e ha raccontato come l’analisi dell’infanzia e del percorso di un criminale possa aiutare a comprendere la costruzione psicologica di personaggi estremi, senza giustificarne le azioni.
Per questo sarebbe fuorviante dire che Io sono l’abisso racconta “la storia di Luigi Chiatti”. Il collegamento è di studio e ispirazione psicologica, non di ricostruzione biografica.
Perché Io sono l’abisso sembra così realistico?
Il film lavora su paure molto concrete: violenza sulle donne, isolamento, adescamento, abuso, ricatti digitali e fragilità adolescenziale. Anche l’ambientazione sul Lago di Como contribuisce a rendere credibile una storia che resta però un thriller di finzione.
Se vuoi riconoscere i luoghi del film, abbiamo ricostruito anche dove è stato girato Io sono l’abisso e le location sul Lago di Como.
Il finale è collegato a fatti reali?
No: gli eventi conclusivi appartengono alla costruzione narrativa di Carrisi e non vanno letti come la soluzione di un vero caso di cronaca. Se hai appena visto il film e vuoi chiarire identità, morti e collegamenti tra i personaggi, trovi il nostro finale spiegato di Io sono l’abisso.
Per un giudizio più ampio sul film puoi recuperare anche la nostra recensione di Io sono l’abisso.
In breve
- Io sono l’abisso non ricostruisce un singolo caso reale.
- Il film è tratto dal romanzo omonimo di Donato Carrisi.
- Carrisi ha attinto anche a fatti di cronaca e profili criminali reali.
- Luigi Chiatti è uno dei casi citati dall’autore parlando del proprio studio del male.
- L’Uomo che pulisce resta un personaggio di finzione, non la copia di un singolo assassino.
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