I colori del male: Nero storia vera è una delle domande più cercate dagli spettatori Netflix dopo la diffusione del thriller diretto da Adrian Panek. Il film segue il procuratore Leopold Bilski mentre indaga su una serie di sparizioni in una comunità della Polonia settentrionale, ma la vicenda raccontata non deriva da un caso realmente accaduto.
I colori del male: Nero è davvero basato su una storia vera?
La risposta breve è no. Il film adatta un romanzo della scrittrice polacca Małgorzata Oliwia Sobczak e sviluppa una trama di finzione. Ciò che rende credibile la narrazione è l’utilizzo di elementi culturali autentici legati alla regione della Casciubia, area del nord della Polonia caratterizzata da tradizioni popolari molto radicate.
Le atmosfere cupe e il senso di isolamento richiamano un approccio già visto in produzioni recenti dedicate al noir, come il progetto raccontato nel nostro approfondimento su Spider-Noir in bianco e nero e nelle iniziative culturali della Cinemateca Negra a Cannes.
Folklore della Casciubia e leggende che hanno ispirato il film

Uno degli aspetti più interessanti dell’opera riguarda il legame con il folklore locale. L’autrice ha dichiarato di essersi documentata sulle credenze della Casciubia, regione descritta anche nella voce dedicata alla Kashubia. Tra le leggende più note compaiono figure assimilabili a spiriti o revenant che, secondo la tradizione, potevano tornare tra i vivi.
Questi racconti non appartengono alla cronaca documentata, ma rappresentano un patrimonio culturale che ha influenzato per secoli l’immaginario collettivo locale. Nel film diventano uno strumento per costruire tensione e rafforzare il senso di minaccia che attraversa la comunità protagonista della storia.
- Ambientazione nella regione polacca della Casciubia
- Leggende popolari tramandate per generazioni
- Elementi soprannaturali ispirati al folklore locale
- Trama investigativa completamente di finzione
Il legame con Pedro López e la riflessione sul male
Se il racconto principale è inventato, una delle fonti d’ispirazione dichiarate riguarda Pedro López, criminale noto come il ‘Mostro delle Ande’. Gli investigatori gli attribuirono almeno 110 omicidi tra gli anni Settanta e Novanta, rendendolo uno dei serial killer più discussi della storia contemporanea.
L’autrice non ha però trasposto la sua biografia sullo schermo. Ha utilizzato alcuni aspetti psicologici della vicenda per riflettere sulle origini della violenza e sul ruolo delle comunità nel nascondere o ignorare determinati segnali. È proprio questo il cuore del film: non la ricostruzione di un caso reale, ma l’analisi di come il male possa svilupparsi attraverso silenzi, omissioni e paure collettive.
Per questo motivo I colori del male: Nero riesce a trasmettere una sensazione di autenticità pur restando una storia di finzione. La domanda che lascia allo spettatore riguarda meno l’identità dell’assassino e più il modo in cui una comunità reagisce quando la verità emerge dopo anni di segreti.